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Cultura > Arte e Spettacolo

“W niatri”, il sogno di tre amici meridionali

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Ideali, aspirazioni e surreali dialoghi in dialetto danno vita ad una commedia amara con Andrea Camilleri dietro le quinte

Protagonisti di W noiatri

Con la nuova consulenza drammaturgica di Andrea Camilleri, torna in scena a Roma, al festival Short Theatre, la storia, a tratti onirica, di un percorso di vita comune a tre amici, sporcato da un evento "immateriale" che arriva a guastare la loro armonia, senza mai spezzare il filo rosso dell’amicizia che li unisce.

 

I tre inseparabili amici di W niatri (Evviva noi), Andrea, Uccio, e Mimmo, sognano un futuro diverso, che possa riscattare la loro misera condizione di vita e farli uscire da quella piazza di un Meridione, più dell’anima che geografico. Vorrebbero fuggire dalla mediocrità, dalla fame, fisica e culturale e dal torpore atavico che li trattiene. Col pigiama indosso, simbolo di uno stato permanente di dormiveglia, Andrea si appisola continuamente, e sogna: trascina gli spettatori dentro un “oltre”, immerso in un fascio di luce che lo coglie in uno stato di dormiveglia, in piedi, intento a parlare con la nonna defunta che immagina lo ascolti.

Si materializzano sul fondo i suoi due amici. Emerge dalla penombra Uccio, il più ingenuo ma il più vero, che, col pallone sempre al piede, aspira a superare una selezione di calcio. Poi c’è Mimmo, il più spaccone, attaccato alla propria terra, che raffredda e ridicolizza i sogni d’attore di Andrea con un’arancia sempre in mano, in posa da provino.

 

È su questa trama di rapporti che si sviluppa la scrittura scenica dello spettacolo, nato da un appassionato lavoro collettivo che ha coinvolto, gli attori Daniele Pilli, Fabrizio Ferracane e Michele Riondino (volti noti anche al pubblico cinematografico e televisivo), la drammaturga Linda Dalisi e Luigi Biondi, esperto di luci e colori. Ed è proprio sull’eccellente piano visivo che si gioca questa partita della vita, con una rete da calcio che rimanda ad una gabbia o ad una prigione e che occupa l’intero boccascena, divenendo un muro che li separa dal mondo che sognano.

 

Da quell’intreccio di fili e nodi si guarda alla platea e il pubblico li osserva vivere, prendere consistenza, diventare tre pianeti con dei palloni in mano, mentre l’azzurro di una lavagna luminosa, come un cielo notturno inciso di parole, evidenzia e da voce ai loro pensieri inespressi e intimi. La gestualità e la recitazione anticonvenzionale dei tre bravi interpreti si sviluppa tra dialoghi serrati – molti in dialetto meridionale – e azioni astratte, movimenti danzati, gag e gesti surreali, per dare consistenza poetica a questa commovente e divertente storia di un’amicizia, dal risvolto amaro.

 

Al teatro India di Roma, per Short Theatre, il 18 settembre.

Riproduzione riservata ©

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