Vuoti a rendere

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Praga. Il sessantacinquenne attore Zdenek scrive e interpreta, insieme alla brava Daniela Kolarova e facendosi dirigere dal figlio Jan Sverak, la terza parte della trilogia dedicata all’anzianità. Le prime due parti, sull’infanzia (Scuola elementare) e l’età adulta (Kolya), avevano avuto apprezzamenti e premi, come pure quest’ultimo film: un’opera riuscita, una commedia godibile per la delicatezza, la garbata ironia e l’analisi psicologica dell’evento pensione. Si mette a fuoco questo momento della vita, seguendo le iniziative di un professore che si trova a casa con la moglie, tutto il giorno. Sullo sfondo, si agita una società lavorativa con tanti giovani, acerbi e tutti presi dalla loro vita. L’uomo si impegna in lavori semplici fuori casa, che gli permettono di stringere conoscenze con varie persone e di incoraggiarle con il suo carattere positivo. Trova anche il tempo di prestare attenzione alla propria fantasia, che gli si manifesta nei sogni e lo attira, tutto sommato, a compensare con una maggiore vivacità la compostezza tranquilla della moglie. Riesce a diffondere una certa vivacità intorno a lui e a trascinare la consorte fuori dalla piatta quotidianità, in un improbabile volo su un pallone. Così possono rivedere luoghi cari ai ricordi, ma anche trovarsi davanti alla possibilità della morte, che affrontano fiduciosamente. È apprezzabile l’equilibrio con cui l’autore ha tratteggiato il loro rapporto, tra gli acciacchi dell’età e le trovate, un po’ ingenue ma vittoriose, dell’anziano ottimista, trattandole con un umorismo sottile, che rallegra. Regia di Jan Sverak; con Zdenek Sverak, Daniela Kolarova. Raffaele Demaria

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