Vorrei la pelle nera

Per un fine settimana giocatori e appassionati di basket hanno mostrato un segno nero sulla pelle aderendo ad una campagna di sensibilizzazione contro il razzismo.

Vorrei la pelle nera per potermi riconoscere al fianco di Abiola Wabara come un fratello, come una sorella, e farle sentire tutta la mia solidarietà. Vorrei la pelle nera per capire fino in fondo il suo dolore, lo sdegno e la frustrazione che la assalgono. Vorrei la pelle nera per essere come lei e gridare al mondo la nostra voglia di libertà. Vorrei la pelle nera per non essere come loro, per non confondermi con loro, per sentirmi, io si, diverso da loro. Vorrei la pelle nera, rossa, verde, gialla. Vorrei avere la pelle di tutti i colori dell’anima, perché ciò non accada più.

 

Lo scorso weekend sportivo è stato caratterizzato da diversi avvenimenti da prima pagina. C’è stata l’avvincente sfida tra Real Madrid e Barcellona, il “clasico” che catalizzerà le attenzioni del mondo calcistico ancora per diversi giorni visto che avrà luogo altre 3 volte nel giro delle prossime due settimane. C’è stata la settima vittoria consecutiva dello spagnolo Rafael Nadal al torneo di tennis di Montecarlo, il successo del fuoriclasse belga Philippe Gilbert nella Amstel Gold Race di ciclismo, quello del britannico Lewis Hamilton nel gran premio di Formula 1 di Shanghai ed il trionfo del nostro Matteo Manassero nel Malaysian Open di Golf. Ma, nello scorso fine settimana, c’è stato un altro avvenimento legato allo sport che merita di essere evidenziato.

 

La Federazione Italiana Pallacanestro, infatti, si è resa promotrice di una campagna di sensibilizzazione contro il razzismo ribattezzata “Vorrei la pelle nera” a seguito di quanto  accaduto lo scorso 6 aprile quando, durante gara 2 di play-off del campionato femminile di basket tra la Comense e il Geas Sesto San Giovanni, la giocatrice italiana di origine nigeriana Abiola Wabara è stata oggetto di sputi e di pesanti insulti razziali da una parte dei “tifosi” avversari.  «La cosa più importante, nello sport come nella vita, è il rispetto per gli altri: purtroppo ci sono ancora persone che non sanno cosa significhi», ha dichiarato Dino Meneghin, indimenticato campione azzurro ora Presidente della Federazione Italiana Pallacanestro. «Con questa iniziativa vogliamo dimostrare che tutto il movimento del basket, uno sport che da sempre si caratterizza per la sua multirazzialità, si dissocia da ogni atteggiamento di intolleranza».

 

Così nello scorso fine settimana, nei palazzetti dove si è giocato a pallacanestro, si sono visti giocatori, allenatori, arbitri ed anche tanti tifosi con un segno nero ben visibile sulla pelle, un colore in rappresentanza di tutte le etnie, mostrato in nome della lotta a ogni forma di razzismo. Una bella iniziativa, che pur senza pretendere di cambiare la testa di chi si rende protagonista di simili riprovevoli episodi, vuole lanciare un messaggio contro l’ignoranza più che contro il razzismo. Un’iniziativa che vuole soprattutto evitare di far passare sotto silenzio quanto accaduto, che vuole dare un segnale a chi tenta di minimizzare un episodio così “disgustoso”. A partire dagli stessi “tifosi” in questione, che hanno cercato di mettere sullo stesso piano chi ha offeso e chi ha tentato di reagire, attraverso un comunicato nel quale chiedono le scuse della giocatrice rea, a loro modo di vedere, di essersi permessa di rispondere agli insulti con un pur deprecabile gesto della mano. 

 

«E’ un peccato che iniziative del genere siano così rare – ha affermato Carlton Myers, ex cestita italiano di colore –. Bisognerebbe fermare le partite, dare sanzioni, espellere chi incita alla violenza». «Le società individuino e caccino questi pseudo tifosi, li prendano e li portino fuori dagli impianti, come fanno negli Stati Uniti, così capiscono come comportarsi», ha aggiunto Meneghin, facendo capire che non è da escludersi in futuro che anche nel basket, come già avviene nel calcio, possa essere introdotta una norma che permetta agli arbitri di fermare le partite in caso di cori razzisti. 

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