“Il volo libero” a Mosca

Dalla collaborazione tra il Museo AZ con sede a Mosca e la Galleria di Stato Tretyakov nasce la mostra dedicata al famoso regista Andrei Tarkovsky e agli artisti anticonformisti sovietici degli anni 1960-1980

Entrando nella prima sala della Nuova Galleria Trietiakovskaja mi trovo davanti a una grande foto di Andrej Tarkovskij con l’operatore Boris Jusov durante le riprese del film Andrej Rublov. Il volo libero: questo è il titolo molto significativo della mostra dedicata al registra Andrej Tarkovskij e agli artisti russi non ufficiali degli anni 1960-1980 in Russia. L’esposizione è stata preparata in collaborazione col Museo AZ di Mosca con Natalia Opaleva, la direttrice e la produttrice del progetto, e la Nuova Galleria Trietiakovskaja. L’ideatrice e curatrice è di Polina Lobacevskaja.

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La musica presa dal film Andrej Rublov, la luce spenta, 8 grandi schermi dove si possono vedere frammenti del film e il lavoro del registra russo, creano un’atmosfera irripetibile. “Un immersione nel passato”, come dice il titolo della prima parte della mostra, viene conclusa dai lavori di Dmitri Plavinsky, uno degli artisti russi della seconda metà del ’900. Attraverso i suoi quadri pieni di elementi simbolici, tra qui si ripete il motivo di tartaruga e altri elementi della natura e l’archeologia, si contemplano i valori profondi, metafisici che portano a pensare all’eternità. Plavinsky sfrutta i testi e i motivi della Bibbia, parla di Dio in modo originale, lascia il proprio modo di esprimersi e mette in primo piano il linguaggio sacro usando motivi antichi.

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Le foto ingrandite degli eroi principali del film Andrei Rublov, come le colonne sopra le quali regna il cielo, illustrano la spiritualità – la base della vita umana di cui gli artisti hanno nostalgia perché sembra persa in questi anni di pieno socialismo della seconda metà del XX secolo, quando venivano create queste opere. Una conferma delle grandi difficoltà che passavano gli artisti allora, sono i documenti della censura sovietica che non lasciava a Tarkovskij la libertà di esprimersi nella sua creatività di un grande regista.

La mancanza delle basi principali come i valori spirituali di questo periodo della storia doveva portare alla catastrofe di cui parla la seconda parte della mostra intitolata “La Previsione”.

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Qui si intrecciano le foto del film di Tarkovskij Stalker del 1979 con le opere del pittore Piotr Belenok anche degli anni ’70 del XX secolo. Belenok dipinge una serie dei quadri che chiama “il realismo panico”, dove l’uomo si trova nel momento della catastrofe ed è incapace di fare qualunque cosa. Polina Lobacevskaja racconta di questa incredibile intuizione di due grandi artisti che non si conoscevano tra di loro ma esprimevano la stessa sensazione, come preannuncio della catastrofe che è avvenuta alcuni anni dopo a Cernobyl. Completano il quadro le foto della giornalista russa Victoria Ivleva. Alcuni anni dopo la catastrofe, nel 1990 Ivleva è riuscita ad entrare dentro il reattore rotto e fare a nascosto una serie di foto che esprimono uno scenario “bello e mortale” come dice lei stessa.

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Passando il tunnel della realtà triste e realista, mi trovo invece davanti a un mondo pieno di luce, colori – ottimistico grazie a “Un nuovo volo su Solaris” – la terza parte della mostra. Un’installazione futuristica che ricorda una stazione spaziale che ci porta verso un futuro di speranza. Come racconta Paolina Lobacevskaja, l’idea è venuta fuori quando la Fondazione di Franco Zeffirelli ha invitato il Museo AZ di Mosca a realizzare insieme un progetto su Tarkovskij a Firenze nel 2018. Oltre al materiale cinematografico del film Solaris di Tarkovskij in un ipotetico futuro ci portano le opere di artisti russi della seconda metà del ’900: Anatolij Zverev, Francisco Infante, Dmitrij Plavinskij, Dmitrij Krasnopevcev, Vladimir Jankilevskij, Vladimir Jakovlev, Lidija Masterkova, Petr Belenok, Ulo Sooster, Vladimir Nemuchin, Ernst Neizvestnyj. Ognuno di questi artisti esprimeva le proprie idee distaccandosi dalla realtà sovietica, creava in maniera irrepetibile e originale usando un linguaggio metafisico. Questa corrente chiamata “Rinascimento sovietico” è stata l’arte non ufficiale in quel tempo e tanti di questi artisti hanno subìto persecuzioni e serie difficoltà.

Questa nave spaziale inventata e realizzata da Polina Lobacevskaja «arriva e nello stesso momento parte da qui». Tutti questi artisti che creavano le loro opere nello stesso periodo di Tarkovskij, hanno protetto la “purezza dell’arte” e l’hanno portata in questo “volo libero verso Solaris”, come dice Lobacevskaja.

Alla fine ammiriamo il quadro ingrandito “Cacciatori nella neve” di un pittore olandese Pieter Bruegel dove “il tempo è compresso”, come spiega Lobacevskaja.

Passando tra le sale della Nuova Galleria Trietiakovskaja, ho fatto un viaggio “nel tempo e spazio”, veramente un fantastico “volo libero” grazie alle opere di artisti russi del XX secolo e alla sensibilità e sublime intuizione delle persone che l’hanno inventata e realizzata.

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