Volati in cielo

Quando una madre perde il figlio di ventidue anni.
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Simone si è tolto la vita a ventidue anni. Aveva uno sguardo dolcissimo e un sorriso penetrante. Era sensibile, gentile, riservato. Ho incontrato sua madre Maria Luisa e mi sono lasciata portare dentro la sua storia. Storia di una sofferenza indicibile, dove soltanto ci si può fermare sulla soglia, se ce ne è dato il permesso.

«Simone è parte di me, è carne della mia carne: perderlo è stato come morire. Mi sono sentita lacerata della mia stessa vita. Quando si sono spente tutte le luci, sono rimasta sola con il mio dolore. Non sapevo dove mi trovavo, cosa facevo. Non sapevo chi ero: fuori dalla realtà e dentro un dolore così grande quanto incomprensibile».

Simone gioca nella squadra di calcio di terza categoria del paese, ha tanti amici e una famiglia che gli vogliono bene, ha un lavoro. E davanti, la vita che ama. Maria Luisa avverte i malesseri di Simone nove mesi prima che se ne vada. È il dicembre del 2000 e Simone ha perso il suo carattere solare e non parla più, se ne sta sdraiato sul divano e se la mamma si avvicina per chiedergli cosa succede, lui cerca di rassicurarla. Piange. È l’inizio di una depressione. Simone viene portato in terapia da alcuni specialisti, ma il transfert e i farmaci non danno i risultati sperati. A luglio del 2001 è necessario ricoverarlo. La diagnosi: depressione di natura compulsiva con forme ossessive.

«Abbiamo cercato di fare tutto quello che potevamo: un calvario anche per noi che gli eravamo sempre vicini. Vedere mio figlio che batte la testa contro il muro, che vaga senza mèta nella notte, mi ha fatto sentire tutta la mia impotenza».

La sera del 12 settembre del 2001, alle 18.30 Simone non è ancora tornato dal lavoro. Maria Luisa fa un giro di telefonate: chiama il fratello, gli amici, nessuno lo ha visto. Allora prende la macchina e va a cercarlo. Mentre sta rincasando, dopo inutili tentativi, vede un’ambulanza e la segue. «Sono scesa dalla macchina e ho cominciato a correre, poi ho riconosciuto i suoi pantaloni, le sue scarpe… Ho continuato a sperare fino alla fine. Io gli ho dato la vita: perché mio figlio se l’è tolta? Dio mi ha dato questo figlio: perché ora se lo riprende così?». Domande che tormentano Maria Luisa di giorno e di notte. Si fa forza per suo figlio, suo marito, sua madre, per essere forza per altri, portando una ferita sempre aperta.

 

Con il tempo, la madre di Simone scopre nella fede la via per attraversare il suo devastante dolore: «Perché o ti abbandoni a Dio o ti allontani da lui. Non ci sono altre alternative. E se ti allontani, ti distruggi». Molti invece i genitori che si affidano a maghi e medium per ricreare un contatto e sopravvivere alla disperazione della perdita: strade che consegnano alla dipendenza e non restituiscono in cambio la pace.

«Solo in Dio si può trovare la speranza – continua –. Dio ha cuore di padre e madre per i suoi figli e per loro vuole il bene, mai il male: se mi ha riservato un dolore così atroce, saprà confortarlo e dargli significato. Anche se, finché sarò su questa terra, non riuscirò a capirlo. Ho lottato con Dio e ora mi sento più calma, serena, abbandonata».

Maria Luisa ha incontrato nell’amica Andreana Bassanetti, presidente della scuola di fede e di preghiera Figli in cielo, e nei genitori coinvolti, un modo per condividere e affrontare lo stesso dolore. Oggi questa madre collabora attivamente nell’organizzare convegni, seminari, liturgie eucaristiche, colloqui personali con le famiglie colpite dal lutto: «Simone è sempre con me e io sono sempre con lui. Sento la sua presenza e il suo intervento in diverse situazioni che generano vita di consolazione per tante altre persone».

 

 

 

Figli in cielo

 

Alcune domande alla dottoressa Andreana Bassanetti, autrice fra l’altro di Quattro figli in cielo. L’incomparabile esempio di Zelia Martin (Edizioni OCD),un libro dedicato alla madre di santa Teresa di Lisieux, che insieme al marito Luigi è stata elevata agli onori degli altari lo scorso 19 ottobre.

 

La vita di Zelia non è stata semplice: iniziando dalla vocazione religiosa non soddisfatta fino alla perdita di quattro dei suoi figli. Come ha imparato a raccontare la sua libertà nella volontà di Dio?

«Sì, voleva consacrarsi, ma Dio aveva per lei altri progetti. Con Luigi Zelia iniziò un percorso di intensa comunione, dove il vissuto emozionale, spirituale, corporeo si intrecciò con quello di lui, per divenire un cuor solo e un’anima sola, un Magnificat a due voci. Zelia fu una donna che seppe ascoltare la volontà di Dio e accoglierla nella sua storia. Fino a contemplare quel mistero tremendum della morte dei suoi figli. Per quel mistero fu avvolta da una dignità sacra, fu investita di una “seconda annunciazione”. Il suo fu il calvario della madre di Cristo che ogni madre rivive quando è chiamata alla stessa realtà di morte e di fecondità».

 

Questa ultima vicenda di Zelia la tocca personalmente…

«Il 27 giugno 1991 è mancata mia figlia Camilla a soli 21 anni. Ero disperata, senza radici, lontana dalla fede e da Dio, avvolta in un buio sordo e mortale. Nessuno riusciva a darmi conforto. Cercavo di capire se la vita e la morte avessero un senso: cercavo la verità. Quella verità che sempre avevo inseguito, anche attraverso gli studi e la professione di psicoterapeuta, ma che ora urlava prepotentemente dalla profondità delle mie viscere: dov’è Camilla?».

 

Poi è successo qualcosa di inatteso…

«Cercando Camilla, incontrai il Signore, il suo mistero, il suo immenso e inesauribile amore. Dio mi avvolse con la sua presenza, asciugò le mie lacrime, sciolse il mio cuore, mi diede occhi nuovi, una vita nuova e anche un nuovo modo di fare terapia. Perché nell’amore che unisce terra e cielo il rapporto con Camilla, che sembrava perduto per sempre, è diventato più intenso e più vero. Solo Dio sa trasformare la morte in rinascita e risurrezione. Camilla è già presso Dio, vive nell’eternità e ha portato con sé ogni cosa che ha condiviso con noi: tutto rimane nello spazio eterno di Dio. I dialoghi interrotti, le parole non dette, i gesti non compiuti, il tempo perduto trovano compimento camminando insieme e si perfezionano nella comunione d’amore con Dio».

 

Nella sofferenza più atroce, si può solo lasciar parlare il testimone…

«Il Signore protegge non dalla sofferenza, ma nella sofferenza, non dalla morte, ma nella morte. Per invitarci ad uscire da noi stessi e condurci nell’amore vero che attraversa il calvario e raggiunge il suo punto estremo nel mistero della croce. La fede inizia quando si accetta l’alterità di Dio, la sua santità che trascende e sconvolge i nostri progetti e la nostra mentalità: la fede è reale nell’abbandono totale alla sua volontà».

 

 

 

Una scuola di fede e di preghiera

 

Figli in cielo è una comunità di famiglie visitate dal lutto per la scomparsa prematura del proprio figlio, che desiderano offrire, a chi ha provato la stessa dolorosa esperienza, la consolazione con cui sono state consolate. Fondata nel 1991 dalla psicologa e psicoterapeuta Andreana Bassanetti, è richiesta dai vescovi come servizio pastorale per le famiglie nelle loro diocesi. Il carisma del ministero della consolazione si realizza in progetti di accompagnamento delle famiglie a livello psico-spirituale mediante tempi di preghiera, liturgie eucaristiche, catechesi, momenti di dialogo, testimonianze, visite alle famiglie, contatti epistolari e telefonici. La lectio, in particolare, fa risuonare la Parola nella propria storia personale, luogo del passaggio di Dio che sana il cuore trafitto, lo dilata a dimensioni impensate e diventa l’occasione per una nuova genitorialità. Maria, icona della madre che ha perso e ritrovato il figlio, porta con amore i suoi figli in questo spazio abitato da Dio.

La scuola di fede e di preghiera Figli in cielo è stata contattata da più di 10 mila famiglie e oggi è attiva in più di 100 diocesi in Italia e all’estero. La sede è a Parma, in Via Puccini 27; tel. 0521.489425. Per ulteriori informazioni: www.figlincielo.it. È possibile, inoltre, ascoltare le conversazioni della dottoressa Andreana Bassanetti su Radio Maria il 4° venerdì di ogni mese, alle ore 15.15, nel programma Vita interiore sulla comunicazione nella vita di coppia e di famiglia.

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