Volareeeeeeee (oh oh)

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Giusto cinquant’anni fa. E giusto a Sanremo, all’epoca già crogiolo di cliché, deliri e polemiche infinite. Ma era tutt’altra Italia, ed era tutt’altro mondo. Quando Mimmo Modugno dispiegò l’ugola e dischiuse le braccia dal palco del Casinò delle Feste, qualcuno intuì, magari senza capirlo davvero, che qualcosa stava cambiando. Ma non era qualcosa: era tutto quanto. A cominciare da quest’arte minore che erano e sono le canzonette. Se ci sono date perfette a far da spartiacque tra un prima e un dopo, allora quel febbraio 1958 è davvero esemplare. Non perché quell’ancora misconosciuto cantautore pugliese (insieme al paroliere Migliacci), aveva tirato fuori dal cilindro un gioiellino chiamato Nel blu dipinto di blu, ma perché quel piccolo capolavoro così avanguardista e lontano degli stereotipi del tempo, riuscì a conquistare subito tutti: non solo stravinse il Festival a dispetto delle perplessità dei suoi stessi discografici, ma di lì a poco arrivò perfino in vetta alle classifiche di vendita americane: un miracolo da allora mai più replicato da un artista italiano. In un’Italietta che ancora cantava di mamme e bianche colombe qualcuno aveva l’ardire di cantare l’amore ispirandosi ad un quadro di Chagall. Volare squarciò il cheto empireo delle retoriche festivaliere come un lampo inatteso, e subito dopo deflagrò molto più di un tuono, mostrando a tutti un altro modo di intendere il concetto stesso di canzone. Il termine cantautore, che venne coniato proprio per dare un’etichetta all’allora trentenne Modugno, apriva finalmente la strada a una nuova generazione di menestrelli che da noi come negli States o in Francia, dagli scantinati dello show-business chiedeva a gran voce spazio e credibilità. L’hanno cantata un po’ tutti, da Satchmo Armstrong a Dean Martin, da Bowie ai Gypsy Kings. E a mezzo secolo di distanza si può ben dire che Nel blu dipinto di blu può vantare non solo una chiara paternità nell’ambito della moderna canzone d’autore nostrana, ma anche il diritto di ve- nir riconosciuta come il miglior esempio di proto- glocalismo: una capacità tutt’ora mai più raggiunta di essere canzone ad un tempo assolutamente italiana e simultaneamente meravigliosamente cosmopolita. Ventidue milioni di copie son lì a certificarlo meglio di qualunque analisi critica. Modugno, scomparso nel 1994, ci ha lasciato altri capolavori (da O’ pisci spada a Vecchio Frack fino ad Amara terra mia) musicò Quasimodo e Pasolini, conobbe altri trionfi ed anche qualche parentesi imbarazzante come Piange il telefono, ma restò sempre nel cuore degli italiani come un maestro, e come un compaesano di cui andare orgogliosi. Epperò, se oggi un giovane Modugno scrivesse una nuova Volare, temo che ben difficilmente troverebbe qualcuno disposto a scommetterci su. Questione di paura e di immobilismo ormai calcificato nel nostro music-business, certo. Così come non è affatto detto che, seppelliti da qualche parte come rari e preziosi tartufi, un altro giovane Modugno e magari una nuova Volare aspettino che qualcuno li scopra e gli faccia spiccare il volo. Ma avete mai visto tartufi volare? CD Novità Sandro Crippa Note di viaggio (Azioni Musicali) Questo tastierista siciliano ha alle spalle una lunga gavetta come pianista di piano bar, poi decenni di militanza al servizio del gruppo internazionale Gen Rosso. Divenuto produttore ed artista indipendente, ha pubblicato questo disco composto da una dozzina di strumentali autografi (impreziositi da ospiti di riguardo come Marco Siniscalco, Stephanie Martin e Paolo Vergari). Stilisticamente le atmosfere richiamano il contemporaryjazz più rilassante, con divagazioni fusion, classiche, e multietniche. A sorreggere il tutto colorazioni pianistiche che richiamano ora le morbidezze riflessive d’un Einaudi ora i guizzi estroversi d’un Allevi. Un lavoro onesto, rigoroso, e gradevolissimo.

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