Voglio ciò che tu vuoi

Sono cristiano e credo nel valore della sofferenza, quel misterioso strumento che mi fa sperimentare ogni volta un’unione sempre più profonda con Dio, e di conseguenza anche con chi mi sta accanto. Non sono quel che si dice un ottimista: le incertezze della vita mi spaventano, perdo la pazienza, insomma sono uno di quelle persone che vorrebbero avere sempre la soluzione di ogni problema a portata di mano. Vi lascio immaginare quando un tipo come me fa l’esperienza della malattia. A dire il vero, di infermità, me ne sono capitate non poche nella vita. Come il giorno dell’infarto: ricordo d’aver visto la mia vita scivolare davanti a me, qualcosa come un film nel quale tu sei il protagonista principale… Sullo schermo dell’anima appare una domanda: Ma che cosa ho combinato nella mia vita? Ho sempre creduto che Dio avesse un piano d’amore su di me; ma ho vissuto di conseguenza?. D’un colpo tutti i miei fallimenti e tutte le occasioni in cui non sono stato espressione di quel suo amore per gli altri mi si sono parati dinnanzi. Che fare? Ho subito offerto questo dolore a Dio, e quasi all’istante mi sono sentito come inzuppato dalla sua sconfinata misericordia. Ho avuto la forza di dire il mio sì’ a qualsiasi cosa Dio mi avesse chiesto, fosse stata anche la vita. Mi sono sentito circondato dall’amore di mia moglie, sempre al mio fianco, dei miei figli, dei nipoti e anche dalla preghiera della comunità di credenti con cui condivido la mia vita. Ricordo d’aver paragonato quell’episodio all’esperienza di un bagnante travolto dalla corrente in alto mare. Gesù presente nella comunità è stato come un’onda che mi ha riportato a riva. Basta fare un po’ di attenzione e si scopre che anche la malattia insegna qualcosa. Dalla sua lezione ho imparato che Dio mi ama immensamente, ho capito che la mia vita ha senso. E so che alla fine Dio non mi chiederà quanto ho fatto ma quanto ho amato. Da quel momento, le prospettive sono cambiate, ed ho iniziato ad amare ogni prossimo così come io sono amato. Ciò mi ha aiutato a essere un po’ più paziente coi difetti miei e degli altri. Poco tempo fa, poi, mi sono trovato a dovermi sottoporre a un intervento chirurgico per rimuovere un polipo alle corde vocali. Prima però era necessaria una visita dal cardiologo. Dopo alcuni esami, il medico decide di cancellare l’operazione per eseguire prima un’angioplastica. È solo l’inizio di una catena di avvenimenti. Ci rendiamo subito conto che la situazione è preoccupante; ma, nonostante ansia e paura, ci accordiamo per rimanere nell’attimo presente e, con uno sforzo ancora più grande, di amare ogni prossimo che Dio ci pone accanto. Mi consulto con un altro medico, che sembra alquanto preoccupato. Viene consultato uno specialista della laringe a Boston, che mi convoca immediatamente. Dal tono della voce capiamo che la situazione è seria. È fine luglio, e si sta vivendo la Parola di Vita: Il Signore sorregge coloro che stanno per cadere e rialza gli umili, tratta da un salmo. Il commento dice: È impossibile tenere in mano un carbone ardente, bisogna subito sbarazzarsene. Così con la stessa velocità dobbiamo gettare ogni preoccupazione in Dio. Inizio a vivere così, e ogni volta che mi sento sopraffatto dalla preoccupazione la getto nel Signore e sperimento che la Parola dice il vero. Poi agosto: Gente di poca fede, perché avete dubitato?, da Matteo. È un invito a ravvivare la mia fede: sì, credo al suo amore. Ma la paura torna, mi sento nervoso dopo la telefonata col medico. Alla messa il sacerdote parla della fiducia. Subito mi viene in mente la Parola di Vita. Un momento di conversione, sigillata dal sacerdote che mi amministra l’unzione degli infermi. Il giorno prima dell’operazione, il medico mi comunica la diagnosi: cancro. Mio padre, mia madre e due mie sorelle sono già morte della stessa malattia, che conosco bene. È come se Dio mi invitasse a salire sulla croce assieme a lui. Ma avverto di dovermi donare completamente alla sua volontà. La mia preghiera è semplice: Voglio ciò che tu vuoi. Dopo l’intervento il medico mi rassicura: Siamo arrivati in tempo, il cancro era circoscritto . Rimossa la corda vocale, non avrei avuto bisogno di trattamenti supplementari. Ho subìto un ulteriore intervento per ricostruire la parte malata, e ne ho in programma un altro per ridare volume alla voce. Ma ho fatto l’esperienza della mortalità, di non avere alcun potere sulla mia vita. So che ci saranno altri momenti di prova ma non sono solo. E poi queste esperienze non mi hanno tanto tolto qualcosa, quanto mi hanno dato molto: riconciliazione con alcune persone con cui il rapporto era incrinato, una più grande capacità di superare situazioni dolorose, la capacità di vedere il lato positivo che si cela dietro le apparenze, lo sperimentare la gioia di stare insieme. La malattia mi ha fatto capire che Dio mi sta dando un’altra possibilità per amare.

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