Vivere la città e non solo

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Tra la gente Ho cominciato a leggere la rivista dedicandovi circa dieci minuti al giorno e leggendola tutta. Dopo alcuni mesi ne sono rimasto talmente colpito che ho proposto l’abbonamento ai miei alunni (insegnavo lettere in una scuola media). Tutti i loro genitori hanno accettato e sugli argomenti letti dai ragazzi ogni settimana si discuteva con la mia guida. I ragazzi ne rimanevano colpiti, sia perché era qualcosa di diverso dal solito programma tradizionale, sia perché si parlava di fatti attuali che non vengono spesso trattati nei testi scolastici. La conseguenza è stata che si è sentito il bisogno di conoscere certe realtà nel nostro paese si sono organizzate ricerche sul fumo, sulla droga, sulla violenza minorile, sulla religiosità in genere. I ragazzi, dopo aver preparato delle domande, andavano in giro ad intervistare la gente e poi si riunivano le risposte che venivano portate nelle famiglie. Alberto Di Girolamo (Marsala) Fare qualcosa Ho avuto modo di leggere con attenzione l’editoriale di Paolo Lòriga. In esso ho visto espresse in modo impressionante tante idee che da tempo si agitano in me. In quell’editoriale veniva scritto del bisogno di recuperare una dimensione sociale a partire dalle città e, per far questo, di come fosse necessario esprimere la voce attiva della cosiddetta società civile, cioè di un movimento di rinascita culturale e sociale che possa alimentare un risveglio di noi cittadini dal crescente disinteresse, dall’apatia, dall’indifferenza in cui la crisi politica, culturale ed economica ci ha relegati. L’idea è quella di contribuire a raccogliere pezzi di popolazione attiva attorno a laboratori di innovazioni che possano, appunto, stimolare la partecipazione a una rinascita e dare suggerimenti e risposte ai problemi che questa crisi fa apparire di sempre più difficile soluzione. Così mi sono venute in mente tante cose, non ultimo il fatto che da anni, incessantemente e senza demordere, parecchi giovani con cui abbiamo fatto una piccola esperienza di formazione alla politica, mi contattano chiedendomi di aiutarli a fare qualcosa per la nostra cittadina. Sono certo che molti di loro non lesinerebbero energie per contribuire con il loro impegno e, chissà, anche coi mezzi che alcuni hanno a disposizione, alla realizzazione di un progetto per il bene comune. Io, personalmente, sento una vocazione per un tipo di impegno che riesce a mettere assieme le persone, e sarei pronto a spendere parte del mio tempo per occuparmene assieme a chi avesse uguali sentimenti. Per finire volevo comunicarvi che qualche giorno fa sono stato ricontattato per l’ennesima volta da alcuni di questi ragazzi i quali mi hanno strappato un appuntamento per il prossimo fine settimana perché hanno assoluta necessità di incontrarsi tra loro e con me. Chissà se riusciremo a dare vita a un’iniziativa di questo tipo. Aurelio Bruno (Agrigento) Anch’io come voi Città nuova propone, nella molteplicità degli argomenti, un unico stile di essere, un totale abbraccio alla realtà; nessun chiacchiericcio, nessun pettegolezzo, nessun glamour, ma solo lo stile appassionato e delicato di chi guarda e ama. E dentro ci sono tutti coloro che, tanti, fedeli al Bene, producono il bene. Città nuova li mette in risalto e si impara a sperare perchè si conosce altro positivo da altri ignorato. Siamo in genere abituati ed adattati al giornalismo interpretativo ideologico e consumistico, smaliziati dalla dietrologia, ma a che scopo, che effetto ha questo stile nel nostro pensiero e nel nostro cuore? Non ci serve, ci rattrista, ci disillude, ci fa essere diffidenti, cinici, indifferenti, insoddisfatti, manca fondamentalmente di senso. In queste pagine invece trovo la possibilità di fermarmi e sperare, sperare e desiderare di cambiare, rispondere, capire; non viene soddisfatta la curiosità fine a sé stessa, ma quella di vedere la realtà e le persone trasformate quando amano e sono amate. Vi sembra un eccessivo panegirico partigiano? È proprio quello che sento, una grazia aggiunta, un invito a fare anch’io come voi. Settimo (Palermo) Servizio Sono rimasta colpita profondamente dall’editoriale, per l’analisi semplice e profonda che fa del nostro modo di vivere e di guardare a quanto succede. Sempre più c’è la contrapposizione e non riusciamo a chiederci cosa vuole dirci Dio in questa situazione. Da parte mia colgo la sfida lanciata nell’articolo: guardare al positivo che c’è, specialmente nei ragazzi e nei giovani. Continuo il mio servizio di catechista in parrocchia per i ragazzi delle medie e mi sto rendendo conto che ci sono in loro risorse impensate e capacità da risvegliare o incanalare. Questo è il mio campo d’azione, unitamente alle giovani famiglie, e cercherò proprio di avere questa attenzione positiva e costruttiva. Paola Farenzena (Verona)

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