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Cultura > Altra America

Vivere da Catholic Worker a Los Angeles

di Rosolino Mussi

- Fonte: Città Nuova

Papa Leone ha messo recentemente in evidenza l’esperienza del movimento dei Catholic Workers fondato nel secolo scorso, negli Stati Uniti, da Dorothy Day e Pierre Maurin. Una radicale scelta di vita evangelica incarnata nella metropoli californiana dall’originale vita di Jeff Dietrich

Jeff Dietrich Foto RM

Recentemente papa Leone XIV ha indicato la figura di Dorothy Day come un esempio da seguire: «Una piccola grande donna americana che aveva il fuoco dentro», ha detto per descrivere la cofondatrice, con Peter Maurin, del movimento The Catholic Worker e del giornale omonimo.

Riconosciuta dalla Chiesa come Serva di Dio (una delle tappe che possono portare alla canonizzazione) Dorothy Day, 1897-1980, ha avuto una lunga vita attiva come giornalista, attivista, anarchica e pacifista cattolica, dando vita alle case dell’ospitalità del Catholic Worker come luogo di condivisione con poveri ed esclusi. Un percorso controcorrente e irregolare che non riguarda solo il passato, perché il movimento dei Catholic Worker è tuttora attivo negli Usa anche se poco conosciuto dai media anche di area cattolica.

Jeff Dietrich, esponente molto attivo del movimento, vive al Los Angeles Catholic Worker e si prende cura del giornale, The Catholic Agitator, che è, a parere di chi scrive, una delle migliori pubblicazioni cristiane negli Stati Uniti. Jeff Dietrich è nato nel 1946 .Dal 1970 è membro della seconda generazione del movimento Catholic Worker, fondato negli anni trenta da Dorothy Day e Peter Maurin. Nel giorno della sua adesione al Catholic Worker scrisse di sé in questo modo: «La mia vita è iniziata con la resistenza. Il giorno in cui ho rifiutato di arruolarmi nell’esercito americano, rifiutandomi di assassinare, mutilare o uccidere i nemici del mio Paese, è stato il giorno in cui ho ricevuto la mia vita. Con quella decisione, il mio rifiuto di uccidere, sono morto alla mia vita precedente e sono rinato alla pienezza della vita».

Ultimamente Dietrich ha raccolto i suoi scritti in un testo profondo e autentico dal titolo Broken and Shared (Spezzato e condiviso). Un libro che si può accostare a quello autobiografico, The Long Loneliness (Una lunga solitudine), di Dorothy Day.

Jeff Dietrich ha trovato, infatti, in Dorothy Day la sua guida morale ed evangelica e, come lei, scrive da 40 anni su questioni sociali e di pace. Testi che nascono dopo lunghe giornate vissute nel servizio ai senzatetto nel quartiere povero di Skid Row a Los Angeles, cercando di mettere in pratica le opere di misericordia descritte nei vangeli: nutrire gli affamati, vestire gli ignudi, dare rifugio ai senzatetto, visitare gli ammalati e i carcerati, amare i propri nemici, essere compassionevoli come Dio, avere fame e sete di giustizia…

Dal 1970 Jeff Dietrich lo si trova quasi ogni mattina nella grande mensa per i poveri del Catholic Worker (CW), conosciuta affettuosamente dalla gente del posto come la cucina hippie. Ogni settimana, circa tremila pasti vengono serviti dai Catholic Worker e dai volontari che gestiscono anche una clinica dentistica gratuita e un piccolo centro medico. Nel corso dei decenni, Jeff è anche sceso nelle strade della grande città per protestare contro ogni guerra e ingiustizia, e per questo motivo ha subito finora più di 40 arresti. Nel libro Broken and Shared parla in particolare del periodo in cui è stato nella prigione della contea, del servizio alla mensa per i poveri e della pratica della disobbedienza civile contro la guerra.

Il capito iniziale, Forever Young, è la testimonianza di un percorso nell’America post-cristiana di fine ventesimo secolo. Il suo approdo al Catholic Worker è stato letteralmente il frutto di un viaggio su strada alla maniera di Jack Kerouac. Ha iniziato facendo l’autostop da New York City con solo 3 dollari in tasca e si è diretto a Los Angeles, dove è atterrato al Catholic Worker. E da allora è rimasto lì.

Ma il suo itinerario è cominciato originariamente con la fuga dagli Usa per evitare di essere arruolato nella guerra del Vietnam. Dopo aver percorso in lungo e in largo l’Europa, tornò con i capelli lunghi e partì in direzione di Los Angeles.

A St. Louis, invitato a partecipare a una conferenza dei pacifisti, incontrò un gruppo di Milwaukee che serviva i poveri e si opponeva alla leva, e si chiamavano i “Catholic Workers“. «Mentre ascoltavo la loro storia – scrive nelle pagine iniziali del libro –, una luce si accese all’improvviso nella mia testa. Ecco cosa farebbe Gesù se fosse qui oggi, ho pensato. Sfamerebbe gli affamati, vestirebbe gli ignudi e brucerebbe i fascicoli di leva!».

Jeff ha un modo di scrivere veramente essenziale. Dice spesso: «Se Gesù fosse tra noi oggi, resisterebbe all’ingiustizia sistemica, difenderebbe la creazione, si impegnerebbe nella disobbedienza civile, si batterebbe per la pace e la giustizia, in breve, lavorerebbe per accogliere il regno della nonviolenza di Dio qui e ora in mezzo a noi».

Ripete  spesso che le storie evangeliche non sono solo allegorie spirituali; che il Sermone della Montagna non è solo una “pittoresca raccolta di poesie spirituali”; che il cristianesimo “non è solo un insieme di dogmi e divieti”; ma pratica di vita.

Opere di misericordia e obiezione  di coscienza sono concepite come espressione di una medesima scelta di vita evangelica che richiede, come voleva Dorothy Day, di essere diffusa anche attraverso la stampa. Dirige il Catholic Worker di Los Angeles. Dirige il giornale on line The Catholic Agitator

Sono passati ormai più di 50 anni da quando Jeff incontrò per la prima volta il Catholic Worker e continua con la sua cucina hippy a nutrire gli affamati, vestire gli ignudi e dare rifugio ai senzatetto. Ha versato “sangue e petrolio” sui gradini del Federal Building nel centro di Los Angeles per protestare contro la Guerra del Golfo Persico. Ha tagliato con cesoie la recinzione attorno al Nevada Nuclear Test Site per protestare contro le armi nucleari. Ha anche occupato il campanile della cattedrale per protestare contro le spese considerate folli della sua diocesi. È giunto a bloccare il bagno del municipio per ottenere bagni chimici per coloro che dormono per strada e ha messo il suo corpo sotto le gomme giganti di un camion della spazzatura per protestare contro il furto di proprietà da parte della città ai senzatetto.

Ciò che conta per lui è servire chi è nel bisogno, affrontare la guerra e l’ingiustizia, restare fino in fondo più umani possibile e «fare tutto questo al di fuori del contesto di un apparato istituzionale, che sia Stato, Chiesa, fondazione o società senza scopo di lucro».

È un figlio del movimento originale di Dorothy Day e Peter Maurin: «Credo che i vangeli siano la singolare contro-narrazione alla nostra cultura consumistica, guerrafondaia, satura di media, tecnologizzata, disumanizzata e orientata alla morte […]. Ciò che facciamo qui al Catholic Worker è così piccolo e insignificante, questa pratica dell’inconsistente, questo atto di vivere la povertà, questa speranza contro ogni speranza. Ma è assolutamente essenziale per la salvezza del mondo che diamo testimonianza di una realtà alternativa, che diciamo con tutta la nostra vita e con tutto il nostro essere che c’è un altro modo di vivere, un modo di vivere più umano, compassionevole e significativo. Spero di aver vissuto la mia vita conforme a questa etica evangelica, plasmata da questo movimento che continua a chiamare i giovani a rispondere a un mondo sofferente, a confortare gli afflitti e ad affliggere i benestanti».

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