Vita umana che passione

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Il 10 marzo scorso è entrata in vigore in Italia la legge sulla procreazione medicalmente assistita; un testo discusso, che ha diviso in senso trasversale gli schieramenti politici e di cui abbiamo già parlato su queste pagine (vedi Città nuova n.1-2004, pag. 22, A.M. Baggio, Fine del Far West?). Con questa legge il nostro paese prosegue il cammino di ricerca etica sui grandi temi che stanno alla base della convivenza umana; ricerca che non è quasi mai condotta da schieramenti politici precisi, di solito distratti dalle emergenze del sociale. Vi sono nel ventre delle istituzioni personaggi tormentati da una passione che non dà pace, che si trasformano in coscienza collettiva ed in spinta mai sopita. In questo caso, Carlo Casini, magistrato fiorentino, deputato nazionale dal ’79 al ’94, deputato europeo dall’84 al ’99, presidente del Movimento per la vita. Se sono contento di questa legge? Sono convinto che sia un passo avanti. Nel 1984, quando entrai al parlamento europeo, ancora non esisteva nessuna legge in proposito in Europa, quindi l’ambizione era di farne una che fosse di modello a tutti i paesi. Nel 1989 furono approvate due ri- soluzioni sulla fecondazione artificiale e una sulla ingegneria genetica. Intanto la prima legge europea vera e propria, a parte i paesi scandinavi, se l’era fatta la Spagna nell’88, molto permissiva. Poi la Germania nel ’90 se ne dette una più rigorosa accettando le indicazioni del parlamento europeo. A quel punto in Italia cominciammo a lavorare sul serio, perché fino allora mi ero occupato di questi temi in modo catacombale. La dissoluzione della Dc la soffrii abbastanza, anche se non sono mai stato un uomo di partito. Sentivo che dovevo fare qualcosa su questi temi, e decisi di mettere intorno a un tavolo i leader politici per un primo discorso sulla bioetica. Ricordo che Antonio Baggio, intervistandomi per Città nuova, mi disse: Non ti sembra che si potrebbe fare una cosa un po’ più ampia, oltre il mondo ex-democristiano, coinvolgendo altri settori della società? E così cominciammo, anche attraverso la sua fondazione (la Toni Weber), un gran lavoro insieme. Poi vennero coinvolti il Forum delle famiglie, quello degli operatori sanitari, e riuscimmo a creare una rete trasversale veramente efficace. Quindi, potrei rispondere che sono contento, precisando che questa non è certamente la legge ideale…. Perché? Da cristiano cattolico, sono convinto che la fecondazione artificiale extra-corporea resti comunque un fatto illecito e quindi meglio sarebbe che non ci fosse nessuna possibilità di ricorrervi. Ma per uscire dal far-west si è dovuto dire basta e condurre in porto almeno questa legge. C’era un continuo pericolo di insabbiamento. È quanto di più si poteva ottenere oggi nel contesto italiano e mondiale. È vero che con questa legge l’Italia si è posta in certo modo controcorrente rispetto agli altri paesi europei? Sì, perché la linea europea oggi è questa: evitiamo di discutere se l’embrione è un essere umano o no, perché questo ci turba; parliamo d’altro… Questa è la linea utilitaristica europea all’origine di tante sconcezze. Ma poi c’è una realtà sotterranea, come le scintille sotto la cenere, che manifesta inquietudine sul problema. L’Europa vorrebbe essere la patria dei diritti dell’uomo, ma di fronte alla domanda inquietante: L’embrione è un soggetto o un oggetto?, il parlamento europeo cerca di non rispondere. Ma se la domanda viene raccolta, arrivano risposte positive, come quella contenuta nella raccomandazione del Consiglio d’Europa secondo cui la vita umana scatta al momento della fecondazione, ma anche da alcune sentenze di Corti costituzionali europee poco conosciute. Ce n’è una bellissima dell’Ungheria del ’91, un’altra della Polonia del ’97, un’altra della stessa Italia del ’97, che afferma con chiarezza il diritto alla vita di ogni concepito. Per non parlare poi di qualche segnale di lodevole ripensamento. Non dobbiamo sopravvalutarli ma nemmeno sottovalutarli. La Svezia, ad esempio, che da decenni aveva una legge molto larga, ne ha potuto costatare i danni e la sta modificando. La Spagna è il caso più significativo: aveva una delle leggi più permissive, ma nel novembre scorso ha avvertito la necessità di impedire la presenza di stock di embrioni. È una spia di inquietudine. Anche l’Inghilterra, dove la permissività è di casa, sta lavorando per ridurre il numero degli embrioni da impiantare . È vero che l’Italia, approvando questa legge, ha dovuto pagare uno scotto in fatto di partecipazione allo sviluppo delle ricerche sull’ingegneria genetica? No. La scienza è come un fiume: deve correre più velocemente possibile per raggiungere il suo obiettivo che è il bene dell’uomo, il garantirne la salute e il benessere. Se ci sono degli argini solidi, il fiume corre veloce, se ci sono degli argini fragili invece diventa lago, palude, non giunge allo scopo. In altri termini, una frontiera sicura aiuta la scienza, non la ostacola. Potremmo citare centinaia di esempi…. Ora mi sembra che lei non sia un parlamentare europeo. Come mai non è stato eletto l’ultima volta? Rimasi fuori per 91 voti. Sono cose che capitano nella vita, non c’è da meravigliarsi più di tanto. Cosa ho fatto in questi anni? Ho continuato ad occuparmi dei temi che mi appassionano, che sono soprattutto la cultura della vita umana e della famiglia. Ho costituito a Bruxelles un comitato di coordinamento per la famiglia e per la vita, perché ho visto la necessità di creare un collegamento fra i movimenti per la vita di Europa. Gli abbiamo dato un nome un pochino più neutro: Forum delle famiglie e dei diritti dell’uomo, perché nei diritti dell’uomo ci sta anche il diritto alla vita. Ha sede a Bruxelles ed ha anche un sito Internet che si chiama www.euro-fam.org. Quindi ho continuato la mia azione, soprattutto assistendo e consigliando i vari parlamentari che mi chiedevano consulenza. Pare ci sia parecchia confusione al Parlamento europeo in fatto di sessualità… Vero. Lì la questione più difficile oggi è la famiglia. Sono i grandi temi su cui la cultura europea va alla deriva e che bisognerebbe cercare di illuminare, perché sono fondamentali. Il matrimonio fonda la famiglia, oppure questa è una semplice compagnia? Mentre per la vita umana una certa intesa è faticosamente possibile, sulla famiglia è diverso. C’è il mito della libertà individuale. È difficile trovare un terreno comune. Ma anche per la vita non tutto è chiaro. Perché ad esempio non si riesce a mettersi d’accordo, sul piano scientifico, sul momento di inizio della vita umana? Perché è così difficile questa cosa elementare? Bella domanda. È tutto lì! Scientificamente non esistono dubbi, ma spesso prevale una linea utilitaristica: a seconda di ciò che serve, si piega il pensiero. Ho incontrato più volte il professor Edward, il padre di Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta. Ricordo che gli ho chiesto: Ma professore, questa storia dei 14 giorni dal concepimento come data di inizio della vita umana, come si giustifica?. E lui mi rispose: Il termine è arbitrario ma è utile. Anzi io proporrei che si allungasse questo termine, perché ad oggi non sappiamo cosa farcene di un embrione di 14 giorni ma potrebbe essere che domani ci interessa… Il Rapporto Warnock, su cui si fonda la legge inglese, afferma che la vita è uno sviluppo continuo senza salti di qualità, ma poi dichiara che è utile sperimentare sull’embrione, per cui bisogna trovare un criterio che tranquillizzi l’opinione pubblica. Tutti gli uomini in quanto esseri umani appartengono alla specie e sono uguali indipendentemente da qualità e quantità, anche se cominciano piccoli come una capocchia di spillo. Pure l’universo forse era una capocchia di spillo all’inizio. Ma credo che prima o poi si arriverà. Penso ad esempio alla schiavitù, per secoli considerata fondamento necessario dell’economia mondiale. È dovuto morire persino Luther King. La storia ha bisogno di tempo, ma la strada è inevitabile. Occorre promuovere una nuova cultura. Anzitutto con i fatti, però. Le parole più convincenti non sono quelle dette nelle università o nei parlamenti. Sono quelle costituite dai comportamenti coerenti. Difficilmente viene contestato il fatto che si aiuti una donna a non abortire; difficilmente sarà considerata pazza e non eroica una donna che anche a costo della vita porta avanti una gravidanza. Credo che queste siano parole più persuasive di tutti i discorsi. Sono loro che fanno cultura. Ma non bisogna avere paura neppure di una affermazione pubblica del valore della vita. Dice Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae: Come cento anni fa la chiesa prese coraggiosamente la parte degli operai, così oggi con pari coraggio la chiesa deve prendere la parte di un’altra categoria di uomini oppressi addirittura nel loro fondamentale diritto alla vita quali sono i bambini non ancora nati. Come dalla considerazione della condizione operaia è nata la dottrina sociale della chiesa, così io credo che nel mistero della vita umana vi sia la sorgente di una nuova cultura, il punto per ricominciare a ricostruire. Il mio problema è questo: sono certo che riusciremo a dimostrare che ciò è vero. Ma intanto, possiamo provare a dimostrare che la vita umana e la famiglia sono capaci di sfondare il muro tra i partiti, ed essere valori che uniscono?.

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