Vita e norma

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Una laurea in giurisprudenza e una licenza in diritto canonico mi hanno valso la grazia di essere accanto a Chiara nel suo recente impegno per l’aggiornamento degli statuti generali dell’Opera di Maria. È stato partecipare al lavoro di una creatura, scelta da Dio quale suo strumento per donare alla Chiesa e all’umanità un nuovo carisma, che, nel continuo attento ascolto dello Spirito Santo, trasferisce tutto il contenuto di quel dono in brevi formule giuridiche, per delineare e presentare l’opera che da esso è nata e che solo lei che l’ha generata conosce nelle sue più intime fibre. Al dubbio dei primi tempi, quando, di fronte alla rivoluzione che il Vangelo vissuto portava, era spontaneo chiedersi perché si dovesse avere uno statuto per una vita che voleva essere puro cristianesimo, era subentrata in Chiara la coscienza che quella rivoluzione aveva preso forma in un’opera di Dio che, come una pianticella, doveva radicarsi nel terreno della Chiesa, per produrre il bene. Questa coscienza, sempre più luminosa e profonda, si univa ad un amore appassionato per la Chiesa che Chiara ha sempre fatto conoscere e amare come madre, e dalla quale accoglieva con infinita gratitudine ogni suggerimento e riceveva come dono di Dio ogni approvazione. Ed ora, negli ultimi anni, si aggiungeva l’urgente desiderio di un aggiornamento che desse diritto di esistenza agli sviluppi più recenti di questa pianticella che si era venuta arricchendo di nuovi abbondanti frutti. Coinvolta in questo lavoro, ho visto Chiara indicare cammini da percorrere e mete da raggiungere, particolarmente attenta a lasciare ogni possibile apertura, con lo sguardo fisso alla fratellanza universale, e sempre partendo dalla vita concreta. Ella non capiva come si potesse pensare alle norme in astratto. Tutto in lei era vita e ogni norma nasceva dalla vita e doveva essere capace di generare vita. Nello stesso tempo avvertiva l’importanza di questo lavoro di definizione, quasi di cesello, che l’approvazione della Chiesa avrebbe suggellato ed impreziosito, a garanzia del carisma per i secoli futuri. Voleva che ogni particolare degli statuti fosse segno e frutto di quella comunione che è alla base di tutta la vita dell’Opera e che è posta come premessa di ogni altra regola. Da qui l’ascolto attento di ogni suggerimento, pur con la chiara coscienza di essere l’unica che poteva garantire la corrispondenza delle norme alla ispirazione originaria e descrivere, definire, tratteggiare, quella fisionomia che avrebbe distinto la sua creatura. A questo lavoro Chiara si è dedicata con zelo e con passione, desiderosa di arrivare presto alla conclusione, per l’imperativo che Dio le faceva avvertire di lasciare ai suoi, a tutti coloro che avrebbero aderito nelle forme più varie alla sua opera, un compendio di norme semplici e radicali allo stesso tempo, di comprensione immediata e di possibile applicazione, fonte di vita e di gioia, per progredire nel cammino dell’unità: Bisogna radicare bene l’Opera negli statuti – diceva, riferendosi a quando lei non ci sarebbe più stata – perché gli statuti ti dicono cosa fare, ti butti nella vita e torna la gioia, torna la sicurezza, torna la felicità. Quella sicurezza e quella felicità che lei ci ha testimoniato anche per l’ultima approvazione – il 15 marzo 2007 -, a cui rispondeva con il più deciso impegno: La Chiesa ci vede così, dobbiamo essere così.

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