Visitate Gerusalemme!

Sono appena atterrati a Fiumicino da Tel Aviv in attesa di riprendere l’aereo che li riporti a casa, in Veneto. Anche se stanchi, hanno voluto comunicarmi a caldo le loro impressioni su questo viaggio in Terra Santa. Sono una trentina, provenienti da varie città venete e, incoraggiati dall’amico Armando di Treviso, avevano intrapreso con grande entusiasmo la via verso Gerusalemme. I prodromi – mi spiega Pasquale – sono dovuti all’Associazione Uomo Mondo e al suo progetto Betlemme: aiuto a famiglie palestinesi (vedi box), che ha tra le sue finalità promuovere dei viaggi per sostenere le comunità di Terra Santa. Di tali viaggi, promossi anche da parte di altre regioni italiane e pure da paesi esteri (Austria, Corea, Canada), in quest’anno 2005 se ne sono svolti una decina, e hanno contribuito a portare un soffio di speranza e di sollievo alle comunità cristiane di Palestina. È soprattutto dell’incontro con questi piccoli gruppi che mi parlano gli amici veneti, evidenziando la scoperta di una realtà mai prima immaginata, sapendo le difficoltà che stanno spingendo molti cristiani ad abbandonare la propria terra, la terra stessa di Gesù, per emigrare. Raccontano di un architetto di Betlemme il quale, prima dell’Intifada e della costruzione del muro, aveva uno studio ben avviato. Oggi non esiste più: superata, pur con molta fatica, la tentazione di una vita migliore negli Stati Uniti per la volontà di non abbandonare le proprie origini, il professionista si è messo a fare… il contadino. Ascoltare queste testimonianze – dice Silvana – ha radicato in me la convinzione che non possiamo abbandonare questa gente: dobbiamo andare in Terra Santa. Loro stanno pagando sulla propria pelle e hanno il diritto di non sentirsi soli, ma sostenuti dai cristiani di tutto il mondo. Tanto più – le fa eco Antonietta – che non c’è nessun pericolo per la sicurezza. Abbiamo trovato una situazione totalmente diversa da quella descritta da media. Anche mons. Marcuzzo, il vescovo di Nazareth, faceva appello a noi perché invitassimo più persone a visitare la Terra Santa, per non dimenticare i suoi abitanti, in particolare cristiani, e aiutarli a restare. Altri del gruppo parlano di momenti forti vissuti a contatto con le vittime della precaria situazione dei Territori, come una visita effettuata all’orfanotrofio di Betlemme, dove bimbi arabi, palestinesi e musulmani, riescono a sopravvivere solo grazie alle donazioni del sostegno a distanza che arriva loro dalle Ong occidentali. Oppure la realtà del muro, che in ognuno di noi ha lasciato perplessità e dolore, mettendoci in contatto con una divisione in atto. Quel che ci ha ridato speranza – mi confida Elisa – è stato l’incontro con tante persone che, pur tra immani difficoltà, hanno voglia di continuare, di esserci ancora, e di assicurare una presenza cristiana nella Terra Santa. E poi la scoperta di iniziative, poco o nulla pubblicizzate sui media, come quella del The Parents Circe, forum di parenti di vittime della guerra, sia palestinesi che israeliane, impegnati a trovare una via di convivenza e di pace tra i due popoli. L’incontro con due loro rappresentanti, un palestinese musulmano ed un ebreo, ha aperto agli amici di Treviso un orizzonte sconosciuto di sofferenza ma anche di quotidiano coraggio. Anche loro due, come gli altri membri del forum, hanno perso dei familiari, vittime della violenza irrisolta della regione. Il palestinese, ad esempio, un medico, ha visto morire il padre, coinvolto in una sparatoria tra un tassista ebreo e dei ragazzini che lanciavano sassi. Dopo aver assicurato l’assassino alla giustizia, lo ha ritrovato due anni più tardi libero e tracotante; e solo con l’aiuto degli amici del The Parents Circe è riuscito a intraprendere una via di perdono. Il suo amico ebreo, invece, ha perso la figlia, che era giunta proprio alla fine del suo servizio militare obbligatorio, uccisa in un attentato kamikaze. Oggi sono entrambi impegnati nel diffondere l’idea che un futuro di pace è possibile; lo fanno principalmente andando nelle scuole superiori a raccontare la propria esperienza. Spesso non vengono creduti, né sono appoggiati dalle istituzioni; ma continuano con coraggio, con la fiducia che i giovani di ambedue i popoli sapranno rompere la spirale della violenza ed inaugurare un’era di pace. SOSTENERE Il progetto Betlemme – Aiuto a famiglie palestinesi avviato dell’Associazione Uomo Mondo Onlus di Treviso si propone di realizzare interventi per sorreggere iniziative di microimprenditorialità familiare a Betlemme (artigianato, commercio e turismo religioso); di sostenere alcune delle emergenze più critiche delle famiglie palestinesi; di promuovere iniziative culturali, tra cui pellegrinaggi in Terra Santa. Il progetto ha ricevuto l’approvazione ed il sostegno economico della Regione Veneto (già impegnata a migliorare le attrezzature mediche dell’ospedale Holy Family Hospital a Nazareth e nella creazione del Museo dei presepi a Betlemme). Per saperne di più, digitare: uomomondo@ libero.it

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