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Cultura > Arte e Spettacolo

Vincenzo Cerami, un visionario creativo

di Stefano Paoletti

- Fonte: Città Nuova


Un anno fa moriva lo sceneggiatore romano: un artigiano della scrittura come amava lui stesso definirsi. «La sceneggiatura è la storia di un sogno e bisogna scriverla precisa» era un'altra delle sue massime

Cerami

Era un tiepido San Valentino del 2013, bagnato da un’esile pioggia, quando incontrai per l’ultima volta Vincenzo Cerami, ad una serata dedicata a Pier Paolo Pasolini, suo insegnante di scuola media a Ciampino.

L’autore del litorale romano appariva leggermente dimagrito, ma niente faceva pensare ad un brutto male.Aveva, infatti, sempre quell’ironia che lo rendeva unico: gli occhi attenti e vispi ed il sorriso sardonico. Ad ogni nuovo incontro, c’era sempre da scoprire una sfaccettatura inedita. Ripensandoci a freddo, forse, l’unico aspetto cupo di quella sera, fu la fretta.

Mentre in altre occasioni amava fermarsi con curiosi ed addetti ai lavori, fumando un mozzicone di sigaretta, quella volta fu assalito dalla stanchezza e dall’assoluto desiderio di trovare un taxi. Eppure, anche in quell’occasione, non si risparmiò.

Bastava uno sguardo, una stretta di mano, un piccolo consiglio per cominciare a volare in un mondo fantastico fatto di personaggi, metonimie e gags.

Diceva spesso che i suoi erano solo piccoli input. Era un artigiano della scrittura che, ogni mattina, si svegliavadando forma ad una storia. Di quel microcosmo non se ne poteva fare a meno, si era come assorbiti e stimolati.

Come affermò Roberto Benigni alla consegna del David di Donatello alla carriera in onore dell’intellettuale romano, Vincenzo metteva una mano in tasca e tirava fuori un temporale. Uno dei suoi leitmotiv era che l’ispirazione l’aspettano i dilettanti, gli altri si rimboccano le maniche e si mettono a lavoro. «La sceneggiatura è la storia di un sogno e bisogna scriverla precisa» era un'altra delle sue massime.

Solo i grandi visionari sono precisi. Era un mistero creativo, un mistero in fiore, un’enciclopedia dello spettacolo italiano che andrebbe ricordata e raccontata più spesso alle nuove generazioni. Averlo conosciuto è stato un dono da condividere con il prossimo. Lo immagino seduto su una nuvola con una piccola macchina da scrivere  sviluppando un soggetto con Sergio Citti, facendo recitare Anna Magnani e Totò.

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