Viaggio a Timor Est: in mezzo al mare

Seconda tappa del diario di viaggio del percorso intrapreso dal sacerdote don Pietro Raimondi verso Timor Est, nel Sudest asiatico. Qui la prima puntata
Timor Est foto by G.Mezzalira

 Eccoci ad un nuovo appuntamento nel mondo di Timor Est. Seguendo il viaggio di don Pietro Raimondi osserviamo come si sviluppi la sua missione, guardando da lontano dettagli che, vivendo lì in prima persona, diventano fondamentali.

Questa settimana vi lasciamo un piccolo pensiero di don Pietro riguardo il suo arrivo nella Repubblica di Timor Est e cosa è cambiato dall’ultimo viaggio, compiuto prima della pandemia di Covid-19 e dell’inizio delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria che ne è conseguita:

«“Ricominciamo”, si gridava e si grida in questo che abbiamo deciso essere il tempo post pandemia. Tutto deve tornare come prima, anche di più.

Alberghi stracolmi, aeroporti affollati, tutti a recuperare il godimento perso negli anni passati. Non sono un complottista, fa rima con pressapochista. Ad esser qui però, la sensazione è che nottetempo, mentre il mondo dormiva in lockdown, siano stati staccati gli ormeggi di alcune zattere che erano solo zavorra.

Al risveglio, gli occupanti si sono ritrovati in mezzo al mare. Soli. Ancor più soli intendo. Guardate su Google Maps (è di default sul vostro telefono) e capirete.  Le distanze della piccola isola di Timor Est col mondo non sono eccessive. Con un’ora e mezza di volo si è a Bali o a Darwin.

Insomma: soldi, turismo, benessere. Eppure qui è come essere in mezzo all’oceano. Pensare che ci sono davvero isolette nell’oceano che invece si raggiungono facilmente, senza ritardi, senza intoppi. Chissà perché, chissà di chi sono…

Nel post pandemia le distanze si sono allungate. Il mio primo viaggio a Timor, nell’ormai lontano 2016, mi aveva richiesto uno scalo di qualche ora a Singapore. Tutto qui. Quest’anno il viaggio richiedeva quattro scali per un totale di tre giorni, diventati poi cinque, dandomi la possibilità di collaudare la morbidezza delle piastrelle di più aeroporti. Il tutto per un costo letteralmente raddoppiato.

Il mondo è ripartito? Sì. A gran velocità. Ma ci ha lasciati qui, in mezzo al mare. Forse per questo, da quando sono qui nella mia casetta in affitto, la fila di persone che mi fanno visita è continua. La custode ormai ride nel vedere così tanti giovani arrivare uno via l’altro.

Negli anni passati ne abbiamo aiutati tanti a pagarsi gli studi. Ora che però li vedo in fila, mi rendo conto che sono tanti davvero. Nel frattempo la vita, che già era cara, è diventata carissima. Anche per me. Sì, perché il terzo mondo non sempre è quel posto dove noi andiamo per sentirci ancora più ricchi, raccontando agli amici quanto poco costava una cena al ristorante di lusso.

Quello è il terzo mondo che piace a tutti, perché ci fa sentire primi vincendo facile. C’è anche un mondo povero dove non andremo mai a far vacanza, perché per andarci dovremmo essere più ricchi. E allora ecco la domanda della settimana, che rubo ad un amico che mi scriveva così: “Perché tu hai impiegato cinque giorni ad arrivare e un semplice messaggino ti giunge in un secondo? Ma chi comanda su questa terra?”».

Qui la prima tappa del viaggio

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