Viaggio in Siria con Azione mondo unito

Tappe di un percorso di solidarietà dentro un Paese al centro di una guerra che dura ormai da 10 anni. Progetto AMU Emergenza Siria 2020

Con il mese di Marzo 2020 entra nel suo decimo anno la guerra in Siria. Un conflitto che seguiamo costantemente su Citta Nuova tramite i corrispondenti dal Medio Oriente.

Nel Paese, segnato dalle sofferenze inflitte, in particolar modo, sulla popolazione civile, svolge la sua attività “Azione per un mondo unito” (Amu), ong espressione del Movimento dei focolari.

Con questo articolo riportiamo parti del diario di viaggio legato al progetto Emergenza Siria di Amu.

22 febbraio 2020
Pronti per una nuova avventura in Medio Oriente per conoscere i progetti AMU e i loro protagonisti???
Partiamo dalla Giordania! Questa mattina intenso incontro con Wael Suleiman, direttore di Caritas Jordan, che oggi con i suoi servizi coinvolge più di 300 mila persone: rifugiati siriani ed iracheni (qui ce ne sono quasi 2 milioni) nonché cittadini giordani in situazione di necessità.
Poi la visita al Garden of Mercy, progetto che abbiamo realizzato insieme negli ultimi anni, avviando i laboratori produttivi in cui lavorano oggi diversi rifugiati iracheni: falegnameria, fabbrica di sapone, sartoria, oleificio e produzione di spezie.
“L’Europa fa molto per chi scappa dal Medio Oriente, ma fa troppo poco per chi resta, per evitare che scappi. Le nostre terre si stanno svuotando. La nostra missione è lavorare perché chiunque lo voglia possa restare a vivere qui, nella sua terra” dice Wael.
Ed è proprio questo, il nostro impegno comune!

24 02 2020 Mattina

Oggi il viaggio più lungo, più intenso. La Siria da sud a nord, dalla frontiera giordana fino ad Aleppo.
Partiamo con un taxi privato, Ahmed ci porterà a Damasco, li cambieremo mezzo.
Sul sedile del passeggero, davanti a noi, una giovane donna, chissà se ha già 25 anni, sembra una bambina, il capo velato, il sorriso teso, una luce negli occhi, la chiameremo Stella. È cresciuta nei sobborghi di Damasco con la famiglia, aveva 18 anni quando la guerra è arrivata lì. Si è sposata, lei il suo giovane marito non ce l’hanno fatta a immaginare la loro vita sotto le bombe, sono fuggiti.
Oggi Stella sta rimettendo piede per la prima volta nella sua Siria. In questi sette anni di lontananza è successo di tutto, gli eserciti di mezzo pianeta si sono combattuti in una guerra mondiale sulla pelle dei siriani. La casa dei suoi genitori è stata distrutta, loro si sono trasferiti dagli zii.
Passiamo la frontiera. Verso Damasco. Il primo posto di blocco, il secondo, il terzo. Stella al telefono avvisa che stiamo arrivando, un gruppo di persone aspetta sotto un cavalcavia. A quanto le batterà il cuore adesso? La nostra macchina si ferma.
Lei apre lo sportello. Si butta fra le braccia del padre. Un abbraccio interminabile, cento baci, in ogni angolo del viso. Come solo qui sanno fare. Poi lo lascia e va da sua madre. Lui si gira verso di noi: “Che Dio vi benedica”.
Mi volto a guardare Tamara sperando che almeno lei non abbia ceduto… inutile, abbiamo gli occhi rossi e bagnati. Una donna si affaccia dal finestrino dentro la nostra macchina, forse una zia, ci guarda e quasi a voler giustificare la commozione: “Sette anni sono tanti”…
La guerra è anche questo. La vita è anche questo. Ed è più forte.

24 02 2020 notte

– Bentornati ad Aleppo!
– Grazie!
– A Damasco tutto bene? Avete sentito i bombardamenti?
– Veramente no, era tutto tranquillo alle 17 quando siamo partiti di là.
– Ah certo… perché è stato alle 20.
– E da dove arrivava stavolta?
– Stavolta da Israele… Siamo stanchi, stanchi. Nove anni così, non ce la facciamo più. Che cosa vogliono tutti da noi? Basta…
– Eh si…
– Ma… avete visto Aleppo?? La città si è preparata per il vostro arrivo! Nelle ultime due settimane hanno riaperto l’aeroporto, l’esercito ha riconquistato l’autostrada e le ultime periferie, adesso la gente è più serena!
– Certo, siamo arrivati proprio al momento giusto!
Cominciano così i nostri giorni ad Aleppo. Questo stato d’animo l’abbiamo percepito durante tutto il viaggio. Da voci diverse:
– Hanno rovinato un Paese meraviglioso. Vivevamo come dei re, non ci mancava niente: scuole e ospedali gratuiti, la benzina costava quasi nulla, io col mio taxi facevo il pieno ogni due settimane e stavo tranquillo. Ora metto 10 litri per volta, grazie alla tessera che il governo ci da per avere il prezzo più basso. Il costo della vita è aumentato di 20 volte in questi nove anni.
– La gente è stanca, non ce la fa più. Prima quando c’erano i bombardamenti ogni giorno forse c’era la tensione che ti teneva in piedi. Ora c’è il nulla. La gente non ha lavoro, non ha da mangiare. Prima chi emigrava veniva giudicato male da chi invece restava. Adesso anche questi vorrebbero fuggire. B. per esempio è al decimo anno di servizio militare…
– Da una settimana non abbiamo gas, elettricità: non possiamo riscaldare la casa, non possiamo cucinare e non possiamo fare niente… siamo stanchi… ho fatto di tutto per rimanere qui ma adesso non ce la faccio.
Incredibile ma questi discorsi finiscono sempre con un sorriso, la voglia di cantare e di ballare nonostante tutto:
– Senti questa, è vera. La mia nipotina un mese fa, dopo una notte di bombardamenti intensi, al mattino dice alla mamma: “Mamma hai sentito che mi sono svegliata alle cinque per pregare? E non mi chiedi per cosa pregavo? Pregavo che almeno una di queste bombe invece di cadere sulle case la notte cadesse sulla scuola, così domani non andiamo a scuola!” I bambini resistono così!
– continua-

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