Viaggiare nei cuori

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Eravamo, nel 1999, su un volo tra Strasburgo e Parigi. Attraversavamo una zona di turbolenza, cioè un temporale di una certa intensità. Ero seduto nel posto proprio dietro a quello di Chiara, e accanto a me c’era uno dei suoi collaboratori più stretti che manifestava a voce alta una forte inquietudine per quegli scossoni che dir sgradevoli è un eufemismo. Chiara si girò, e guardandolo attraverso la fessura tra i sedili, apostrofò divertita il compagno di viaggio: Hai paura di morire? , gli chiese. Poi aggiunse rassicurante: Stai tranquillo, non è giunto il momento. Abbiamo ancora tanto da fare. L’ho seguita per una decina d’anni nei suoi ultimi viaggi, Chiara. Una vera fortuna professionale, o piuttosto una vera grazia. Le piaceva un mondo viaggiare il mondo. Amava guardare la Terra dall’alto, immaginarla pacificata. Sapeva adattarsi ai fusi orari e alle abitudini del posto, con passione direi. Anche se i viaggi di Chiara a cui ho preso parte si sono svolti dopo il suo 77° compleanno. Non più una giovinetta, quindi: ma alla fine di ogni viaggio capitava spesso che fossimo stremati più noi, suoi accompagnatori, che lei, che sbarcava a Fiumicino fresca come una rosa. O quasi. Nei suoi viaggi, Chiara seguiva le comunità del movimento, dai più piccoli ai moribondi.Ma soprattutto aveva in cuore quella che taluni definiscono l’ansia del fondatore: apriva infatti sempre nuovi fronti, coglieva nell’attimo che fuggiva i suggerimenti dello Spirito. E partiva al suo seguito. Che fosse l’apertura di un nuovo dialogo con una Chiesa, la comunione con un movimento prima sconosciuto di un’altra religione, l’incontro con un leader impegnato nel sociale per un’avventura comune… Chiara amava viaggiare nei popoli e nelle culture, nella natura sconosciuta; ma soprattutto amava viaggiare nei cuori. Per tutti e con tutti si faceva tutto. Con amore e direi anche con curiosità, quella che viene dal desiderio di viaggiare in quel pezzetto di Cielo che c’è nel cuore di ognuno. Perciò ognuno di coloro che l’hanno incontrata hanno avuto diritto alla sua carezza, al suo sorriso, alla sua parola. E così Chiara arrivava a cogliere la stradetta di un popolo, come lei diceva, cioè la sua vocazione spesso implicita, ancora da svelare. La trovava dopo essersi documentata, certamente, ma soprattutto dopo ore ed ore di comunione con chi viveva sul posto. Con Chiara si viaggiava in gruppo, spesso di poche unità, talvolta anche di qualche decina di persone. Si sa, nelle comunità viaggianti si crea una complicità particolare, dovuta al lungo contatto di gomito, alle difficoltà e alle fatiche condivise, alle scoperte fatte assieme. Con Chiara le cose andavano proprio così, ma con l’aggiunta dell’imprevedibilità: mai nessuno poteva immaginare come quei viaggi finissero, quali novità lei serbava nel suo cuore. Chiara aveva pure l’animo e la grinta del giornalista: in redazione conserviamo ancora un suo scritto in cui, in 15 punti, spiega come si deve scrivere un articolo: l’inizio, lo svolgimento, la scaletta, la varietà delle immagini usate… Più volte nel corso dei viaggi cui ho partecipato, Chiara mi ha corretto gli articoli che le sottoponevo, non tanto per rispetto, quanto per avere un suo giudizio professionale sul mio lavoro. Quasi sempre le sue indicazioni avevano innanzitutto una dimensione professionale, anche se talvolta contenevano pure una proposta di correzione della mia disposizione spirituale nei confronti delle cose, delle persone e degli avvenimenti. Sì, la sua presenza viaggiante passava continuamente dalle cose più semplici ai massimi sistemi. Ricordo un colloquio di un’ora circa, all’aeroporto di Stoccarda, nel 2004, dove eravamo costretti a rimanere per un ritardo dell’aereo che doveva riportarci a Roma. Chiara volle spiegarmi come nella nostra Città nuova fosse necessario sempre scrivere la verità, senza accontentarsi di opinioni che lasciano il tempo che trovano. La bussola era sempre e solo il Vangelo e i suoi tanti aspetti. Così, semplicemente, mentre la gente faceva shopping e i bambini sbocconcellavano l’ennesimo hamburger. La mia Chiara rimarrà soprattutto quella in viaggio.

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