Viaggiare il Paradiso

Il numero è il 177, datato maggio 2008. La rivista è Nuova umanità, bimestrale di cultura del Movimento dei focolari. La notizia è la pubblicazione di uno scritto assai impegnativo, un testo inedito di Chiara Lubich relativo ad un periodo di forti illuminazioni, il cosiddetto Paradiso ’49: un’esperienza che ha profondamente marcato lo sviluppo del nascente movimento. Ne parliamo con il prof. Giuseppe Maria Zanghì, attuale responsabile della Scuola Abbà, il centro studi sorto nel seno dei Focolari proprio per studiare e diffondere la luce scaturita in quel periodo. Prof. Zanghì, può spiegare ai nostri lettori che cosa è stato pubblicato su Nuova umanità? Credo che ormai molti sappiano qualcosa di quest’esperienza particolare che Chiara Lubich ha vissuto nell’estate del 1949, a Tonadico, nella Valle di Primiero, sulle Dolomiti. Esperienza che lei stessa ha chiamato, così come hanno fatto altri mistici nel passato, paradiso. Per la precisione: Paradiso ’49. Si tratta di un’esperienza molto forte e densa, durata più di tre mesi, vissuta da Chiara in stretta unità con Igino Giordani e alcune delle sue prime compagne. Un’unità talmente forte che – lo si può dire tranquillamente – soggetto di questa esperienza non è stata Chiara come singola persona, ma una realtà composta da più persone, che lei stessa volle chiamare Anima, con la A maiuscola. Fu il primo accadimento di una nascente spiritualità comunitaria, collettiva. Giordani, pochi giorni dopo l’inizio di questo periodo di illuminazione, dovette tornare a Roma per lavoro. Chiara iniziò allora a scrivergli, descrivendogli giorno dopo giorno quello che le accadeva. Ne è risultato un testo, variegato e composito, contenente il dono fatto da Dio a lei. Un periodo di fondazione, si potrebbe dire… Succede a tanti fondatori di movimenti spirituali nella Chiesa: Dio interviene con grazie speciali per fissare nella loro mente e nel loro cuore ciò che essi devono fare, specialmente quando ricevono il compito di aprire nella Chiesa una nuova via di realizzazione spirituale, o di introdurre nuove aperture in campo teologico. Questo è quello che è accaduto a Chiara nel ’49. Racconta in queste pagine che in quel periodo ella ha viaggiato il Paradiso: in pratica Dio si è manifestato rivelandole alcune cose di sé. Naturalmente nel modo adatto ad una creatura che vive ancora su questa terra, e quindi non attraverso parole ma facendola essere quello che lui voleva farle capire. Nello stesso tempo Chiara ha anche visto come doveva essere l’opera che sarebbe poi nata: l’ha vista nel progetto di Dio. Lei ha usato l’espressione viaggiare il Paradiso e non viaggiare nel Paradiso. Perché? Bisognerebbe chiederlo a Chiara stessa… Io penso che abbia usato queste parole perché il Paradiso non è un luogo nel quale si possa viaggiare, così come non è un luogo il seno del Padre. Sono realtà, per cui io viaggio il Paradiso diventando, essendo fatto io stesso quella realtà. Questa è l’interpretazione che darei. La vicenda del manoscritto di quel periodo non è delle più lineari… Dodici anni più tardi sembrava in effetti che i suoi scritti a Giordani fossero andati perduti. Perciò, nel 1961, durante un periodo di riposo in Svizzera, Chiara rimise su carta quello che aveva vissuto. Ne è venuto fuori il testo appena pubblicato, che è solo una breve sintesi, ma che comunque spalanca le porte a una prima penetrazione di quello che Dio le ha fatto capire in quel periodo. Successivamente altre pagine del testo originario, che si credevano perdute, sono state ritrovate, e sono attualmente oggetto di studi intensi da parte della Scuola Abbà, sia dal punto di vista letterario, che dell’approfondimento teologico e filosofico, con rimandi a grandi teologi, padri della Chiesa e mistici. Un lavoro tuttora in corso. Il testo che è stato dato alle stampe, per la sua brevità, non richiede un lavoro di questo genere. Il lettore si accorgerà che è semplice, anche nel linguaggio. Chiara ha messo sulla carta quel che ricordava. Bisogna però stare attenti, perché dietro l’apparente semplicità emerge una straordinaria ricchezza spirituale e dottrinale. Si parlava di Anima, di esperienza collettiva… onta come Dio ha condotto le cose. Giordani aveva scoperto in Chiara una creatura che poteva e voleva seguire. Essendo un caterinato, aveva sempre sognato una vergine a cui legarsi, e questa vergine l’aveva trovata in lei. Quell’estate, in vacanza, le chiese quindi di farle voto di obbedienza, per legarsi corto. Chiara capì che Giordani in quel momento era sotto l’azione di una grazia di Dio, ma non condivideva quella richiesta. Prima di tutto perché il movimento ancora non esisteva, e quindi non c’erano strutture giuridiche; ma anche perché più che l’obbedienza lei sentiva l’unità. All’invito di Giordani di farsi santi insieme loro due, come san Francesco di Sales e santa Giovanna di Chantal, Chiara rispose che la sua vocazione era che tutti siano uno, tutti e non solo loro due. Propose quindi a Foco di accostarsi all’Eucaristia insieme, chiedendo entrambi a Gesù di patteggiare lui stesso unità sul loro nulla, e poi attendere l’azione di Dio. Certo Chiara non si aspettava quello che sarebbe successo, cioè l’entrata nel seno del Padre. Spinta dallo Spirito, infatti, nel ringraziamento dopo la comunione Chiara non riuscì a parlare con Gesù, perché si sentiva identificata con lui. Finché avvertì che Qualcuno le metteva sulle labbra una parola: Abbà Padre. E si ritrovò nel seno del Padre, cioè nell’intimo-più intimo di Dio, una voragine immensa, cosmica, come lei stessa scrive. E cosa fece Chiara dopo questa entrata nel seno del Padre? Non tenne questa esperienza per sé, ma la comunicò subito a Giorda- ni e alle sue compagne, permettendo quindi anche a loro di entrare nella realtà che stava vivendo. Di che genere letterario sono questi scritti della Lubich? È difficile definirli. Certamente sono pagine di altissima spiritualità, testi mistici perché Chiara racconta quello che Dio le fa capire. Nel testo parla di visioni, subito specificando, però, che si tratta di visioni intellettuali. Insomma non vedeva con gli occhi quanto Dio le faceva capire. Nelle pagine del Paradiso ’49 ci sono anche riflessioni con fortissima valenza spirituale, teologica e filosofica: sono testi estremamente ricchi e vari. Siamo in ogni caso di fronte a una grande esperienza mistica personale, ma subito fatta propria dalle sue compagne: un’esperienza che diventava in qualche modo collettiva. Cosa mai successa in precedenza? Si racconta qualcosa di simile per un gruppo di seguaci riuniti attorno a san Francesco… Karl Ranher, da parte sua, sostiene che il primo esempio di esperienza mistica collettiva è da considerarsi la Pentecoste. Perché lì non era solo un singolo soggetto. Nella Chiesa dovremmo recuperare questo tipo di esperienza, scrive sempre Ranher. Non si tratta di un gruppo di mistici che si mettono insieme, ma di persone che fanno insieme un’esperienza mistica. Ci sembra che il ’49 sia stato, oltre che un’intensissima esperienza di vita, una forte irruzione di luce… Il nome di Chiara significa claritas, perché lei è sempre stata una creatura di luce. Da giovane, ella scoprì santa Maria Margherita Alacoque, colei che ha introdotto nella Chiesa il culto del cuore di Gesu. Chiara raccontava che anche lei sentiva una sua vocazione precisa nella Chiesa: introdurre il culto della mente di Gesù. Se non si capisce questo non si capisce Chiara. Lei sosteneva che la sua spiritualità era nata sì nel ’43, ma che il punto in cui era sbocciata compiutamente era proprio il 1949. Chiara voleva donare questa ricchezza alla Chiesa e all’umanità, non solo rendendo possibile l’accesso a queste pagine, ma soprattutto aprendole e calandole nel contesto della cultura nella quale viviamo. Lì dentro, infatti, ci sono aperture, suggerimenti, lampi di luce che attendono di essere completamente aperti. Sappiamo che nelle riunioni della Scuola Abbà Chiara cominciava sempre con un patto d’unità misurato su Gesù abbandonato… Lo faceva per farci rivivere quel soggetto collettivo – l’Anima – che, propriamente, ha vissuto l’esperienza del ’49. Nelle grandi rivoluzioni culturali, i rivoluzionari hanno sempre cercato il soggetto che fa la rivoluzione: il popolo nella rivoluzione francese, il proletariato in quella sovietica, l’individuo nell’umanesimo. In Chiara la realtà che emerge è un’altra: un soggetto collettivo. Usiamo questa parola collettivo malvolentieri, in mancanza di un termine che lo spieghi meglio. Con una parola difficile, bisognerebbe dire che si tratta di un soggetto pericoretico, cioè composto da diverse persone ciascuna delle quali ha in sé questa intera realtà; ma, allo stesso tempo, tutte insieme costituiscono questa realtà. Per farci capire, Chiara portava sempre l’esempio dell’ostia: anche spezzata rimane un solo Gesù. Chiara ha voluto trasmettere alcune pagine di questo Paradiso ’49 ai giovani del movimento. Perché? Perché sentiva che oggi c’è il bisogno prepotente di un rientro di Dio nella scena pubblica: è stato eliminato riducendolo ad un fatto individuale, per cui non ha più incidenza sul cammino dei singoli e delle società. Avvertiva che questa mancanza di Dio esiste in modo particolare tra i giovani. Perciò ha raccontato alcuni momenti della sua esperienza del 1949 ai giovani del movimento, per sostenerli nella loro scelta evangelica e per aiutarli a sviluppare una cultura coerente con tale scelta. Il Paradiso ’49 rappresenta una particolare esperienza di comunicazione… Le giornate in montagna si svolgevano così: Chiara e le compagne andavano a comunicarsi con l’Eucaristia e poi tornavano a casa, sicure che Gesù avrebbe operato qualcosa. A volte provavano anche ad indovinare cosa, ma senza mai riuscire ad indovinare. Nel pomeriggio, poi, tornavano in chiesa, si raccoglievano in meditazione. E Dio faceva capire a Chiara una cosa o l’altra. Successivamente, tornate a casa, ella comunicava a tutte quello che aveva vissuto, senza tenere niente per sé. Può dare un suggerimento ai lettori sulla migliore disposizione d’animo da avere nell’accostarsi a questi scritti? Direi che si dovrebbe permettere al testo, nel suo parlare, di raggiungere il profondo di noi senza passare attraverso la griglia della nostra interpretazione. Altrimenti arriva solo quello che decido di accettare, mentre il resto viene filtrato in anticipo. Queste parole dovrebbero trovare un vuoto d’amore, un’accoglienza di cuore e mente. Solo allora possono, come dice la Sacra Scrittura, portare il loro frutto. Alla luce di tutto ciò, mi pare evidente come il carisma di Chiara non sia solo una spiritualità… È anche una spiritualità, ma è ben di più. L’opera che Chiara ha generato è ricchissima di tante sfaccettature, soprattutto dal punto di vista culturale.Non a caso, l’ultimo atto che ella ha fatto in vita è stato relativo alla nascita dell’università Sophia. Come diceva Paolo VI, una fede che non si incarna in una cultura prima o poi muore. Tempo fa Chiara mi diceva: Non dobbiamo aver paura di calare il nostro ideale nelle cose umane, nei problemi della vita quotidiana, perché il nostro ideale è Gesù e lui si è incarnato. È vissuto in un tempo, ha parlato una lingua, ha pensato da ebreo…. Facendo questo, quindi, non facciamo altro che essere obbedienti all’Incarnazione. Da qui credo possa nascere quell’autentico umanesimo cristiano che a mio parere deve essere la risposta alla notte oscura della cultura contemporanea. È la cultura del risorto, come Chiara la chiama. Cultura e dintorni Valori cristiani per la democrazia Un approfondimento sul tema dei valori con mons. Lino Fumagalli (vescovo di Sabina e Poggio Mirteto) e col prof. Alberto Lo Presti (direttore della collana Igino Giordani – Opere Vive). Introducono il sindaco Fabio Refrigeri e l’assessore provinciale alla cultura Giuseppe Rinaldi. Incontro aperto al pubblico, nel corso del quale sarà presentato il volume di Igino Giordani Pionieri cristiani della democrazia, edito da Città Nuova. Promosso da: Comitato Valori cristiani per Poggio Mirteto, in collaborazione con Comune di Poggio Mirteto, Provincia di Rieti e IV Comunità montana. Poggio Mirteto – Sala Farnese 13 giugno 2008 – ore 17,00 ufficiostampa@cittanuova.it Mariapoli estiva Siamo nati per l’unità, per contribuire a realizzarla nel mondo, diceva Chiara Lubich. Una settimana insieme, in una delle valli più belle del Trentino, per ristorare corpo e spirito. Mariapoli vacanza per ragazzi, giovani e meno giovani, famiglie e bambini. Organizzata da: Movimento dei focolari, zona di Roma e Lazio. Folgarida (Tn) – Val di Sole 19-26 luglio 2008 info.mariapoli@alice.it Video Education La produzione di video in ambito educativo: interventi di M. Bollini (Rai), R. Giannatelli (Med), M. Tortorici (Mpi). Incontro aperto al pubblico, nel corso del quale sarà presentato il volume di L. Di Mele, A. Rosa e G. Cappello Video Education, edito da Erickson. Organizzato da: Associazione MediaEducation ed Edizioni Erickson. Roma – via Marsala 42 10 giugno 2008

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