Verso quale unità?

Camminare nel reciproco ascolto e accoglienza
il papa a Lund

Le trasformazioni storiche richiedono tempo e le azioni poste in atto trasformano le situazioni e la mentalità di chi le vive con una gradualità che richiede tempo, interroga e impegna in modo nuovo. Il dialogo ecumenico tra i cristiani sta crescendo in molte e diverse dimensioni, il dialogo tra le Chiese sta traducendosi in atti, in prese di posizioni, in incontri sempre più esplicitamente orientati verso la meta dell’unità. Noi sappiamo che quella è la meta ma non l’abbiamo già visitata e sperimentata, non sappiamo cioè come sarà quell’unità a cui aspiriamo; ma vediamo che eventi come l’incontro di papa Francesco con il patriarca di Mosca Kirill a Cuba, o la partecipazione a Lund di Bergoglio alla celebrazione della riforma protestante luterana sono tappe da cui non si può tornare indietro.

Vediamo che i rapporti tra le Chiese ortodosse e la Chiesa cattolica nelle terre in cui i fedeli ortodossi sono emigrati sono non solo di rispetto ma di ospitalità, di vero aiuto e collaborazione. Vediamo altresì che paure e reciproche diffidenze tra le Chiese protestanti e la Chiesa cattolica vanno sparendo e che collaborazioni sui fronti della povertà, dell’accoglienza dei migranti, del dialogo interreligioso vanno continuamente aumentando e strutturandosi.

Avere coscienza che ci sono vari problemi da affrontare, diverse sensibilità e diverse opinioni su questioni morali o sulle prassi non può impedire di prendere atto che quanto sta accadendo era impensabile 50 anni fa, che i documenti che sono maturati sono “consensi” e riconoscimenti reciproci da cui non è possibile prescindere. Davvero la logica che anima queste relazioni tra i cristiani è quella, come direbbe papa Francesco, di non occupare spazi ma di iniziare processi. E il processo che porta all’unità sembra non solo aperto ma percorribile e concretamente già percorso a tratti.

Di fatto non si tratta di scendere a compromessi, ma di continuare a camminare nel reciproco ascolto e accoglienza. Si tratta di cercarsi tra cristiani, di collaborare su fronti comuni in cui difendere la persona umana e vivere una comunione di vita concreta in cui i momenti di preghiera e di conoscenza siano occasioni d’un rapporto radicato nel dialogo della vita.

Si può andare spinti dalla coscienza che chi ci porta all’unità è Dio. Il nostro essere cristiani è in questa prospettiva indispensabile. In tal senso appare centrata la frase della seconda lettera di Paolo ai Corinti scelta come tema centrale della prossima settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: «L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione».

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