Verso nuovi orizzonti

Tra i testimoni di oggi.
Chiara Lubich
Tra le tante perle di sapienza di cui ci fa dono il magistero di Benedetto XVI, ce n’è una che ha attirato di recente la mia attenzione. Si tratta di una riflessione proposta nel corso delle catechesi del mercoledì in piazza San Pietro.

Dopo aver tratteggiato, negli anni passati, le figure degli apostoli e dei Padri della Chiesa, da qualche tempo il papa ci ripropone l’insegnamento dei santi e dei dottori del Medioevo. Parlando di san Bonaventura, la cui teologia è un’irradiazione del carisma profetico di san Francesco d’Assisi, Benedetto XVI ha evidenziato il decisivo passo in avanti che con lui si è compiuto nell’autocoscienza della Chiesa.

 

Sino a quel momento – ha spiegato – si riteneva infatti che i Padri della Chiesa, testimoni eccezionali della vita e della luce che si sprigionano dall’evento di Gesù, fossero il vertice insuperabile della spiritualità e della teologia cristiana. Ma il “fenomeno” – questo il termine che usa il papa – rappresentato da san Francesco annuncia una stagione nuova. Grazie alla sua testimonianza di conformazione a Gesù spinta sino a ricevere – primo nella storia cristiana – le stigmate al monte de La Verna, lo Spirito Santo ha aperto gli occhi dei cristiani sul fatto che le inesauribili ricchezze della vita e della luce di Gesù continuano a dischiudere, lungo i secoli, nuovi orizzonti e a incalzarci verso nuove frontiere.

Con Francesco, in realtà, è come se la Chiesa avesse riscoperto che la via al Padre – come scrive san Bonaventura – è il vivere da crocifissi con Gesù: per ritrovarsi, risorti con lui, nel seno del Padre. E di lì guardare alle cose create quasi fossero tutte – e lo sono! – fratelli e sorelle. Come Francesco canta nel Cantico di frate Sole.

 

Anche ai nostri giorni – mi è venuto di pensare – è accaduto e sta accadendo qualcosa di simile. È stato, mi sembra di poter dire, quando Chiara Lubich, il 16 luglio del 1949, per impulso dello Spirito Santo ha sigillato nell’Eucaristia quel “patto di unità” con Igino Giordani dal quale è scaturito un fiume incandescente di luce e di vita.

 

È come se, grazie a quel patto, la vita del Cielo, l’amore trinitario, si fosse rovesciata sulla terra. Non ha forse Gesù pregato proprio per questo: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola»?

Il mondo aspirava – e aspira – a questo. E il Concilio Vaticano II e l’insegnamento dei papi, dall’Ecclesiam Suam di Paolo VI alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI, indirizzano il nostro sguardo in questa direzione. Questa la frontiera che si apre dinanzi a noi.

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