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In profondità > Società

Verso l’unità della famiglia umana, la lezione di Piero Taiti

Il 21 marzo 2026, a Calenzano, nel territorio legato alla storia e insegnamento di don Lorenzo Milani, si è svolta la prima presentazione del libro  edito da Città Nuova incentrato su una delle figure di rilievo del cammino del dialogo con persone di convinzioni diverse promosso dal Movimento dei Focolari

La data e il luogo per la prima presentazione del libro edito da Città Nuova dal titolo: Piero Taiti, laicità e dialogo , autore Claudio Bergonzoni, non poteva essere più felice, 21 marzo entrata della primavera, Legri di Calenzano nella terra di don Milani.

Due figure del ‘900 , don Milani e Piero Taiti, due toscani tenacemente dalla parte dell’umanità come ha detto nella sua relazione-testimonianza la prof. Sandra Mugnaioni. L’iniziativa nata dalla volontà e collaborazione fra i membri del centro del dialogo tra persone di convinzioni diverse del Movimento dei Focolari e la Fondazione don Milani , ha messo in luce i valori, le istanze di due figure poliedriche e innovative in vari campi: culturale, ,sociale,  spirituale educativo, sanitario, a livello  non solo locale, ma nazionale e internazionale.

Bella la definizione di laicità scelta dall’autore del libro nella sua relazione :«La laicità è tale solo quando non è faziosa, non spaccia l’interesse di parte per verità, si tiene alla larga dal pregiudizio ed è coraggiosa, inquieta, sempre interrogativa e più che dare risposte allarga il ventaglio delle domande» ( Vittorio Alberti:” Non è un paese per laici” Boringhieri 2020).

Aldo Bondi della Fondazione don Milani nella sua relazione ha riportato dei brani significativi in cui don Milani stesso spiega il metodo educativo della scuola di Barbiana Interessanti le note bibliografiche e il contesto storico, sociale in cui matura la sua vocazione di prete e docente contrastato e non capito per anni dalla chiesa stessa , riscattato completamente molti anni dopo la sua morte dalla venuta a Barbiana per rendergli omaggio, di Papa Francesco.

Anche Piero ha rappresentato all’interno del Movimento e della stessa comunità civile in cui ha vissuto, con le sue affermazioni e convinzioni, una” sana provocazione” , come a suo tempo l’ha definita don Giancarlo Faletti copresidente del Movimento dei Focolari rispondendo a una sua domanda in un convegno internazionale.

Le testimonianze seguite alle relazioni ufficiali non sono state da meno e hanno approfondito alcuni aspetti inediti o di cui si parla nel libro come la realtà di Fontem, cittadella del Cameron in mezzo alla foresta, a cui il Movimento dei Focolari grazie all’intuizione e alla volontà concreta di Chiara Lubich ha dato grande impulso e vita,  realizzando un ospedale e una Scuola e soprattutto nel rispetto del contesto africano, realizzando una convivenza pacifica basata sull’amore scambievole fra le persone e i popoli lì presenti.

A Legri erano presenti fra il pubblico due medici pratesi, Francesco De Ninno e Daniela Mantellassi, che con Piero Taiti si sono recati a Fontem per dare il loro contributo professionale , volontario attraverso un progetto  di collaborazione in parte finanziato  dalla Regione Toscana e dall’Unicoop di Firenze.  Oltre i due medici erano presenti a Legri anche tre focolarine due toscane Laura Bazzini e Clelia Ferrini che hanno vissuto circa 30 anni a Fontem, la prima come medico internista responsabile dell’ospedale e l’altra come direttrice della scuola, la terza focolarina Marita, che ha conosciuto Piero proprio mentre si trovava a Fontem dove è vissuta per 6 anni.

È stata l’occasione per aggiornare tutti i presenti di come dopo 10 anni di guerra civile che non ha risparmiato la cittadella, ora il popolo Bangwa ha preso in mano tutta la situazione, l’ospedale non si è mai chiuso, e prossimamente riaprirà la scuola  e soprattutto lo spirito di unità e fratellanza insito nel carisma del Movimento, non si è mai spento , suscitando nuove risorse e speranza per una nuova fioritura della cittadella.

La dottoressa Anna Bevilacqua , medico geriatra, focolarina, collega e amica di Piero Taiti fin dagli anni ’80, ha testimoniato il suo lavoro instancabile e pioneristico nella costruzione dei servizi socio-sanitari rivolti ai portatori di disabilità e agli anziani .

Il “ modello pratese” della rete dei servizi, nel 1988 è stato preso come riferimento per stendere il Piano sanitario Nazionale dall’allora ministro Donat-Cattin. Il dr Moreno Masi, neurologo consulente dell’ANFFAS di Prato di cui Piero Taiti è stato Direttore Sanitario fino all’ultimo giorno della sua vita, ha dato anche lui una bella testimonianza del rapporto professionale e amicale .

E tanti altri presenti avrebbero potuto parlare come il direttore generale dell’Asl di Prato ai tempi in cui Piero era direttore sanitario dell’ospedale di Prato, poi divenuto capo gabinetto del presidente della Regione Toscana, o la dottoressa succeduta a Piero come responsabile del Dipartimento della Riabilitazione prima a Prato e poi di tutta l’USL Toscana Centro. Alcuni fra i fisioterapisti degli anni ’70 che con Piero hanno costituito il primo Centro di Riabilitazione territoriale nato prima del dipartimento dell’USL e ancora esistente, oggi è un centro accreditato e si chiama Fondazione C.Ri.D.A.

Il messaggio scritto per l’occasione dalla figlia di Piero, Chiara, esprime lo stupore e la sorpresa che ancora Piero Taiti è in grado di suscitare: «Quando mio padre è morto, è svanito con lui il sincero desiderio che avevo che lui conoscesse meglio la mia vita in comunità/famiglia , mi sarebbe piaciuto venisse a pranzo da noi al Soccorso , dove condivido da quasi trent’anni con la famiglia di Livia e del diacono Giuliano l’esperienza dell’affido. Non lo avevo mai fatto prima; non ero pronta. Quando lo sono stata, ormai era tardi. Ma oggi ho capito grazie all’iniziativa del libro, che non era mio padre a dover conoscere meglio il mio percorso spirituale e umano, ma io a dover conoscere il suo. Quello fatto con la comunità dei focolarini, quella che è stata per lui come una “famiglia” spirituale. Per questo comprerò e leggerò il libro.  No perché parla di mio padre, ma perché io, sua figlia, devo ancora incontrare l’uomo che era diventato e che non conosco davvero. Quindi io non posso che ringraziarvi: per questo contributo che avete con me e con tanti condiviso e per aver amato mio padre , di sicuro, , soprattutto nei momenti più difficili, grazie».

Un grazie va anche a Nicola Cirocco, marito di Luciana Scalacci una pioniera con Piero della fondazione del Centro del Dialogo , che ha voluto fortemente questa iniziativa a Legri e che l’ha arricchita proponendo un “Ciro pranzo” alla sua conclusione intonato al tema, quindi di piatti toscani come la polenta col cavolo nero, dando cosi la possibilità ai partecipanti di continuare il dialogo a tavola !

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