Verità e falsità in Medio oriente

Notizie di prima mano dai vescovi dell’Egitto e dell’Iraq.
attentato ad Alessandria d'Egitto
Notizie gridate, pompate, esagerate; e notizie assenti, sminuite, ridimensionate. Apprendere le notizie dai media su Egitto e Iraq è molto diverso dal sapere le informazioni da chi vive quelle vicende direttamente in prima persona. È questa l’impressione sperimentata incontrando il card. Antonios Naguib, patriarca di Alessandria dei copti d’Egitto, e mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad dei caldei, a Roma insieme ad altri vescovi della regione per i lavori conclusivi del Sinodo per il Medio Oriente.

 

Dal patriarca egiziano apprendo che la crisi tra Santa Sede ed Egitto – l’ambasciatrice presso la Santa Sede è stata richiamata in patria per consultazioni – è stata generata da un travisamento mediatico. «Le relazioni diplomatiche – chiarisce il patriarca – non sono interrotte e sono state distorte le parole del papa che non ha mai detto che in Egitto ci sono persecuzioni contro i cristiani. Leggete il suo discorso del 10 gennaio al corpo diplomatico e non troverete tali parole. Ha parlato della difficile situazione in Iraq, in Egitto, in Pakistan e altri Paesi. Citando l’Egitto e il Medio Oriente, ha fatto un appello ai governi dei Paesi della regione per proteggere i cristiani come cittadini».

Così, in effetti, si è espresso il papa: «Anche in Egitto, ad Alessandria, il terrorismo ha colpito brutalmente dei fedeli in preghiera in una chiesa. Questa successione di attacchi è un segno ulteriore dell’urgente necessità per i governi della regione di adottare misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose».

La notizia, che ha fatto il giro del mondo, è stata lanciata da un canale televisivo arabo, non egiziano. «Tale falsa notizia – spiega il patriarca Naguib – è stata ripresa da tutti i media egiziani senza controllare e verificare la fonte. La cosa assurda è che hanno preso per buona una notizia da un canale che fa sempre campagne contro l’Egitto. Resta il mistero per cui è stata rilanciata questa notizia».

 

Anche la decisione del consiglio dei ricercatori dell’università islamica di al-Azhar di sospendere il dialogo col Vaticano sarebbe generata dalle stesse accuse di ingerenza del Vaticano negli affari interni dell’Egitto rilanciate dallo stesso canale televisivo arabo. Ma il patriarca precisa: «A febbraio ci sarà a Roma un nuovo incontro di dialogo interreligioso coi rappresentanti di al-Azhar e fino ad oggi, a detta del card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, è confermata la loro presenza».

Nella vita quotidiana, poi, i cristiani in Egitto non sono perseguitati e c’è piena libertà di culto, anche se è difficile costruire nuove chiese per la lentezza delle pratiche burocratiche. «La maggioranza della popolazione musulmana – dice il patriarca – vive in pace coi cristiani, ma certamente ci sono dei gruppi estremisti fondamentalisti, che nulla hanno a che fare col vero Islam, che non vogliono i cristiani in Egitto. Sono piccoli gruppi molto ideologici e violenti che cercano di rovinare l’intesa tra cristiani e musulmani e creare l’odio reciproco». 

 

Ben più tragica di quel che sappiamo, purtroppo, è invece la situazione in Iraq. Gli attentati si susseguono senza riguardo per nessuno: cristiani e musulmani. La vita quotidiana è molto precaria, manca la benzina e l’energia elettrica è in funzione per due, tre ore al giorno. L’Iraq, un Paese ricco, che ha risorse per mantenere l’economia di tutto il Medio Oriente, è poverissimo. Manca un governo forte che sia in grado di far applicare e rispettare le leggi. «La maggioranza della popolazione – dice mons. Warduni – non si sente protetta e non si sa neanche a chi chiedere aiuto per risolvere i problemi. Abbiamo preso la parola al Parlamento europeo, tedesco, francese, italiano e facciamo un appello ai governi di tutto il mondo per portare pace in Iraq».

 

Tra le varie ipotesi, è anche circolata l’idea di dividere il Paese in tre parti, ma per mons. Warduni l’ipotesi non ha senso. «Il Nord e il Sud hanno il petrolio e noi al Centro che faremo? Come mangiamo? Una nazione che ha vissuto tanti anni insieme perché dividerla? Il mondo non ha già sperimentato l’esperienza negativa della separazione della Germania, della Corea e del Vietnam? Noi vogliamo unire, non dividere, ma se il bene del Paese è nella divisione, che si faccia. Io sono contrario». Vita precaria e prospettive incerte in un Paese sotto il costante pericolo degli attentati terroristici. «Se viene la morte – conclude mons. Warduni –, sia benvenuta, se il Signore lo vuole, così andiamo in Cielo, meglio di vivere qui in questo inferno».

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