Venuto al mondo

Margaret Mazzantini - Mondadori
Margaret Mazzantini
«Ho voluto dare dignità alle persone colpite dalla violenza: noi facevamo il bagno in Adriatico, a Sarajevo c’era l’orrore». Così l’autrice a proposito del romanzo, ora in tascabile, con cui ha vinto il premio Campiello 2009.

Struggente e lacerante, intimo ed epico, è un romanzo che ci porta alle radici di pace e guerra. Racconto dove tutto è estremo, l’orrore, la bellezza, anche la speranza che dalla notte più scura possa farsi strada la fievole luce dello sbocciare di qualcosa di nuovo e imprevedibile.

 

La telefonata di Gojko, poeta bosniaco non inquadrabile in schemi, amico fraterno di una giovinezza condivisa nei sentimenti e nelle aspettative, riporta Gemma a Sarajevo dopo 16 anni; insieme a lei il figlio Pietro, distratto e recalcitrante sedicenne. Un viaggio per conoscere quella città-confine tra Occidente e Oriente dove Gemma aveva incontrato, e dove era morto, il genovese Diego, il padre che il ragazzo non ha mai conosciuto, il “fotografo delle pozzanghere”, giovane, innocente e solare.

 

Il romanzo racconta dell’intreccio tra diverse storie d’amore, che riguardano i rapporti tra genitori e figli, tra fratelli, tra amici; storie che fanno da trama all’amore tra Gemma e Diego, intenso come la vita, bello come una favola, appassionato e imperfetto come tutte le cose vere. Ma il libro è anche la storia del cammino personale e drammatico di un uomo e una donna verso un figlio, racconto attualissimo di una maternità cercata a qualunque costo. Centrale il tema della menomazione di una maternità negata e del collegamento stretto tra la vita e la morte.

 

Le nostre false coscienze vengono denudate da una narrazione che, con la forza spiazzante di un thriller, ci catapulta tra le sfaccettature di un male assoluto, eppure sempre banale, senza offrire ripari, racconto di una lacerazione privata che diventa universale.

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