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Italia > Fare rete

Vent’anni di convivenza non sono razzismo

di Amanda Cima

- Fonte: Città Nuova

Questo lo striscione che ha accompagnato il corteo degli abitanti di Rosarno, che hanno manifestato contro la violenza e le accuse lanciate verso di loro negli scorsi giorni.

corteo rosarno

Abbandonati dallo Stato e criminalizzati dai media: così si sentono gli abitanti della Rosarno “sana”, che da due decenni accoglie gli immigrati africani. Circa duemila persone, tra cui una donna rimasta ferita durante le proteste e alcuni immigrati, hanno sfilato ieri pomeriggio per le vie del centro, dove rimangono ancora i segni degli scontri. Una risposta alle accuse di razzismo e xenofobia, oltre che una condanna della violenza «da qualunque parte provenga», come si legge nel comunicato diffuso dagli organizzatori. Anche i commercianti si sono uniti, chiudendo i negozi in segno di solidarietà. Perché non si aggiunga, all’ingiustizia del lavoro in condizioni disumane e della violenza, quella delle accuse a chi si è impegnato per l’integrazione. Prime tra tutti, le scuole: il liceo scientifico della città da tempo promuove incontri e convegni per conoscere la martoriata realtà del continente africano, ma anche la sua arte e cultura. Così da accogliere con maggior consapevolezza chi arriva da lontano.

 

Le iniziative contro il razzismo non si fermano: oggi alle 14 la Rete antirazzista cosentina manifesta a Crotone per esprimere la sua «indignazione per i gravi fatti accaduti a Rosarno». La scelta della città non è casuale: è lì che sono stati trasferiti molti degli extracomunitari. I segni concreti di solidarietà sono già partiti: delegazione della Rete si è recata in visita in ospedale ai migranti rimasti feriti negli scontri. Inoltre, fa notare la Rete, bisogna adesso interrogarsi sul futuro, sulle azioni immediate da mettere in atto, e sulle condizioni di salute dei cinque migranti arrestati su cui non si hanno notizie certe.

 

Proseguono intanto le indagini della procura di Palmi: allo stato attuale, non si esclude che durante una fase della guerriglia ci possa essere stata un’«azione preordinata» da parte della ‘ndrangheta. Saranno identificate e sentite le persone coinvolte nelle violenze, tra cui anche alcuni che avrebbero deliberatamente sparso notizie false allo scopo di acuire la tensione.

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