Valentino nella maturità

Alla caccia del nono mondiale per festeggiare i 30 anni. Con un desiderio: mettere su famiglia.

Èil campionato della monogomma: tutti con pneumatici Bridgestone. I valori in pista sono adesso più equilibrati e la stagione da poco iniziata si preannuncia quanto mai avvincente, come i primi tre gran premi hanno fatto vedere. Valentino Rossi, campione in carica, è chiamato ad un nuovo confronto con l’australiano Casey Stoner, in sella a quel missile rosso chiamato Ducati. Ma, quest’anno, i due non faranno gara a sé, come nella passata stagione. Hanno già mostrato le loro agguerrite intenzioni anche gli spagnoli Dani Pedrosa, su Honda, e Jorge Lorenzo, compagno di scuderia di Rossi e perciò particolarmente temibile. Per Valentino, la faccenda si fa appassionante. Più volte aveva ripetuto che il confronto solo con Stoner rischiava la noia. Quest’anno, avrà pane per i suoi denti. Avendo così poche gomme a disposizione – ha dichiarato a fine aprile -, ogni gara avrà la sua storia: può succedere di volta in volta che una moto si adatti meglio di un’altra. Si profila così un campionato interessante, con quattro piloti in lotta per il titolo fino alla fine. Riconfermarsi, dopo il successo dello scorso anno, è sempre difficile, anche per uno come lui, abituato a vincere. Ma non gli difetta certo l’entusiasmo: Guidare la moto e cercare di andare sempre più forte – ha ribadito ad inizio 2009, presentando la nuova Yamaha – mi rende sempre felice. Lo sono anche grazie alle persone della mia scuderia. La squadra. Vale, campione indiscusso, potrebbe dire: Io, io, io, eclissando ingegneri, tecnici e meccanici del suo staff. Invece sa riconoscere i meriti degli altri. Corro a questo livello dal ’96 – disse nel settembre scorso, dopo la conquista dell’ottavo titolo – e so quanto sia importante il clima che ti circonda: in Yamaha è sempre fantastico, anche nei momenti difficili. Quello che conta è avere gli uomini giusti al posto giusto. Scivolando in curva a Valencia, consegnò nell’ultima gara il mondiale 2006 ad Hayden, su Honda. L’anno successivo dovette inchinarsi a Stoner. Vale non dominava più, dopo cinque stagioni di assoluto primato. Il mio problema era che non ero più sereno – confessò -. Io, come tutti, soffro se qualcosa intorno a me non mi piace e, soprattutto, se non sono capace di cambiarlo. Che brutto andare a letto e dire: non hai avuto il coraggio. Caspita! Anche chi ha il fegato per andare a 300 all’ora può sentirsi un codardo. Non riusciva a ribellarsi a certe cose che mi consigliavano di dire sui miei avversari. Ora che decido io, parlo poco di loro e sono molto leale. È importante riconoscere il potenziale altrui. Non farlo è da stupidi. La sportività conta. Problemi ci furono anche fuori dai circuiti. Più precisamente, con il fisco. L’immagine guascona ma corretta di Valerossi sbiadì di colpo presso tifosi e opinione pubblica. Il ragazzo sbandò. Poi, si riprese. Dette il benservito al suo manager e provvide in proprio, iniziando a gestire sé stesso. La residenza a Londra, fu accertato, serviva solo per non pagare le tasse. Al suo indirizzo di Tavullia, 8 mila abitanti in terra di Marche al confine con la Romagna, l’Agenzia delle entrate ha presentato il conticino del dovuto: 43 milioni di euro per tasse non pagate. Ecco perché aveva un sapore intenso la conquista del mondiale 2008: indicava che il pilota e la persona non erano finiti. Certo, aveva impiegato due anni a ritornare al titolo – Scusate il ritardo, c’era scritto sulla maglietta da lui indossata per festeggiare l’ottavo alloro -, ma ce l’aveva fatta e dimostrava che non aveva imboccato il viale del tramonto. Anzi. L’aveva infatti definito il mondiale della maturità, ed aveva aggiunto un dettaglio di enorme portata per un pilota che cannibalizzava i campionati: In questi anni sono cambiato, ho imparato a perdere, aggiungendo poi un valentiniano ma non mi sono stancato di vincere. Oggi è davvero diverso, probabilmente migliore – riconosce Filippo Falsaperla, della Gazzetta dello sport, uno che lo osserva da anni -. Soprattutto riesce a stare in mezzo alla gente: agli amici, certo, ma anche a quelli che fino ad un anno fa considerava dei nemici da tenere a distanza. Il 16 febbraio scorso Rossi ha compiuto 30 anni. È stata l’occasione per un consuntivo. Rimpianti? Non ne ha di particolari, e c’è da credergli con la vita che fa, ma ha spiegato la ragione di fondo: Non sono una persona che rimane legata al passato, cerco sempre di andare avanti. Nel carniere ha motivi per essere soddisfatto: Riguardo alle gare, ho tanti momenti da ricordare, mentre nella vita tra le cose più belle ho il rapporto con la mia famiglia e con gli amici. E commentava: Sono cose speciali, e per questo sono fortunato. I miei genitori, Graziano e Stefania, sono le persone più importanti, perché mi hanno fatto crescere molto serenamente e questo ora che ho 30 anni lo vedo, me lo ritrovo. Futuro. Correrò in moto, con la Yamaha, per altri due anni. Poi dovrò decidere cosa fare. Se continuare e puntare a battere i record di Agostini (123 vittorie iridate) oppure cambiare e fare qualcos’altro. Ma cosa?. L’augurio che lui stesso s’è fatto è vincere il mondiale di quest’anno. Ma che allo scanzonato e non fidanzato Valentino la maturità sia arrivata ne è prova la seconda parte dell’augurio a sé stesso: Mettere su famiglia e avere dei bimbi.

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