Vacanze alternative

A causa della pandemia da coronavirus e dei suoi effetti, anche economici, queste vacanze estive si presentano davvero particolari. Qualche suggerimento per viverle comunque in pienezza. Sulle vacanze, vedi anche l'approfondimento su Città Nuova di luglio

Il concetto di vacanza assume per ciascuno significati diversi a seconda della fase di vita, dello stato sociale, delle ambizioni che si hanno. Di per sé le vacanze sono un tempo di riposo e rigenerazione, tempo in cui stare di più con i propri cari, fare nuove scoperte, aprire la mente e mettere a riposo corpo e cervello. Ciascuno secondo il bisogno che ha.

Nei decenni passati grande scalpore e dibattito hanno suscitato i dati di una ricerca che evidenziava le cosiddette “vacanze talpa”. Cose degli anni ’60, quando all’inizio del boom economico non tutti potevano permettersi di andare in vacanza e quando “vacanza” era sinonimo di una stagione, ma anche di uno status sociale raggiunto? Non proprio.

Sul varcare del secondo millennio si stimava, infatti, che circa 3 milioni di italiani rimanessero nascosti in casa a fingere vacanze mai fatte simulando ad arte con i vicini di casa, a cui veniva chiesto di accudire le piante. Si era in piena crisi e molti provavano vergogna nel dover ammettere di non poter fare una vacanza così come fino a quegli anni era intesa.

Da allora molto è cambiato, ma molto resta uguale. È cresciuta la diffusione e l’accessibilità ai voli, si sono arricchite le offerte turistiche sempre più a portata di ogni tasca, è aumentata la frequenza con cui si creano interruzioni, seppur brevi, durante l’anno lavorativo. Ad essere cambiato è il concetto di vacanza in se stesso: la durata si è accorciata, si integra la visita a parenti ed amici con i viaggi insieme al proprio nucleo in esplorazione di città o natura, si diffondono sempre più i viaggi da soli ma in gruppo e i last minute prendendo ciò che c’è immediatamente disponibile.

Siamo diventati più attenti ed esigenti rispetto ai nostri personali bisogni come singoli e come nuclei familiari, da una parte, ma più flessibili e accomodanti dall’altra. Ma quanto abbiamo imparato a dare valore alla nostra personale esperienza piuttosto che assecondare le spinte a metterci a confronto, che creano poi il sentimento di vergogna?

E questo anno? Come saranno le vacanze 2020?
Vecchie e nuove situazioni si incastrano. Le difficoltà economiche tornano a farsi sentire per molti, soprattutto per chi ha perso o ha avuto un calo nel lavoro, ma non solo. Ci sono difficoltà per chi ha dovuto usare le ferie nel lockdown, per chi avrebbe voluto andare a trovare i parenti e questo anno medita se prendere in affitto una casa piuttosto che soggiornare da loro.

Lo studio dei trend da parte delle varie associazioni di settore su alloggi, mete e durata delle vacanze è già partito da tempo per questa stagione estiva così anomala. E ci si chiede come l’adeguamento del proprio personale stile di vacanza all’attuale situazione possa influenzare anche il modo di fare vacanza in futuro.

Chi è abitudinario ha la sua occasione per scoprire quante cose si possono ancora fare al di là dell’usuale. Chi è esploratore non avrà difficoltà a trovare qualcosa di adatto a lui e forse potrà essere dà stimolo a molti altri con i suoi input. Chi è più sedentario si sentirà finalmente a suo agio in questa generale riduzione di mobilità esterna, che non sempre corrisponde alla stessa velocità della sua mobilità interiore. Chi ama viaggiare in compagnia può ancora farlo con qualche piccola accortezza e variante, allenandosi ad andare oltre le istintive resistenze all’accettazione delle attuali misure minime di distanziamento fisico.

Il mio invito è a non lasciare che il proprio concetto di vacanza risenta più del dovuto del peso del portafogli se non si vuole rimanere delusi – e non solo oggi con gli effetti Covid-19 – ma anche in ogni situazione altalenante della vita. Piuttosto che chiudersi in casa ed inscenare vacanze mai fatte, meglio sarebbe osare dare valore a ciò che è praticabile e a portata di mano. Chissà quante nuove cose, posti ed esperienze si possono esperire in modo del tutto impensato. Basta la giusta disposizione d’animo a cambiare le cose.

Potremmo, forse, in virtù di questa occasione, divenire tutti un po’ più flessibili e maturare esperienze anche di luoghi di cui fino ad allora non ci eravamo sentiti attratti? Chissà. Non è escluso. Certo alcune rigidità comportamentali potrebbero ammorbidirsi creando la condizione esistenziale necessaria ad attraversare ogni tipo di sfida o prova nella vita.

In fondo essere resilienti vuol dire questo: usare le risorse disponibili. Allora al via con le esplorazioni, ma anche con i modi nuovi di conoscere posti già noti con la gioia di rivederli dopo tempo, di riviverli con le persone a cui non li avete mai mostrati, di vedere come si sono trasformati nel tempo e, forse, anche un po’ per riappropriarsene, con gli occhi nuovi del proprio presente.

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