Usa, libri “bomba” contro il presidente Trump

Memorie dalla Casa Bianca, saggi e rivelazioni di collaboratori, soprattutto di ex collaboratori, biografie di famiglia. I libri su Trump spopolano negli Usa e non solo. E non si tratta soltanto di un fenomeno editoriale.  

L’ultimo colpo di scena sulla saga editoriale del libro di John Bolton, ex Consigliere alla sicurezza nazionale, è di ieri. Una lettera di 18 pagine scritta da un’alta funzionaria della Casa Bianca incaricata delle supervisione delle bozze è stata depositata in tribunale: contiene una lunga serie di accuse contro lo staff presidenziale per aver esercitato pressioni su di lei e per aver affermato falsamente che il libro contiene materiale riservato.

The Room Where It Happened: A White House Memoir” (La stanza dove accadde: una memoria dalla Casa Bianca) disegna un pesantissimo ritratto del presidente che gestisce la Casa Bianca tra interessi personali e incapacità operative. Un presidente che vede una critica ad una sua idea come un insulto alla sua persona, che confonde date e luoghi, persone e situazioni: questa è la cupa descrizione di Bolton su cui è stata aperta anche un’indagine penale, dopo che un tribunale aveva provato a bloccare senza successo la pubblicazioni del testo. Tutte pressioni al di fuori dello stato di diritto, secondo la lettera depositata ieri.

Altro libro che ha inchiodato il presidente nelle sue responsabilità sulla mancata gestione della crisi del Covid, è quello di Bob Woodward, il giornalista del Washington Post che insieme al collega Carl Bernstein investigò sul coinvolgimento della presidenza Nixon nel caso Watergate, fino a costringere il presidente alle dimissioni. Nel libro di Woodward, intitolato “Rage” (Rabbia) si legge  che Trump era stato avvertito dai suoi consiglieri fin dal 28 gennaio di cosa stava accadendo con il Covid-19 e sulla pericolosità del virus per gli Usa, ma il presidente preferì la strategia della minimizzazione, come ha confermato lui stesso in una telefonata registrata del 7 febbraio con il giornalista.

La campagna elettorale continua a surriscaldarsi con nuove rivelazioni, accuse e smentite che si giocano non più sui palchi e nei dibattiti tv, ma nelle librerie, dove le pubblicazioni su Trump continuano a far stampare milioni di copie. Altro libro di fuoco è “Disloyal” (Sleale), scritto da Michael Cohen, l’ex avvocato di Donald Trump, che è stato consulente legale del presidente per 12 anni e sta scontando una condanna patteggiata per evasione fiscale, finanziamenti illegali alla campagna elettorale di Trump e per aver mentito, mentre era sotto giuramento, al Congresso. Cohen ce l’ha con il presidente che lo ha abbandonato al suo destino dopo averne coperto per anni le malefatte, come il ricatto con foto compromettenti al leader degli evangelici, Jerry Falwell Jr, per ottenerne l’appoggio politico. O ancora le modelle escort pagate per non rivelare gli incontri con il tycoon, o la connivenza del settimanale National Enquire che comprava in esclusiva foto imbarazzanti e non le pubblicava per fare un favore a Trump. E ancora le frasi razziste contro le minoranze, gli afroamericani, gli ispanici, contro Obama e contro Mandela.

Peter Ztrzok, ex agente dell’Fbi responsabile del controspionaggio, che ha aperto le indagini sul Russiagate sotto la direzione del procuratore speciale Robert Muller, poi costretto alle dimissioni per uno scambio di mail in cui criticava l’operato di Trump, ha scritto: “Compromized” (Compromesso), dove racconta le collusioni dell’allora candidato Trump con gli oligarchi russi. Licenziato ingiustamente per le mail, che non avrebbero mostrato la sua imparzialità, Ztrzok è stato reintegrato nel suo ruolo, ricevendo anche gli arretrati.

Altro libro che Trump ha provato a far bloccare in tribunale è quello della nipote Mary Trump, figlia del fratello maggiore del presidente, in “Too Much, Never Enough” (Troppo, mai abbastanza) traccia un terrificante ritratto famigliare a base di vendette, manipolazioni, imbrogli tra gli stessi congiunti del presidente che, senza nessuna remora morale, scavalca tutti e tutto per il suo vantaggio personale.

Ci sono poi molti testi anche editi e redatti da supporter del presidente, uno degli ultimi è quello del conduttore di Fox Business, Lou Dobbs, intitolato “Il secolo Trump: come il nostro presidente ha cambiato per sempre il corso della storia”, elogiato anche nei tweet presidenziali, ma che non brilla nelle vendite.

Infine, ci sono anche pubblicazioni sulla moglie Melania. L’ultimo: “Melania and Me: The Rise and Fall of My Friendship with the First Lady” (Io e Melania: ascesa e caduta della mia amicizia con la first lady), è di Stephanie Winston Wolkoff, ex amica e consigliera della first lady, costretta a lasciare l’amministrazione a seguito della diffusione di notizie di spese eccessive per l’inaugurazione presidenziale.

Negli ultimi quattro anni, ci sono stati più di 1.200 titoli su Trump, rispetto ai circa 500 sull’ex presidente Barack Obama. Questo spiega quanto l’arena politica in cui si muovono gli Usa è sempre più incandescente, al punto che gli stessi editori si augurano che Trump non twitti su un libro che gli piace ma su uno che detesta, perchè questo garantirà vendite e introiti, ma non è detto che questo accompagni un sano dibattito democratico, soprattutto in vista delle prossime elezioni.

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