Un’utopia condivisa

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È una festa che non ti aspetti. Una samba scatenata risuona nell’hangar della Fiera di Rimini per la trentunesima Convocazione nazionale di Rinnovamento nello Spirito. L’inizio sorprende e travolge. 120 elementi dell’orchestra, con tanto di assolo di tromba e sezioni di fiati spinti fino allo scoppio dei timpani coinvolgono la sala in trenini improvvisati che serpeggiano tra le 20 mila persone giunte da tutta Italia. Persone anziane, bambini, preti e suore ballano a ritmo sudamericano portando una ventata di freschezza e gioia contagiosa. È gente normale che sventola bandiere, batte le mani a tempo e canta ad una sola voce: Mi pensiamento eres tu Segnor. Ci vuole un bel po’ per placare l’allegria e cominciare il programma. È il 2 maggio pomeriggio di una fresca e assolata giornata primaverile, e mentre molti approfittano del ponte per portare i bambini in riviera e nei parchi giochitematici, qui in Fiera si parla di memoria grata della Pentecoste dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità con Giovanni Paolo II nella ricorrenza del decennale. La tentazione di portare al mare i miei bambini è forte; invece, man mano che si dipanano gli interventi di Andrea Riccardi (Sant’Egidio), Eli Folonari (Focolari), Jesus Carrascosa (Cl), Salvatore Martinez (Rinnovamento nello Spirito), si assiste ad una storia di amicizia raccontata a più voci che fa intravedere un cammino corale, inizia- to nel maggio del 1998 a piazza San Pietro e di cui non si conosce la partitura successiva se non che è scritta in Cielo. Si vede tra loro una stima, un rispetto, una comunione già in gran parte realizzata che porterà frutti per la nuova evangelizzazione, perché, come ben sottolinea Jesus Carrascosa da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri. La sessione è dedicata a Chiara Lubich che è stata decisiva nel generare e portare avanti il dialogo tra i movimenti ecclesiali. E quella comunione che oggi sembra normale, la collaborazione e l’amicizia, l’organizzazione di grandi eventi europei; ieri non esisteva e non era, forse, pensabile. In questo clima – esordisce Andrea Riccardi – respiro l’amore, l’amore che vi unisce e che ci unisce. E ringrazia Salvatore Martinez che, da uomo fine dello Spirito, ha avuto la bella idea, di convocare i rappresentanti dei movimenti per parlare di Chiara Lubich. Nel suo intervento Andrea Riccardi tratteggia un ritratto di Chiara da cui traspare un sentimento forte di amicizia e la prospettiva storica di un messaggio profetico che è valido per gli anni a venire. Non si tratta di una commemorazione perché, dice, Chiara è morta ma non è muta . La sua testimonianza, infatti, continua a parlarci ed è valida per il mondo di oggi. Si sente spesso dire che il suo ideale è un’utopia, ma Chiara – sottolinea – è stata una donna di grandi sogni, smisurati e universali che non sono utopie perché praticava i suoi sogni in Gesù. Il suo ideale dell’unità, del resto, matura proprio nelle ferite della storia, durante la follia dei totalitarismi, nella guerra violenta e sanguinosa che è il tempo della massima divisione. Nasce da una profonda scelta di Dio e del Vangelo che la fa aderire alla realtà che la circonda, per generare una visione nuova della vita. E lo ha fatto in modo semplice, da piccola donna della provincia italiana, con l’amore, facendo cose grandissime perché non è restata prigioniera dell’impossibile, del limite che interdice il sogno e la speranza. Ma la figura di Chiara non è quella di un’eroina tragica, di una protagonista della scena. La forza di questa donna debole – conclude Riccardi – era l’essere insieme nel nome di Gesù, cioè la comunità, e la forza della preghiera unanime, Gesù in mezzo. Essere uniti nel nome di Gesù – questa l’eredità di Chiara – è, dunque, la condizione primaria per amare, per vivere un sogno. Ed è la spiritualità di Gesù in mezzo che rende disponibili a tutte le avventure di amore perché senza i fratelli e le sorelle non si può amare alla grande. E la stessa comunione tra i movimenti ecclesiali nasce dall’impegno preso da Chiara a piazza San Pietro davanti a Giovanni Paolo II nel maggio del ’98. Tutti hanno scoperto con stupore – sottolinea Eli Folonari nel suo intervento – di non essere soli, hanno imparato a conoscersi ed amarsi, hanno sentito di essere uniti nell’impegno di irradiare, anche se ciascuno a suo modo, la luce di Cristo nella storia degli uomini . Il segreto della comunione è l’amore reciproco instancabilmente coltivato da Chiara nel cuore di tutti, prendendo l’iniziativa e stringendo con tutti i fondatori un patto dell’amore scambievole che continua e si rinnova anche oggi anche con lei in Cielo. Questo patto – propone Eli Folonari alla sala – se attuato, farà esclamare alla gente, come al tempo dei primi cristiani: Guarda come si amano e l’un per l’altro sono pronti a morire. Perché l’amore è l’insegnamento cardine del cristianesimo, è quello che fa scoprire e valorizzare il dono che ogni movimento custodisce in sé e fa dilatare il cuore sulla Chiesa intera e verso la fratellanza universale. E la Chiesa è la continuità della presenza di Cristo oggi attraverso il segno della comunione tra i movimenti e tra tutti i cristiani. L’unità è il segno della presenza di Cristo oggi nella Chiesa – dice Jesus Carrascosa – e noi così diversi ci amiamo e ricreiamo permanentemente la comunità cristiana. E senza un ispiratore nascosto niente sarebbe possibile. È lo Spirito Santo che ha teso queste trame – sottolinea Salvatore Martinez – per una grande testimonianza comune. La nostra è un’amicizia imbevuta di Spirito Santo che vuole l’unità della Chiesa per realizzare il Che tutti siano uno affinché il mondo creda.

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