Uno scrittore in guerra

Recensione

Una sorpresa. Conoscevamo il Grossman scrittore, quello del magnifico Vita e destino, ma pochi sapevano che anche il Vasilij giornalista era professionalmente un grande. Non c’è altro aggettivo, mi sembra, che possa sintetizzare la produzione da reporter di guerra del giovane comunista ed ebreo, inviato sui campi di battaglia della guerra tra tedeschi e russi tra il 1941 e il 1945.

Un grande, perché l’inviato speciale della Stella rossa, il giornale dell’esercito sovietico, riusciva ad essere incisivo, disprezzava il pericolo, riusciva a far parlare i suoi interlocutori senza assalirli di domande ma mettendoli a proprio agio, in modo che esprimessero i sentimenti più profondi e i fatti più delicati.

Una vera e propria arte del giornalismo emerge dai piccoli taccuini, che Grossman vergava con la sua minuta scrittura, ora riproposti in versione critica da Antony Beevor e Luba Vinogradova. Nei taccuini emerge il vero pensiero dello scrittore, sapendo che spesso i suoi articoli venivano censurati dai suoi superiori, che pure avevano chiaro il valore del loro giornalista.

Dai taccuini emerge la progressiva comprensione, da parte di Vasilij, delle menzogne del regime, in particolare relative alla questione ebraica. Un piccolo capolavoro da consigliare non solo ai reporter di guerra, ma anche a tutti coloro che vogliono intraprendere il mestiere di giornalista. Perché per scrivere bene i supporti digitali possono essere utili, ma non sostituiranno mai la forza del pensiero.

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