Unità nel cammino

Da qualche tempo in qua, il vento dello Spirito, ancora una volta soffia con forza nel segno di un rilancio del cammino verso la piena unità con nuova lena, rasserenante fiducia in Dio e restaurata speranza. Riprende a soffiare in poppa il vento dell’ecumenismo? Sembrerebbe di sì. E non si tratta – par di capire – di un fatto emotivo e contingente

Mi ha sorpreso, non è molto, un invito inatteso giuntomi via e-mail. Il responsabile per l’ecumenismo della Chiesa cattolica di Georgia mi proponeva una visita in quelle terre per proseguire nel cammino di dialogo e collaborazione con la Chiesa ortodossa in sintonia col clima nuovo che si respira dopo la recente visita di papa Francesco.

Un segnale tra i tanti che la stagnazione quando non il pessimismo, in campo ecumenico, segnano ormai un periodo che si sta chiudendo dietro le nostre spalle, anche se gli ostacoli – diciamolo chiaro – sono ancora molti e di peso. Il fatto è che, dopo i primi gesti di sapore profetico che hanno inaugurato la svolta ecumenica nella stagione dell’immediato postconcilio col fiorire promettente del dialogo della carità, il dialogo portato avanti sul livello della verità teologica negli anni che sono seguiti ha finito invece col registrare, a seguito dell’iniziale entusiasmo, crescente stanchezza e molta disillusione.

Da qualche tempo in qua, però, il vento dello Spirito, ancora una volta sembra aver cambiato direzione e soffia con forza nel segno di un rilancio del cammino verso la piena unità con nuova lena, rasserenante fiducia in Dio e restaurata speranza. Basti pensare, di recente, oltre a quello in Georgia, al viaggio di papa Francesco in Svezia in occasione dei 500 anni della Riforma di Lutero, al suo viaggio a Lesbo col patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, all’incontro a L’Avana con il patriarca di Mosca Kyrill.

Riprende dunque a soffiare in poppa il vento dell’ecumenismo? Sembrerebbe di sì. E non si tratta – par di capire – di un fatto emotivo e contingente. L’ho costatato nel corso dell’ultima plenaria del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, di cui sono consultore. L’atmosfera è stata davvero altra rispetto a quella che si respirava solo qualche tempo fa.

Sulle tracce di una bella relazione del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio, si è fatto il punto sul modello di unità che emerge dal dialogo tra i diversi partner del cammino ecumenico.

«Nessuna Chiesa – ha sottolineato Koch – è tanto povera da non poter apportare il suo insostituibile contributo alla più ampia comunità cristiana. E nessuna Chiesa è tanto ricca da non aver bisogno di essere arricchita dalle altre, sapendo che ciò che lo Spirito Santo ha seminato in altre comunità cristiane – come insegna papa Francesco – può essere raccolto come un dono anche per noi».

Dai diversi report presentati in plenaria si sono profilati risultati sostanziosi. Penso al documento su primato e sinodalità nel primo millennio siglato a Chieti, lo scorso settembre, dalla Commissione teologica mista cattolico-ortodossa. O alla positiva eco suscitata dal documento del Consiglio ecumenico delle Chiese: La Chiesa: verso una visione comune. O ancora allo spirito con cui stanno prendendo forma i percorsi di dialogo con i nuovi movimenti di matrice pentecostale con cui, sinora, sembrava difficile poter trovare anche solo qualche punto di contatto, mentre il recente documento della Chiesa cattolica sulla “co-essenzialità” tra doni gerarchici e doni carismatici dischiude nuovi orizzonti.

Ma ciò che più ha colpito e ha dato speranza è l’approccio per molti versi inedito che papa Francesco ha  introdotto nelle relazioni ecumeniche e nell’impegno per raggiungere l’unità che coinvolge tutti i cristiani. Si tratta – l’ha ribadito in più occasioni, negli ultimi tempi – di guardare all’unità non semplicemente come a una meta da guadagnare, anzi da attendere come dono da Dio. Ma di vivere il cammino ecumenico esso stesso come un’esperienza di unità: accogliendo da Dio e mettendo in atto con realismo e creatività tutto ciò che sappiamo e sperimentiamo come espressione dell’unità che c’è già tra noi per la fede e il battesimo. A partire dall’andarsi incontro con sincero amore e calda solidarietà, da veri fratelli e sorelle in Gesù.

Mi dicono – a testimonianza di ciò, se ve ne fosse bisogno – che in Georgia le relazioni tra i membri della Chiesa ortodossa e di quella cattolica ancora profumano dell’abbraccio fraterno, intenso e profondo tra papa Francesco e il patriarca Elia II. Un evento inatteso, semplice come le cose di Dio ma foriero d’inaspettati frutti.

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