Un’idea, tanti progetti

“Il cuore si scioglie”: un’iniziativa di solidarietà verso i paesi del sud del pianeta promossa da Unicoop Firen-ze. La collaborazione fra mondo laico e cattolico, fra istituzioni civili e forze imprenditoriali. Metti insieme un sistema territoria-le con un dinamismo impressionante nella promozione di iniziative per la pace e la solidarietà in giro per il pia-neta; una Regione a cui è riconosciu-to un primato, non solo italiano, nel campo della cooperazione internazio-nale; una fitta rete di collaborazione tra mondo civile, ecclesiale, finanzia-rio, imprenditoriale… Se hai svolto bene le operazioni il risultato dovrebbe darti: Toscana. Ed è proprio in quel di Toscana che si svolge nel mese di dicembre un’iniziativa molto particolare. Po-trebbe sembrare a prima vista una delle tante proposte di solidarietà che, soprattutto sotto Natale, proliferano un po’ ovunque. Ma è una solidarietà davvero singolare, questa. Il fatto è che sempre in questa regione di cui gli abitanti vanno fieri e della quale i visitatori rimangono affascinati, esiste pure un’azienda nata nel lontano ‘800 da un moto di solidarietà tra le persone della classe operaia e che oggi è la più grossa cooperativa d’Italia con un giro d’affari di due miliardi di euro, 7500 dipendenti, un milione di soci, ovvero l’Unicoop Firenze. Ad appena 20 chilometri dal capo-luogo toscano, per altro verso, si è in-sediata da più di quarant’anni la pri-ma di 33 cittadelle del Movimento dei focolari sparse nei cinque conti-nenti: conta attualmente 800 abitanti di 70 nazioni e sta vedendo concre-tizzarsi il “sogno” di un polo indu-striale ispirato ai princìpi dell’Economia di comunione; nella stessa Firenze poi, e in tutta la Tosca-na, la presenza del movimento è ca-pillare e risale agli inizi del diffondersi dell’ideale dell’unità già verso la fine degli anni Quaranta. Quella che stiamo per raccontarvi è la storia di una scoperta prima e di una successiva collaborazione che a qualcuno potrebbe risultare originale. Ma che ben si inserisce nel solco di una tradizione, come appunto pos-siamo notare. Veniamo ai fatti. Dal 2000 Unico-op Firenze è impegnata in un grande progetto di solidarietà verso i paesi del sud del pianeta. Lo sta realizzan-do insieme al mondo del volontariato laico e cattolico. Negli anni scorsi so-no stati partner della campagna “Il cuore si scioglie”, (questo il suo no-me), Centri missionari, Arci, la Con-ferenza episcopale toscana, il Proget-to “Agata Smeralda”, il movimento Shalom, le suore francescane di Santa Elisabetta, alcune ong. La cooperativa mette di suo i capitali per la costru-zione di scuole, centri di accoglienza e di cura, aziendine che creino oppor-tunità di lavoro. I fondi raccolti con la campagna, che si svolge principal-mente in dicembre con dei presìdi in tutti i punti vendita Coop, servono invece per le adozioni a distanza che assicurano cibo, cure e istruzione ai bambini del posto. Cinquemila le a-dozioni realizzate lo scorso anno con un incremento del 66 per cento ri-spetto all’anno precedente. E notevoli le realizzazioni (vedi foto). Quest’anno alla “compagnia” si uni-sce un altro soggetto: il Movimento dei focolari. «Perché ha nel suo dna i valori più vicini a quelli che noi si vuole portare avanti, quali la solida-rietà, la pace, l’impegno per i diritti umani – sottolinea Claudio Vanni, re-sponsabile relazioni esterne di Unico-op -; ha sviluppato un’intensa attività di cooperazione internazionale; ha un forte radicamento sul territorio e la capacità di coinvolgere i giovani». Ma facciamo un salto indietro e cerchiamo di capire cosa c’è dietro questo progetto giunto oramai alla sua quinta edizione. C’è un’ispirazione, quella iniziale, che ha fatto nascere ancora nell’Ottocento queste cooperative di consumo, per garantire la sopravvivenza alle persone con meno disponibilità economica. “Ogni campanile una cooperativa” era il motto che ben descriveva la dif-fusione capillare già allora. Ci sono centinaia di volontari che promuovo-no iniziative le più fantasiose e diver-sificate. «Il loro compito principale – ci spiega Claudio Vanni – è quello di controllare che la cooperativa svolga la sua funzione che è quella di offrire ai propri soci il miglior prodotto al prezzo più basso. Poi però, al di là dell’aspetto alimentare, nascono una serie di attività con le scuole, l’impegno per l’ambiente, la solidarie-tà, le attività ricreative, il turismo, la cultura… Ad esempio svolgiamo un’azione di educazione al consumo consapevole con le scuole dell’obbligo che tocca cinquantamila bambini l’anno». C’è l’attenzione al consumatore che non è sbrigativamente «una per-sona a cui rifilare un prodotto» così come predomina l’orientamento ver-so un’economia solidale, partecipata. «Per questo – è ancora Vanni – siamo rimasti piacevolmente sorpresi quan-do abbiamo conosciuto il progetto di economia di comunione portato a-vanti dai Focolari; alla fine i valori si ritrovano». C’è un’attenta osservazione del mercato che genera iniziative in con-trotendenza. «Dal nostro osservatorio siamo in grado di capire attraverso gli acquisti dove va il consumatore anche dal punto di vista del comportamento – continua –. Si è evidenziato che stanno prevalendo comportamenti individuali più che orientamenti di re-sponsabilità collettiva. Così ci siamo interrogati se potevamo dare un con-tributo perché si rafforzasse la cultura della solidarietà contro la cultura dell’individualismo. Siamo andati dall’allora card. Piovanelli e gli ab-biamo chiesto se era disponibile a la-vorare con noi per questo. Partendo da un’idea semplice: in Toscana c’è in tutti i paesi un supermercato, una parrocchia, una casa del popolo. Per-ché non ci si mette insieme e si crea, partendo dall’aiuto ai bambini del sud del mondo, una rete di solidarietà? Così è nato “Il cuore si scioglie”». C’è la capacità di mettersi in gioco aprendosi al nuovo e al diverso. «Io sono un uomo che viene dalla sinistra, ma ho scoperto un mondo, quello dei missionari che m’ha fatto star bene – confida –. Il conoscersi, il lavorare in-sieme su degli obiettivi, che poi sco-priamo avere in comune, è una ric-chezza grossa che aggiunge valore all’iniziativa. Anche la nuova collabo-razione coi Focolari sarà un momento in cui le persone delle nostre sezioni con le comunità locali del movimento si scoprono. Qui nasce tutto un mo-do di conoscersi che parte dalla cam-pagna ma che poi genera nuovi rap-porti, senza paura di “contaminarsi”. A chi nel passato aveva avuto qualche perplessità in questo senso il nostro presidente Campaini aveva risposto: “Abbiamo mica paura di confrontarci con gli altri?”. E lo stesso succedeva dall’altra parte. Dopo cinque anni posso dire che questa è stata l’esperienza più bella da quando sono in cooperativa. Io ero dell’idea che era la politica che doveva cambiare le cose, ma ho capito che anche noi nel frattempo si deve far qualche cosa, ti-rarci su le maniche per dare a questa gente gli strumenti per una vita più dignitosa. Ecco la reciprocità che aiu-ta a crescere meglio». Uno che si rimbocca di continuo le maniche è Massimo Toschi, assessore regionale alla cooperazione interna-zionale, al perdono e alla riconcilia-zione dei popoli. Un assessorato nato appena il 6 maggio scorso, proprio grazie alla sensibilità del presidente Martini e, appunto, di Toschi, che da alcuni anni è attivamente impegnato in progetti di cooperazione in Suda-frica come in Terra Santa, in Burkina Faso, in Algeria, in Sierra Leone, in Iraq, nei Balcani… Convinto assertore che la pace nasce dal «riconoscere le responsabilità di ciascuno verso il do-lore dell’altro e dunque dal perdo-no», sostiene anche che «ci vuole una cooperazione che produca la pace. E se oggi la guerra può essere fatta da tutti, lo stesso è per la pace. Le orga-nizzazioni internazionali, gli stati, i governi devono fare il massimo, ma anche le atre istituzioni possono fare tantissimo. Ciò che conta è avere grandi idee e saper rischiare per por-tarle avanti». Ma succede anche ad un assessore attivissimo di fare un po’ di vacanza. «Quest’estate – racconta Toschi – mentre facevo un breve periodo di fe-rie mi son trovato a leggere in un paio di giorni La dottrina spirituale di Chiara Lubich, una lettura che mi è rimasta dentro. Mi ha colpito il rac-conto che veniva fatto su Fontem. Lo ripensavo soprattutto come un luogo di incontro tra popoli ed etnie, non tanto come un posto in cui s’era co-struito l’ospedale, la falegnameria… quello si fa dappertutto. In quegli stessi giorni ho incontrato Turiddu Campaini, presidente Unicoop e Claudio Vanni. Si parlava della neces-sità di allargare la cooperazione, di coinvolgere la società toscana, i gio-vani. Ho buttato lì l’idea di collabora-re col Movimento dei focolari. In set-tembre la risposta positiva. «Sarebbe bello avere un rapporto col mondo cattolico non solamente istituziona-le», mi ha detto al telefono Claudio Vanni. Ho indicato Fontem, proprio perché rappresenta un luogo di supe-ramento del conflitto etnico. Ero convinto che si trattava del progetto giusto, un piccolo progetto se si vuo-le, quello di costruire il reparto di malattie infettive dell’ospedale, ma dentro una grandissima idea, quella che le etnie possano convivere fra di loro». Così Fontem, laboratorio perma-nente di una socialità originale, è di-ventato il progetto nuovo della cam-pagna. Neanche a farlo apposta poi, un “pezzo” di Firenze è già a Fontem. Laura e Clelia, entrambe di queste parti, vivono e operano infatti da un pò di anni nella cittadella camerunese sorta ad opera dei Focolari, ben nota ai nostri lettori. Un “miracolo” nella foresta, come è stata definita l’esperienza che ha visto in questi quarant’anni circa la trasformazione di un luogo dove la mortalità infantile elevatissima poneva la popolazione a rischio estinzione, ad un ridente vil-laggio dove la legge è l’amore reci-proco. Gabriele Guidotti ed Anna Maria Bazzini che tra l’altro stanno coordinando il contributo dei Focola-ri alla campagna “Il cuore si scioglie”, raccontano di tante iniziative oramai consolidate, frutto di questo rapporto Firenze-Fontem. Ultima, in ordine di tempo, una collaborazione fra una ventina di soggetti per la ricerca, la diagnosi e la cura di malattie per le quali a Fontem non esistono ancora gli strumenti necessari. Grande impegno, dunque, durante il mese di dicembre, che vedrà tutti i soggetti coinvolti a “presidiare” i punti vendita Coop. E grande gioia, come sottolineano Carla Bartoli e Riccardo Bosi, responsabili dei Foco-lari in Toscana, per questa opportuni-tà di dialogo, contributo per una fra-ternità su più vasta scala.

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