Una voce d’alabastro

Roma, Accademia Nazionale Santa Cecilia. Concerto di Juan Diego Flòrez. ¦ È stato definito il tenore dallo squillo d’oro o d’argento. A 32 anni il giovane peruviano si gode questo e altri appellativi. La sua voce infatti è unica: timbro solare, tecnica vertiginosa, pulizia di emissione, gusto nel fraseggio, facilità estrema nei sovracuti. Autore prediletto, con cui è esploso al Rof di Pesaro, Rossini: che resta il compositore con cui Flòrez sembra riposarsi, tanto gli è connaturale. Ma ora affronta il Bellini de La sonnambula e quello, terribile per i sovracuti, dei Puritani. Non teme il Donizetti dell’Elisir, e sta per debuttare in teatro col verdiano Rigoletto. Ogni concerto o rappresentazione, al suo apparire, scatena entusiasmi incontrollabili, pure a Santa Cecilia. Lui, con l’incedere svelto, la figura agile, il fascino latino- americano, conquista, e sa di conquistare. Non è più il giovanotto di belle speranze e di tanti sogni che intervistai qualche anno addietro, ma un artista maturo e responsabile, ed una star del belcanto che sa pure gigioneggiare, quando serve. Ma quando canta, appoggiato al pianoforte così ben suonato da Vincenzo Scalera, portandosi la mano al petto come ad estrarre il sentimento per noi, Juan Diego è sé stesso. Nobiltà e controllato abbandono, come in un’atmosfera neoclassica, o in un romanticismo temperato. A Roma, Flòrez è partito dal Mozart del Re Pastore, graziosamente barocco, passando per il Cimarosa del Matrimonio segreto – eleganza e soavità napoletana – fino al Gluck dell’Orfeo ed Euridice, un prodigio di venustà arcadica e di aristocratica sensualità: le lacrime del melodramma settecentesco paiono vere. Sfolgora nel Rossini maturo della Semiramide, in cui l’ebbrezza neobarocca del canto a stento controlla l’esuberanza terrena del Pesarese. E qui Juan Diego dà una lezione ai tanti tenori rossiniani su cosa sia precisione, rispetto della partitura, sana coloratura, amore per variazioni intelligenti. Infine, passando attraverso gli amati autori peruviani, regala la cabaletta dalla Figlia del reggimento donizettiana, con la raffica dei do sovracuti sparati a tutta forza. Ma forse il regalo migliore è stata la Furtiva lagrima, oggi il suo approdo più maturo, per eleganza, sobrietà, calore. Sono queste doti che fanno rassomigliare la sua voce all’alabastro: limpido, caldo, trasparente. Pulito sempre. E solido. L’augurio a Juan Diego è che non logori troppo in fretta il suo strumento delicatissimo con un eccessivo lavoro, ma lo sappia distillare di quando in quando. Un canto così infatti oggi non è cosa di tutti i giorni. FESTE MOZARTIANE Il Forum Austriaco di Cultura a Roma organizza fino al 27/1 un’interessante celebrazione mozartiana. La mostra Vedere la musica e ascoltare l’immagine: i bozzetti per il Tableau Vivant. The Magic Flute di Gabriele Amadori: spettacolo poi in scena al teatro Eliseo. Serate di studio su approcci ad Amadeus con la presentazione del libro di P. Melograni La vita e il tempo di Mozart edito da Laterza-Siedler Verlag. Un concerto speciale il 27col clarinettista Calogero Palermo. FESTIVAL LA FOLLE JOURNÉE A NANTES Nato nel 1995, festival annuale tematico, in tournée a Tokyo, nel 2006 affronta gli anni 1650- 1750. Unico pianista italiano il napoletano Sandro De Palma il 27,28,29/1, uno dei migliori d’Europa, con musiche di Marcello, Scarlatti, Vivaldi, Bach, Haendel. Tel. 091-6811034.

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