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In profondità > Chiesa cattolica

Una vita spesa per il dialogo

di Maria Chiara Biagioni

- Fonte: Città Nuova

Mons. Eleuterio Fortino è morto ieri sera a Roma all’ospedale “Tor Vergata” dove era ricoverato per un peggioramento del suo stato di salute. Per oltre 25 anni è stato sottosegretario del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani.

Fortino Eleuterio

Mons. Eleuterio Fortino era un amico di tanti. Aveva la passione per l’unità dei cristiani. Per questa causa ha speso tutte le sue energie, i suoi talenti, la sua formazione teologica, praticamente tutta una vita. Si è spento martedì 22 settembre all’ospedale romano di Tor Vergata in seguito ad un peggioramento del suo già delicato stato di salute. La cosa che più colpisce però è che la sua morte è avvenuta proprio nei giorni in cui a Vienna tornava ad incontrarsi la Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Della Commissione, mons. Fortino ricopriva la carica di co-segretario. A quella Commissione, ha dedicato anni di studio, tessendo rapporti di amicizia e dialogo, ma soprattutto non perdendo mai la speranza.

 

Per oltre 25 anni è stato sottosegretario del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani dove ricopriva la carica di responsabile dell’ufficio per le relazioni con gli ortodossi. Era stato chiamato nel 1965 dal cardinale Johannes Gerardus Maria Willebrands. Al dialogo con gli ortodossi mons. Fortino ha dedicato tutta la sua vita. Si può dire, davvero, fino alla fine. Era favorito forse anche dalla sua appartenenza alla comunità degli Arbëreshë, ossia gli Albanesi d’Italia, una popolazione di etnia e lingua albanese che vive nell’Italia meridionale e che conserva il rito bizantino.

 

E’ vero che il lavoro di mons. Fortino non era destinato alla conoscenza e alla notorietà delle grandi masse. Trattava questioni troppo complesse per essere comprese. Ma era un lavoro cruciale. La Commissione di dialogo teologica alla quale apparteneva sta trattando una questione fondamentale, quella della funzione del vescovo di Roma nel primo millennio della storia della Chiesa. Tema chiave per il futuro del dialogo tra cattolici e ortodossi, per il quale Benedetto XVI ha chiesto di pregare “intensamente”. Le grandi sfide che “oggi si presentano al cristianesimo – ha detto mercoledì all’udienza – ci obbligano ad impegnarci seriamente nella causa del ristabilimento della piena comunione tra le Chiese”.

 

In un’intervista che mi ha rilasciato, mons. Fortino parlava della complessità nella quale si trovava il dialogo tra cattolici e ortodossi. Una complessità che certo, può rallentare il suo processo ma – aggiungeva con quella grande capacità che aveva, di saper cogliere il positivo – “il suo scopo  giustifica la necessità di una chiarificazione e di un consenso che comprenda tutti”. E poi sottolineava l’importanza dei rapporti fraterni fra le Chiese. Sono “indispensabili”, diceva. “Il dialogo della carità da una parte fa vedere di fronte un fratello e dall’altro libera le questioni dottrinali da appesantimenti eterogenei alla fede”.

 

Al Metropolita Gennadios Zervos, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta (Patriarcato Ecumenico), chiediamo un ricordo. E con parole commosse dice: “Perdiamo un amico, un fratello con cui per anni abbiamo lavorato insieme per l’unità dei cristiani. Mons. Fortino era una persona aperta e libera, comprensiva, molto stimata da tutti. Una persona che rimarrà per sempre nei nostri cuori. Ho pregato per la sua anima. Oggi mons. Fortino è nella gloria di Dio tra i giusti e i buoni”.

 

 

 

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