Una terra dai confini caldi

Morti e feriti al di qua e al di là della frontiera Siria-Turchia. Le sofferenze dei curdi.
un “ribelle“ siriano ferito a Tel Abyad viene trasportato attraverso la frontiera verso l’ospedale di Akçakale

Il conflitto civile intra-siriano (ma con la partecipazione di tanti convitati di pietra, anche occidentali) rischia di allargarsi ad altri attori sulla scena mediorientale. In effetti le scaramucce (non proprio innocenti) al di qua e al di là della frontiera turco-siriana rischiano di far allargare lo scontro, coinvolgendo per cominciare proprio le truppe di Ankara. In realtà in questo conflitto non si sa mai chi attacca chi, se gli attentati sono opera di una fazione o dell’altra, se le provocazioni provengono dall’esercito di Damasco o dai ribelli. Insomma, una tipica situazione da guerra civile, in cui la menzogna, che è già la regola in ogni guerra, diventa doppia o tripla.
In tutto ciò s’inserisce il problema annoso del popolo curdo, che si trova nei pressi di questa linea di confine, così come di quelle vicine con Iran e Iraq. Un popolo che sta pagando forse il tributo più pesante all’ennesimo conflitto deciso da altri e altrove (nella foto, un “ribelle“ siriano ferito a Tel Abyad viene trasportato attraverso la frontiera verso l’ospedale di Akçakale). Un popolo ingiustamente senza nazione, per eredità coloniale ma anche per volontà degli attuali Paesi che lo ospitano, senza grande entusiasmo, alle loro frontiere.

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