Una terra che frana

Il rischio idrogeologico è altissimo in tutto il territorio ligure. Per evitare nuovi disastri, biaogna puntare subito sulla prevenzione. I consigli degli esperti

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La Liguria inesorabilmente continua a franare e la causa, ormai è risaputo, non è solamente la meteorologia, ma soprattutto una insensata cementificazione che la morfologia e l’orografia territoriale non permetterebbero in questo lembo di terra leggermente curvo compreso tra la linea di spartiacque delle Alpi Marittime a Ponente, degli Appennini a Levante e il Mar Ligure con una superficie di 5.416,21 kmq. Immaginiamo la stessa superficie, ma pensiamola fatta anziché dalla crosta terrestre, di spugna, e per di più inzuppata d’acqua. Questa immagine esprime al meglio quanto le carte idrogeologiche dicono di questo arco di terra. Ebbene, questo territorio, che per il 65% è montuoso e collinare, non ce la fa più ad assorbire le nuove precipitazioni. Lo dice la mappa del rischio che, secondo l’Arpal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure), è altissimo in tutto il territorio della regione. Basta ormai poca pioggia perché sia emergenza un po’ ovunque, perché franino pezzi di collina ed esondino torrenti e fiumi da levante a ponente. Perché si parli di disastro idrogeologico esteso a tutta la regione.

I colpevoli vanno ricercati sotto tante, troppe voci: dall’abbandono del territorio, con terreni agricoli non più coltivati, oppure eccessivamente cementificati, alla costruzione di infrastrutture che non sempre tengono conto dell’instabilità del suolo. Per cui, in generale, la situazione risulta molto compromessa e complessa. A peggiorare le cose, la mancanza di progetti e di interventi di manutenzione e prevenzione.

Ma se si è perso troppo tempo, adesso urge «iniziare a realizzare – afferma Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi – opere di messa in sicurezza tenendo conto del contesto per ottenere risultati compatibili con il territorio».

Ovvero, non grandi opere, ma una serie di interventi concertati con gli amministratori locali in virtù dei rischi e delle specificità di ogni territorio.

E a fronte di ciò la Regione Liguria per questo ha stanziato 25 milioni di euro destinati a cofinanziare interventi di mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico relativi a centri abitati e aree produttive. Per Carlo Malgarotto, presidente dell’Ordine dei geologi della Liguria – «il territorio va gestito in maniera diversa. Bisogna ridisegnare il territorio in maniera sostenibile. Si potrebbero, ad esempio, trattenere le acque a monte cercando di diluirle durante il percorso. Non possiamo spostare mezza Liguria, ma possiamo fare prevenzione con interventi sostenibili». Importante quindi è iniziare seriamente ad intervenire, prima che la regione finisca in mare.

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