Una stoccata all’ingiustizia

Intervista allo schermidore Andrea Baldini, scagionato da un controverso caso di doping.
Andrea Baldini

Nella vita di ciascuno di noi ci sono giorni impossibili da dimenticare. Giorni che ci cambiano, nel bene e nel male. Per Andrea Baldini, campione del mondo in carica nel fioretto individuale e a squadre, uno di quei giorni è il 31 luglio del 2008.

«Stavo cenando con il mio allenatore quando mi è giunta una telefonata che in pochi istanti ha fatto svanire tutto ciò che avevo sognato e inseguito sin da bambino, tutto ciò che mi ero guadagnato sul campo: partecipare a una Olimpiade».

A poche ore dalla partenza per Pechino, infatti, gli viene comunicato che è risultato positivo a un controllo antidoping effettuato durante gli Europei disputati qualche settimana prima. La sostanza riscontrata è un diuretico che non migliora le prestazioni ma è inserito tra le sostanze dopanti in quanto potrebbe coprire altri prodotti vietati. Risultato? Addio Olimpiade. 

 

Andrea, scioccato, si lascia andare a un lungo pianto. In quei momenti ripensa agli inizi, quando la nonna, vedendolo giocare con le spade, ebbe l’intuizione di avviarlo alla scherma. Ripensa alle prime vittorie importanti che in poco tempo lo hanno portato ai vertici mondiali della scherma. E non si dà pace. «Tutti i successi che avevo raggiunto sin lì, tra cui le due medaglie d’argento mondiali, erano stati dei gradini da superare per arrivare all’Olimpiade del 2008. Perché nella scherma, per quanto un Mondiale possa essere importante, i Giochi olimpici valgono molto di più». Ma Andrea quell’Olimpiade non la può più disputare.

 

Tutti capiscono subito che qualcosa non torna. Perché mai un atleta, a qualificazione olimpica già raggiunta, avrebbe assunto volontariamente un farmaco inserito nella lista di quelli “proibiti” e per giunta lo avrebbe fatto in una gara che costituiva poco più di una tappa di passaggio verso i Giochi? «Il mondo della scherma è stato solidale con me. Nel nostro sport non c’è doping, e soprattutto tanti dati rendevano la cosa troppo stupida perché io potessi davvero averla fatta. Pensa che questo diuretico è stato riscontrato in una quantità esagerata, come se io lo avessi preso proprio a ridosso del controllo antidoping che già sapevo che avrei fatto: una cosa davvero illogica».

 

Così Andrea si proclama da subito innocente ed effettua una denuncia contro ignoti, ipotizzando un sabotaggio della bottiglia d’acqua da cui bevve durante quella gara. «Oltre a non fare l’Olimpiade ho dovuto combattere con l’infamia del doping! Sono stati mesi davvero difficili». A dispetto di tutto continua ad allenarsi fino a quando la Procura stabilisce che, anche se non ci sono sufficienti elementi per individuare il colpevole, il sabotaggio effettivamente c’è stato! Baldini viene riammesso alle gare e conquista subito l’oro individuale e a squadre sia agli Europei che ai Mondiali del 2009.

 

«Sono rientrato cercando di prendere quelli che possono essere i lati positivi anche di una brutta storia come questa. Per esempio l’impegno profuso per dimostrare la verità mi ha portato a stare molto vicino alla mia famiglia, rafforzando ancora di più il legame tra di noi. È chiaro però che quello che è successo è una cosa che mi rimarrà dentro per sempre, che mi ha cambiato come persona. E probabilmente i risultati dello scorso anno sono frutto proprio di questo cambiamento, che si riflette anche in pedana dove ora sono più freddo, più lucido, perché per quanto possa essere concentrato per cercare di vincere una gara, ho capito che alla fine la vita è anche tante altre cose».

Ora Andrea è pronto per una nuova stagione che avrà il suo culmine nel Campionato del mondo che si disputerà in novembre a Parigi, la città dove vive e si allena da un paio d’anni. Il suo principale obiettivo però rimane quello di partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012. Il sogno inseguito sin da bambino, che questa volta si spera niente e nessuno gli impedirà di realizzare.

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