Una settimana di buone notizie

Dal 13 al 20 maggio tornano le “good news”: fatti, piccoli e grandi, che danno speranza, che mostrano un mondo migliore di come lo immaginiamo e ci aiutano ad avvicinarci agli altri, a costruire ponti, a fare pace. Anche grazie alle vostre segnalazioni
Simbolica mani

In una società in cui l’audience e le tirature si impennano quando gli argomenti di articoli e servizi riguardano le cinque S soldi, sesso, salute, sport e sangue –, evidenziare il positivo rischia di essere noioso e, paradossalmente, controproducente. Proporre, come fa ormai da qualche anno Cittanuova.it, una “Settimana delle Good news”, sette giorni di buone notizie, può essere addirittura un suicidio comunicazionale. Oppure no. Dipende dai lettori e i nostri, da tempo, sono abituati, e spesso anche contenti, dello sguardo “diverso” del nostro quotidiano web sul mondo. Un occhio attento, certo, a evidenziare e denunciare, per quanto possiamo, ciò che non va, ma anche a cogliere e a sottolineare quanto di buono nel mondo succede e che, spesso, passa sottotraccia. Non fa notizia.

 

Ad ispirarci c’è anche l’agire di Igino Giordani, che si definiva “un politico ingenuo”. Ma la sua ingenuità, ha ben scritto il direttore di Nuova Umanità Alberto Lo Presti, era sinonimo di libertà, onestà, lealtà, schiettezza. Anche noi a Città Nuova vorremmo essere "ingenui" come lui. Giornalisti con il debole per le buone notizie: quelle storie, quei fatti, anche piccolissimi, che danno speranza, che mostrano un mondo migliore di come lo immaginiamo, che ci aiutano ad avvicinarci agli altri, a costruire ponti, a sorridere a coloro che incontriamo.

 

Una buona notizia è la partecipazione del neosindaco di Londra, il musulmano Sadiq Khan, alla commemorazione dell'Olocausto organizzata dalla comunità ebraica, e il suo incontro caloroso con il rabbino capo Ephraim Mirvis. Un’altra good news è l’appuntamento Insieme per l’Europa, che dal 30 giugno al 2 luglio riunirà a Monaco, in Germania, oltre 300 Comunità e Movimenti di chiese cristiane, per promuovere una cultura di reciprocità attraverso cui singoli e popoli possano accogliersi, conoscersi, riconciliarsi, sostenersi vicendevolmente. Due esempi diversissimi tra i mille possibili.

 

Ma le nostre good news parlano anche di Celesta e Albino, entrambi classe 1920, che festeggiano, nella loro casa di Varisella, vicino Torino, gli ottant’anni di matrimonio, e del grande popolo di Slot Mob, che da un lato all’altro della Penisola unisce le forze positive che si oppongono al gioco d’azzardo e creano momenti di condivisione e di sostegno a chi dice, nei propri negozi, “no” alle slot machine.

 

Ancora, le nostre buone notizie parlano delle cosiddette tecnologie “intelligenti”, come le app che permettono ai rifugiati di rimanere in contatto con le famiglie nei Paesi di origine, e dei tanti volontari che partono per dare una mano alle vittime dei disastri ambientali: in Giappone, in Nepal, in Ecuador…

 

Ogni buona notizia può avere un nome e un cognome, un protagonista. Ed è una buona notizia anche quando qualcuno denuncia ciò che non va, come Giustino Parisse, giornalista de Il Centro, che segnala le speculazioni nella ricostruzione lenta e faticosa de L’Aquila, ma nello stesso tempo lavora per riallacciare il tessuto sociale e ricostruire la memoria collettiva di una comunità ferita.

 

Di queste e di tante altre good news abbiamo già parlato. Ma dal 13, Giornata delle Good News, e per sette giorni, fino al 20 maggio, le buone notizie avranno uno spazio riservato sul nostro quotidiano web e ogni lettore potrà essere protagonista di questa settimana speciale, segnalando le good news all’indirizzo segr.rivista@cittanuova.it e diffondendole, per divulgare il positivo che c’è, da chiunque venga compiuto.

 

Perché il 13 maggio? Perché in quel giorno, nel 1944, Chiara Lubich, ispiratrice e fondatrice del nostro giornale e del Movimento dei Focolari, decise di non lasciare la sua città, Trento, nonostante i bombardamenti, per aiutare la sua gente ed essere, nella disperazione della guerra, testimone di speranza. Nel nostro piccolo, vorremmo imitarla.

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