Una settimana di armonia

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato la prima settimana di febbraio di ogni anno World Interfaith Harmony Week: una settimana di armonia interreligiosa.
Abdallah II di Giordania
La notizia era da prima pagina, ma è passata sottosilenzio se non per un articolo a firma, per altro autorevole – “Tony Blair e il principe di Giordania” – pubblicato dal Corriere della Sera. Si tratta della risoluzione approvata all’unanimità – già questo dovrebbe far riflettere – il 20 ottobre scorso dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che ha proclamato la prima settimana di febbraio di ogni anno World Interfaith Harmony Week: una settimana di armonia interreligiosa che coinvolga ogni uomo o donna sulla faccia della terra.

 

La risoluzione, proposta da re Abdallah II di Giordania, rappresenta un caso unico negli annali dell’Onu: nomina esplicitamente Dio, proponendo la promozione di relazioni interreligiose ufficiali. Il fenomeno non è nuovo, nonostante il silenzio dei media. Sempre più i governi sono impegnati ad assicurare per i loro diplomatici un’accurata formazione alle religioni. Non è più sufficiente conoscere la storia, l’economia e la politica dei Paesi. Ci si rende conto del ruolo della religione nel quotidiano e delle radici spesso religiose dei conflitti. Dopo vari secoli di netta separazione fra religione e politica, da vari anni gruppi di politologi lavorano e si confrontano per recuperare la categoria di religione a livello di relazioni internazionali. La cosa non è semplice: non si tratta di tornare ai secoli in cui la politica era dettata dalla religione. La distinzione è indispensabile, ma è necessario trovare categorie nuove che permettano di cogliere il ruolo che le diverse fedi giocano oggi.

 

In questa ottica questa settimana può essere fondamentale per contribuire ad armonizzare rapporti in risposta all’ondata di tensioni “religiose” nel mondo. Le proposte sono concrete: i luoghi di culto possono diventare luoghi di promozione di pace e armonia, i ministri e i predicatori delle varie religioni farsi promotori di pace piuttosto che fomentare l’odio o l’indifferenza e i gruppi e le comunità unirsi per lavorare a progetti comuni.

«L’amore per il prossimo – sono Blair e il principe Giordano – inizia proprio dai vicini di casa e quindi dalle comunità locali».

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