Una ripartenza in Medio Oriente

Il recente incontro a Washington ha indicato nell’arco temporale di «un anno» il raggiungimento di un’intesa complessiva sull’obiettivo di «due popoli, due Stati».
Politica
Non è certo la prima volta che le prospettive di pace per il Medio Oriente vengono legate ad una data futura. È dai tempi di Oslo e della road map, passando per la Conferenza di Annapolis del 2007, che la definizione di un accordo conclusivo viene indicata come imminente. Anche il recente incontro a Washington, imposto da Obama tra Netanyahu ed Abu Mazen, ha indicato nell’arco temporale di «un anno» il raggiungimento di un’intesa complessiva sull’obiettivo di «due popoli, due Stati», che risolva tutte le questioni aperte.

 

I tre protagonisti del vertice sono sotto una fortissima pressione politica. Abu Mazen deve spiegare al suo popolo come sia possibile costituire uno Stato di Palestina con la Cisgiordania occupata ormai per il 42 per cento dagli israeliani e con la striscia di Gaza nelle mani di Hamas. Da parte sua, Netanyahu dovrebbe non solo confermare la moratoria su nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania, ma sancire anche un radicale cambiamento di politica che privilegi finalmente la pace rispetto all’acquisizione di territori. Infine, Obama, che appare in forte difficoltà sul piano dei consensi interni per via della crisi occupazionale, si gioca la credibilità proprio sullo scacchiere più difficile, quello mediorientale, se non altro per il significato politico-simbolico che il conflitto arabo-israeliano ha assunto nel corso dei decenni.

 

Ciò posto, come nella famosa canzone di John Lennon Give peace a chance, dobbiamo comunque dare una «opportunità» alla pace. Il prossimo passo, secondo il senatore Mitchell, inviato speciale Usa per il Medio Oriente, è quello di delineare un «accordo quadro» (qualcosa di più di una semplice dichiarazione di princìpi) che dovrebbe essere riempito di contenuti, niente affatto scontati: basti pensare alla questione di Gerusalemme capitale. Inoltre gli obiettivi delle parti sono solo parzialmente coincidenti, perché Israele (giustamente) vuole sicurezza, mentre i palestinesi (altrettanto giustamente) vogliono uno Stato indipendente, sovrano, vitale. Ci vorrà flessibilità e immaginazione per una soluzione duratura.  

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