Una preghiera del popolo

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La parola e la realtà “popolo” non hanno le stesse valenze sociali nelle varie culture e civiltà. Ci sono variazioni di interpretazione e anche di valutazione. Non è lo stesso dire “popolo” in India e in Germania, nello Zambia e in Bolivia” Ma una cosa è certa: la categoria sociologica “popolo” richiama ovunque alla mente valori universali quali la semplicità, la laboriosità, l’ospitalità, la tensione alla comunità” Il popolo è capace spesso di esprimere, “a suo modo”, dimensioni di autentica umanità: il rapporto con il trascendente, la relazionalità con i suoi simili, il rapporto con la natura, l’atteggiamento di preghiera di lode e di intercessione. La preghiera del popolo emerge e risplende non tanto nella solennità e maestosità del culto, quanto nella quotidianità della vita: là dove si lavora nei campi, nelle fabbriche, nelle officine, negli uffici; là dove si fatica in cucina, nel cortile, presso il pozzo, vicino al fiume; là dove si godono i riti della festa come momento ludico e gioioso della vita; là dove si affronta con coraggio la sofferenza che sgorga dalla malattia, dalla fame, dalle oppressioni, dall’ingiustizia, dall’emarginazione, dalla solitudine, dalla morte. Allora, attraverso la danza che muove i corpi, il canto, la parola o il pianto, esplode il colloquio, la conversazione, a volte anche il confronto e la sfida spontanea e profonda con l’Assoluto. Assoluto che nell’immaginario popolare acquista sempre concretezza e realismo. La cosiddetta “pietà popolare” nella religione cristiana (ma anche in altre religioni) trova espressione nei riti coinvolgenti e nelle parole semplici indirizzate al Dio fatto uomo, Gesù, il falegname di Nazareth, salvatore, redentore e liberatore, datore di una buona notizia per i poveri, i piccoli, gli umili, gli esclusi. In una parola, per il popolo. Nella sua umanità dolente, carica della sofferenza dell’intera umanità, il popolo si sente compreso, ascoltato, salvato. Ecco perché il popolo è attirato dalla dimensione umana del Cristo: la sua passione, carica di sangue e piaghe e corona di spine, cala dritta nei cuori e suscita pietà, condivisione, vicinanza. Ma non c’è dubbio che è Maria, la madre del Signore e di tutti noi, colei che la pietà popolare, soprattutto in ambienti cattolici ma non solo, sente più vicina e più a portata di mano. Tra la giovane madre di Gesù e il popolo scorrono un’intesa e un feeling senza paragoni. È il suo essere creatura e madre nostra che le procura tanto amore, tanta tenerezza e tanta fiducia. Un libretto brasiliano di teatro popolare – Auto da Compadecida, opera di Ariano Suassuna, un grande scrittore e letterato del Nordest del Brasile – narra di un povero contadino senza terra vissuto delle sue astuzie e furberie che, trovandosi con altri personaggi davanti al tribunale di Cristo, invoca a suo favore l’intercessione della Madonna, perché, dice: “La distanza fra me e voi (il Signore) è molto grande. Non per nulla invece, vostra madre è gente come me, solo che è gente della migliore specie, mentre io non valgo nulla”. Verso la Madonna la preghiera del popolo sgorga naturale, genuina, quasi istintiva. Tante sono le preghiere mariane che il popolo ama, come la Salve Regina o le litanie. In un libro di poesie alla Madonna, mons. Helder Camara, già arcivescovo di Recife e profeta universalmente noto, scrive: “Ho chiesto al mio popolo di completare le litanie della Madonna ed ecco cosa è venuto fuori: “Madre dei carcerati”, “regina del carnevale”, “mocambinho gostoso (cioè “favela saporita”)”””. Nessuna preghiera però è universalmente recitata come il rosario. Bisogna non dimenticare che, se la prima parte dell’Ave Maria è di origine biblica e ha trovato spazio nella liturgia come formulazione di lode e venerazione, la seconda parte nasce dal cuore del popolo lungo i secoli, palesando sentimenti, i più forti, sentiti e profondi. “Santa Maria, madre di Dio”: è invocazione, richiamo, appello di colei che, oltre che madre, è santa e, dunque, secondo il pensiero popolare, tutto può presso Dio, nulla le è impossibile. “Prega per noi peccatori”: è preghiera di intercessione, di domanda, è richiesta di aiuto a chi sola resta come unica avvocata di coloro che non hanno altri sostegni. Allo stesso tempo è realismo e sincerità nel riconoscersi “peccatori” e, dunque, non degni, non meritevoli, ma proprio per questo, pieni di sconfinata fiducia nell’intercessione della madre. “Ora, e nell’ora della nostra morte “: quanta saggezza in questo accostamento fra “l’ora”, cioè l’attimo presente, senza passato e senza futuro, per questa “ora” dove la vita è piena e globale, dove il popolo è abituato a sostare, e l’ora della morte dove ogni cosa si eternizza. Perché dopo “l’ora”, il momento decisivo è quello della morte. Per quel momento, chi ha le carte in regola e la certezza della salvezza? Solo l’amore misericordioso di una madre che tutto perdona e copre può aiutare a superare un simile ostacolo. Si dice che il rosario, essendo una preghiera vocale e ripetitiva, può diventare formale, priva di profondità, quasi vuota di significati. Per il popolo non è così. Basta osservare per esempio la recita del rosario nei luoghi della pietà popolare: pellegrinaggi, missioni, processioni, santuari, per cogliere la ripetizione delle invocazioni come forza di intensità, di insistenza, di persuasione. Da non sottovalutare anche che la vita del popolo ha ritmi e scadenze ripetitive nel tempo e nello spazio, priva come è di eventi clamorosi. Pregare con il popolo in un santuario mariano – a Lourdes come a Fatima, a Lujan come a Czestochowa, a Einsiedeln come ad Aparecida, a Loreto come a Guadalupe – è un’esperienza spirituale indicibile e incancellabile. L’estate scorsa mi sono ad esempio trovata a Lourdes. Recitare il rosario assieme ai pellegrini, arrivati da ogni dove davanti alla grotta delle apparizioni, è risultata un’esperienza inesprimibile di contatto con Dio attraverso la Madre. E come dimenticare i rosari recitati tante volte nella Cova da Iria a Fatima, negli anni in cui, studentessa a Barcellona mi recavo spesso in Portogallo? Nel “calore” della casa invece, il rosario non solo unisce i membri della famiglia, ma è occasione di insegnamento dei valori della vita, quelli che contano, fatto con poche parole, ma con semplicità e autenticità. E se, qualche volta, si può cogliere nell’atmosfera che si crea in mezzo al popolo in preghiera qualche sintomo di sentimentalismo, di emotività e commozione esagerata, o quant’altro, non serve “stracciare le vesti” e far appello alla razionalità. La Madonna capisce. Sa penetrare i cuori e cogliere la genuinità dell’amore. Anche per questo, anche se – è ovvio – non solo per questo, il rosario è davvero preghiera del popolo.

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