Una parrucchiera in Afghanistan

Un gruppo di artigiani di Udine (idraulico, falegname, sarta) partirà per il Paese asiatico, insieme ad un contingente della brigata Julia, per tenere un corso di formazione professionale a 40 afghani. Una condivisione non solo per insegnare, ma anche per imparare
Udine-Afghanistan

Dall'incontro tra artigiani e alpini può nascere un nuovo modello di cooperazione allo sviluppo: è quanto è accaduto a Udine, grazie alla collaborazione tra Confartigianato e la Brigata Alpina Julia in missione in Afghanistan.

 

A fine luglio partiranno infatti alla volta della base di Herat la parrucchiera Licia Cragnaz, la sarta Gloria De Martin, l'idraulico Paolo Bressan e il falegname Antonio Zanellato. La loro missione però non sarà militare ma formativa, perché terranno dei corsi professionali per venti donne e venti uomini afghani della durata di un mese.

 

«Si tratta di un progetto del tutto nuovo – ha spiegato il colonnello Andrea Piovera, della Julia, nel presentare la missione a Udine -, che non ha precedenti e può costituire un modello per altri progetti futuri. Gli afghani sono un popolo abituato a lavorare in condizioni difficili ed hanno un'ottima manualità, il che costituisce un grande potenziale».

 

Del resto, ha confermato in collegamento da Herat il comandante della missione, il generale Michele Risi, «tutti qui hanno ben chiaro il legame tra sicurezza, pace e lavoro. Per questo abbiamo trovato un grande entusiasmo sia da parte delle autorità che dalle persone coinvolte». Le venti donne sono state contattate dal maggiore Erika Monticone, che si è occupata anche dell’organizzazione dei corsi e del reperimento dei materiali; mentre i venti uomini sono dipendenti della base italiana, nell'ottica di una qualificazione professionale che consenta loro di trovare un impiego una volta che gli italiani abbandoneranno Herat nel 2016.

 

Ad affiancare gli artigiani nel loro lavoro saranno degli interpreti, adeguatamente formati per avere il lessico adeguato; e l'intero progetto si svolgerà all'interno della base che, ha assicurato il generale Risi, si trova in una zona sicura: «Tanto che qui attorno sorge addirittura una zona industriale – ha precisato -, a conferma del fatto che non saranno soltanto gli italiani a portare le loro conoscenze professionali agli afghani, ma anche gli afghani a far conoscere il loro modo di lavorare».

 

Infatti, ha precisato il presidente di Confartigianato Udine Graziano Tilatti, «una delle cose più belle che mi hanno detto questi artigiani è che vanno lì anche per vedere come questi popoli lavorano: non si sentono maestri, ma vanno sia per dare che per ricevere».

 

«Ho sempre considerato un obbligo morale condividere il sapere – ha affermato Gloria De Martin -, per cui, quando Confartigianato e gli alpini mi hanno fatto questa proposta, l'ho accolta di cuore. Mi piacerebbe poi anche creare delle reti d'impresa, così che questa esperienza abbia poi una valenza economica sia per noi formatori che per le persone che formiamo».

 

Anche Licia Cragnaz la considera «un'esperienza che può insegnare molto anche a me, che vedrò una realtà totalmente diversa»; mentre Antonio Zanellato sottolinea come questa scelta sia stata «un percorso condiviso con la famiglia. La proposta mi ha entusiasmato da subito, e mia moglie e i miei figli mi hanno appoggiato e spinto ad accoglierla».

 

Paolo Bressan inoltre la vede come «una scelta coerente con l'impegno che già da anni porto avanti al Centro Balducci di Zugliano, dove vengono accolte centinaia di immigrati. Ma anche con la volontà di uscire dalla mentalità dell'artigiano «bravo, buono e lavoratore», e dimostrare che si può fare qualcosa di più del semplice lavoro. I nuovi artigiani hanno bisogno di una visione diversa del lavoro e del mondo, e voglio contribuire a costruirla».

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