Una nuvola di uccelli

Sono già passate diverse settimane dal giorno della tragica (o comica) sospensione del derby calcistico fra Lazio e Roma per una notizia grave, ma totalmente falsa, cui 70 mila persone tutte insieme hanno deciso di credere. Sull’episodio non si è ancora placato il dibattito, soprattutto nella capitale, dove le sempre più numerose emittenti locali hanno trovato pane in abbondanza per i loro denti. Tifosi o presunti tali, gente semplice, opinionisti a gettone, conduttori variopinti, imbonitori assortiti hanno detto la loro. Del resto sul tema non si sono nemmeno risparmiati, in queste settimane, gli studiosi: interessante l’opinione di Jean-Noël Kapferer, studioso di scienze sociali ed economiche, ma soprattutto uno dei massimi esperti sulla propagazione di notizie prive di fondamento (Le voci che corrono, Longanesi, 2004): La folla ha preferito credere a pochi ultras che alla polizia, perché caduta nella dinamica della nuvola di uccelli: essi volteggiano seguendo istantaneamente, senza riflettere, il loro capo. Un caso di psicosi collettiva, in cui il pubblico ha seguito l’impulso ad espiare una colpa collettiva, la morte di un bambino, rinunciando al match. Del resto anche gli stessi incidenti dopo la partita tra tifosi e poliziotti, oggi così diffusi, vengono sempre preceduti da dicerie, quasi sempre inventate, su presunte violenze degli agenti. A quel punto la rabbia è libera di esplodere perché ne trova un motivo. Anche se completamente falso. Viene alla mente il grande Barnum, famoso impresario di circo americano, che spiegò ad un giornalista i motivi del successo nel mostrare al pubblico nani, donne barbute, fenomeni umani. Barnum gli chiese quanti potessero essere, a suo giudizio, le persone intelligenti su cento che ne vedeva dalla finestra. Risposta impietoso: Sette, otto. Spiegazione: Io mi dedico agli altri novantadue . ITALIANI E CELLULARE Una passione infinita Anzi, gli italiani e i cellulari, visto che uno non basta più. C’è chi ne ha due, e chi ne sfoggia addirittura tre o quattro: uno per i rapporti di lavoro, uno per la famiglia, uno per gli amici, uno non si sa per cosa. A fotografare il rapporto con il telefonino è la Federcomin-Anie, con un sondaggio che dipinge quello italiano come un popolo pazzo per la comunicazione senza fili. L’87 per cento possiede almeno un cellulare e, fra questi, il 9 per cento arriva a possederne quattro. Il possesso di un cellulare personale all’interno delle famiglie e il numero dei cellulari disponibili in media in ogni nucleo hanno un livello di omogeneità sul territorio che è uguagliata solo dalla omogeneità della penetrazione di apparecchi televisivi in casa. Pur di averne, non si bada a spese. Nel 2003 le famiglie italiane hanno investito circa 10 mila 800 milioni di euro per l’acquisto del telefonino. A dispetto del consueto vantaggio del Nord rispetto al Sud in termini di sviluppo, il numero di cellulari presenti in ogni famiglia è leggermente più elevato nel Centro e nel Mezzogiorno. Allo stesso modo non esiste divario di utenti fra grandi città e piccoli comuni. Una penetrazione che ha cambiato lo stile comunicativo di molti individui e di intere famiglie, e che consente di avere sempre sotto controllo (pur se con qualche margine di dubbio) gli appartenenti al gruppo. IN LIBRERIA/1 Giornalismi Angelo Agostini ci presenta in un agile volumetto apparso di recente (Giornalismi. Media e giornalisti in Italia, il Mulino, euro 12,00) un’evoluzione nell’ambito della comunicazione professionale, e cioè il passaggio da un giornalismo a tanti giornalismi. Trent’anni fa si è innescato tale cambiamento, dovuto in particolare all’ingresso dei grandi capitali nell’industria mediatica. Se è vero che un numero sempre più grande di giornalisti si è asservito al potere, è anche vero che la molteplicità dei giornalismi preserva il sistema da monopoli ed oligopoli. (m.z.) netone@cittanuova.it

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