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Persona e famiglia > Famiglia

Una legge contro la “casta”

di Tobia Di Giacomo

- Fonte: Città Nuova

Iniziata in molti Comuni la raccolta di firme per la proposta popolare di un provvedimento che limiti i compensi percepiti dai parlamentari

raccolta firme

È iniziata ufficialmente la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per la riduzione dei costi della politica e per eliminare il trattamento privilegiato della cosiddetta casta. La Cancelleria della Corte suprema di Cassazione ha annunciato, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 227 del 29 settembre 2011, la promozione della proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Adeguamento alla media europea degli stipendi, emolumenti, indennità degli eletti negli organi di rappresentanza nazionale e locale”.

 

L’iniziativa, nata in modo trasversale ai partiti e promossa dal gruppo facebook “Nun Te Regghe Più”, dal titolo della famosa canzone di Rino Gaetano, ha come obiettivo la promulgazione di una legge di iniziativa popolare formata da un solo articolo: «I parlamentari italiani eletti al Senato della Repubblica, alla Camera dei deputati, il presidente del Consiglio, i ministri, i consiglieri e gli assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle Regioni, i presidenti delle Province, i sindaci eletti dai cittadini, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica, ed equiparati non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’Unione Europea, più della media aritmetica europea degli eletti negli altri paesi dell’Unione per incarichi equivalenti».

 

I parlamentari italiani sono tra i più ricchi, e quindi cari, d’Europa, ”staccando” i vicini ed efficientissimi austriaci di circa 40 mila euro su base annua. Se il deputato medio prende in Italia oltre 144 mila euro l’anno, varcato il confine austriaco un suo omologo arriva invece ad appena 106 mila euro annuali. Più convenienti anche i parlamentari tedeschi e francesi, che costano alla popolazione decisamente meno che in Italia: rispettivamente 84 mila e 62 mila euro. Se poi si sale nel Nord Europa si scopre che in Svezia il parlamentare si accontenta di 57 mila euro l’anno.

 

La raccolta di firme viene effettuata tramite appositi moduli vidimati depositati negli uffici elettorali dei Comuni italiani. 50 mila firme sono il minimo richiesto dalla legge per la presentazione della proposta, 80 mila il numero necessario per sopperire ad eventuali errori e anomalie di raccolta ma, dicono i promotori «il vero obiettivo è quello di poter raccogliere le firme di tutti gli italiani stanchi di mantenere i privilegi di una classe politica capace solo di badare ai propri interessi personali».

Riproduzione riservata ©

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