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Italia > Storie

Una giornata da ricordare

di Maria Pia Di Giacomo

- Fonte: Città Nuova

Prestare attenzione a chi ci sta accanto e tendere una mano per aiutare ed incoraggiare il prossimo nei momenti di difficoltà è un dono con cui Dio ci aiuta ad illuminare gli eventi drammatici e le prove della vita

(Foto: Pexels)

Oggi il bel sole e l’aria sono rilassanti in città. Esco dalla stazione alla ricerca di un autobus. Non ho fortuna, dovrò attendere 12 minuti. Bene, mi dico, vado a piedi, camminare un po’ mi farà bene. A 50 metri vedo una giovane donna africana con la piantina della città in mano, esita a fermare le persone per chiedere loro indicazioni. Mi avvicino in modo che osi rivolgermi la parola. Deve andare nella zona industriale ma non riesce a orientarsi. Le indico la strada e ci scambiamo qualche parola. È burundese, mi dice con il volto luminoso di essere nata a Butare e mi invita già a recarmi lì. È commovente questa semplicità che subito s’instaura. L’ho lasciata andare da sola a destinazione. Mentre mi allontanano, pensando che ero in vacanza, mi viene un po’ di rimorso per non averla accompagnata per mostrarle la strada. Riconosco di avere poca attenzione verso chi ha bisogno. Mi dispiace perché avrei potuto fare qualche passo in più in buona compagnia! Sono delusa per la mia insensibilità! Ho perso un’occasione per fare del bene.

Alla fine della giornata devo parcheggiare l’auto proprio nella zona industriale e dirigermi verso la stazione. Sto cercando una scorciatoia perché il treno non mi aspetterà. Vedo un adolescente sul suo scooter e gli chiedo il percorso più breve. M’indica la direzione ma continua con due parole: «ti accompagno». Incredibile ma vero, ho appena avuto una buona lezione con la signora del mattino. Ismael, anche lui africano, mi accompagna al binario. Ho perso il treno ma ho trovato un piccolo amico.

Mi siedo sul treno successivo, tiro fuori gli occhiali dalla borsa e il libro che voglio a tutti i costi finire di leggere perché devo restituirlo alla persona che me l’ha prestato.

Una signora si siede accanto a me. Ha l’orecchio incollato al telefono, gli occhi pieni di lacrime, è un po’ stravolta. Non posa la borsa, non si toglie il cappotto e posso immaginare che qualcuno stia morendo in ospedale. Un bambino? Un genitore, il marito? Insomma piange a dirotto, singhiozza e cerca di nasconde il viso, curva sulle ginocchia. Alcuni frammenti di conversazione mi sfuggono. Non riesco ad aprire il mio libro che s’intitola “Dio è gioia” (di Chiara Amirante). Anche il titolo m’infastidisce in questa circostanza di dolore della persona vicina. Cerco di capire che posso fare o dire. Con delicatezza le metto una mano sul braccio e le dico: «Coraggio, signora». Lentamente alza la testa, si asciuga il viso e mi dice in lacrime: «Il mio cagnolino sta morendo in ospedale. Gli sono così affezionata. Non riesco a calmarmi». Rimango in silenzio e cerco di comprendere il suo dolore. I secondi passano senza parole e sembrano ore, poi mi ringrazia per averle parlato, di averle fatto coraggio: «È bello sentire parole d’incoraggiamento, un grande dono».

I suoi occhi ora cadono sul titolo del libro. S’interroga e inizia una conversazione. Le racconto in sintesi il contenuto. Lei è tutta orecchie. «Lavoro in una libreria e m’interessa tutto, ma un libro del genere è da ordinare. Grazie, grazie tante, ha cambiato la mia prospettiva di vedere le cose. Sorrido di nuovo. Dio ha posto su di lei un raggio di luce che trasforma le persone. Non è un caso che Egli l’abbia messa sul mio cammino. Possa essere sempre così, radiosa verso gli altri». Si alza perché la sua meta è arrivata, appoggia il viso verso di me e mi guarda negli occhi con grande gratitudine e tenerezza.

Riprendo il mio libro nella pagina in cui ho lasciato il segnalibro. La frase del segnalibro, «sii vigilante», mi fa pensare… In queste due parole è racchiuso il segreto per affrontare gli eventi più drammatici della nostra vita ma anche le inevitabili prove della vita.

 

Marcella C.

 

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