La giornata dedicata, denominata “del fiocchetto lilla”, è il 15 marzo; ma chi ci convive deve combatterli tutti i giorni dell’anno. Parliamo dei disturbi alimentari, di cui i più noti sono anoressia (il rifiuto del cibo) e bulimia (l’assunzione, anche esagerata, di cibo, seguita da vomito autoindotto), ma che costituiscono un panorama sempre più articolato e che interessa sempre più persone. Si stima infatti che oggi siano oltre 3 milioni le persone che ne soffrono, dieci volte in più che all’inizio del millennio, con una drammatica accelerata sferrata dalla pandemia; con 3563 decessi registrati nel 2025, legati a complicanze mediche o a suicidio, rendendo questi disturbi la seconda causa di morte per gli adolescenti dopo gli incidenti stradali.
A “snocciolare” i numeri nel comunicato che ogni anno rilascia per questa occasione è la dottoressa Laura Della Ragione, psichiatra referente DCA per la Regione Umbria, docente del Campus Biomedico di Roma, e direttrice del Numero Verde “SOS Disturbi alimentari” istituito a Todi dalla Presidenza del Consiglio e dall’Istituto Superiore di Sanità. «La Giornata nazionale contro i disturbi alimentari deve essere l’occasione per riflettere su un fenomeno in drammatico aumento in Italia e agire concretamente per prevenire e sostenere i pazienti e le loro famiglie − afferma la dottoressa –. Un fenomeno drammatico che si è aggravato ulteriormente durante i lockdown: i dati del ministero della Salute ci dicono che c’è stato un aumento del 30% di casi, soprattutto tra i giovanissimi. Il Numero verde nazionale “SOS disturbi alimentari” segnala un drastico aumento di richieste di aiuto che sono raddoppiate nel 2020 e triplicate nel 2023». E forse appunto non tutti sanno che esiste un numero verde nazionale, lo 800180969, che offre un servizio di sostegno a cui chiunque può accedere in maniera anonima e gratuita.
Un servizio prezioso contando che, a fronte appunto di 3 milioni di persone coinvolte (senza contare i familiari, spesso anch’essi bisognosi di sostegno nell’affrontare questa situazione), l’Iss censisce solo 150 centri per i disturbi dell’alimentazione, di cui 120 pubblici e 30 del privato accreditato; con grosse disparità territoriali dato che al Nord se ne contano 78, al Centro 31 e nel Sud e Isole 41. Dati a cui, si fa notare nel comunicato, fa da triste specchio il tasso più elevato di morte e di forme gravi di disturbi là dove c’è scarsa presenza di questi centri.
Non solo i disturbi crescono ma, spiega la relazione della dott.ssa Della Ragione, anche si diversificano rispetto al passato. Oltre all’anoressia e la bulimia sono infatti presenti il binge eating (abbuffate incontrollate), la vigoressia o bigoressia (ossessione per la massa muscolare, con casi in larga parte tra i maschi), l’ortoressia (l’ossessione del mangiare sano), la diabulimia (presente in chi ha il diabete di tipo 1 e usa l’insulina come metodo di controllo del peso), sovrapposizioni tra anoressia e disturbi dello spettro autistico (nel 30% dei casi) e, ultimo ad entrare in questa lista, l’arfid (avoidant restrictive food intake disorder, disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo): inserito nei manuali solo nel 2013, si manifesta con l’assunzione di una gamma molto ristretta di cibi e colpisce nel 60% dei casi i maschi.
Dalla Ragione è peraltro autrice, insieme a Raffaela Vanzetta, del libro Social Fame. Adolescenza, social media e disturbi alimentari (Il pensiero scientifico editore). La dottoressa identifica infatti nei social «un potentissimo fattore di diffusione del disturbo. Oggi i canali attraverso cui ragazzi e ragazze possono attingere a informazioni riguardo a metodi pericolosi per perdere peso sono moltiplicati a dismisura. E non solo: sono a portata di tutti App per il conteggio calorico o il dispendio energetico, e anche il semplice utilizzo dei social media ha un’influenza sull’autostima e contribuisce a cambiare l’immagine corporea di chi ne fa uso, determinando un aumento di sintomi depressivi, l’interiorizzazione di ideali di magrezza, pratiche di monitoraggio del corpo. Il tempo trascorso sui social media e lo sviluppo di disturbi alimentari appaiono quindi fortemente correlati».
