Una favola per don Foresi

Immagine simbolica
Magomaggiore il prestigiatore

 

C’era poco da discutere, la città era triste. Nessuno ci capiva niente ma qualcuno ebbe il coraggio di dire: “È tutta colpa di Semprenò: sparge la polvere grigia che entra nelle case e nei cuori e nessuno vede più il sole”.

Magomaggiore era un prestigiatore famoso che, nella speranza di restituire la gioia a tutti i bambini, organizzò un grandioso spettacolo.

Sì, applausi ne ricevette, ma i bambini rimasero tristi e lentamente se ne andarono. C’era lì una bambina dalla lunga treccia bionda che, vedendo Magomaggiore sconsolato, gli disse: “Perché non vai a Trentacotti? È una città felice”. 

La cosa incuriosì Magomaggiore che, senza pensarci due volte, si mise in cammino verso Trentacotti con i suoi strumenti di magia: scatole piene di nastri di stoffa, conigli e colombe, carte…

Si mischiò tra la folla e non vide nulla di straordinario. Di cose straordinarie, però, la gente parlava:

“Hai visto che sulla finestra della signora Nora, dove il sole non era mai arrivato, ora rosseggiano i gerani?”.

“E tu hai saputo che la casa ammuffita di Getto Mechetto ora è asciutta e bianca e lui già prepara il matrimonio con Gilla Gorbilla?”

“E ricordate com’era pallida la figlia dei Cerionetti? Ora, bella e sana, può giocare felice con le compagnette”.

Ma la gente diceva anche che misteriosamente da tante case erano spariti degli specchi.

Magomaggiore non riuscì a sapere altro. Osservò però che un gruppo di bambine invece di giocare, ascoltavano Arablù, che disegnando la carta della città, assegnava alle bambine, a due a due, il posto dove andare e poi di corsa, si dividevano e sparivano nelle vie della città e tornavano nelle loro case dopo il tramonto del sole.

Magomaggiore, il giorno dopo, incuriosito, cercò Arablù, si fece coraggio e le disse che era un mago, che voleva ridare il sorriso alla gente e… senza mezzi termini domandò: “Non sono riuscito a capire cosa fate per rendere felice la città”.

Arablù, non gli spiegò nulla ma gli chiese se voleva andare con loro perché avevano bisogno di aiuto.

C’era da portare un grande specchio sulla terrazza di un palazzo. Quando furono in terrazza Arablù indicò a Magomaggiore una finestra in basso sulla via. Il sole non vi era mai entrato e lì abitava una vecchina molto malata. Bisognava far arrivare fin lì i raggi del sole. E non era facile.

Magomaggiore capì dì colpo cosa facevano le bambine: aiutavano il sole ad arrivare dove da solo non poteva.

Quella sera nella grande piazza di Trentacotti tutta la città era presente per assistere allo spettacolo di Magomaggiore. Lui con maestria tirò fuori dal cilindro metri e metri di nastri scintillanti, colombe bianche, conigli tranquilli e aquiloni colorati.

Le bambine, aiutate dai grandi, legarono a ogni aquilone un nastro lucente. Il vento danzò e portò in alto gli aquiloni. In breve la città luccicò di bagliori colorati.  

La luna, che assisteva commossa allo spettacolo, chiese al sole sette raggi d’oro da mandare sulla terra e la terra si accese di mille colori. Una città mai vista. In quell’atmosfera di festa e gioia il sindaco per primo e poi tutti gli altri promisero che non avrebbero più permesso che una casa fosse senza sole.

“Che ne faccio ora di questo cilindro? Ormai è inutile…” si chiese Magomaggiore.  Arablù lo guardò un attimo in silenzio, poi prese il cilindro e suggerì al prestigiatore di guardare e di ascoltare bene il cilindro. Magomaggiore guardò e ascoltò: Il cilindro traboccava di sorrisi e musica. Una canzone invase la città di Trentacotti, e non si fermò. Arrivò in mille altre città, oltre i monti e oltre i mari.

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