Una città non basta

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Era evidente già dal titolo: se una città non basta i confini assumono le dimensioni del mondo! E il logo della giornata, un globo avvolto da una fascia arcobaleno, suggeriva l’ampiezza del contenuto di questo meeting dei giovani che ha superato le 5 mila presenze. Un evento oramai noto, in Italia e non solo, giunto alla sua 36ª edizione. Basta dire: primo maggio a Loppiano, si sa di cosa stiamo parlando. Quest’anno poi la vigilia cadeva di domenica: una bella occasione per raddoppiare l’impegno e gli incontri, che sono iniziati per un migliaio di giovani già dal 30 mattina. Oltre a provenire dalle più svariate località italiane erano presenti anche gruppi dall’Inghilterra, dalla Francia e dalla Svizzera. L’internazionalità più ampia era poi, come sempre, assicurata dai giovani che trascorrono un periodo di formazione nella cittadella, tra i quali non pochi provenienti delle zone più calde del pianeta. Un laboratorio, quest’evento, che ha visto già dalla domenica i giovani distribuiti in sette colorate aree d’interesse sparse in vari punti della cittadella: dall’area rosso su economia e cultura del dare a quella arancio sul dialogo tra le culture, all’area giallo su diritto, etica e legalità. Ecologia, sport e medicina costituivano l’area verde; architettura e musica quella azzurro; la comunicazione, l’area violetto. Nell’area indaco ci si confrontava con le grandi domande dell’umanità, dalla libertà, al dolore, alle ingiustizie sociali, al conflitto tra le generazioni, la solitudine, la morte… Tutti protagonisti in questi workshop. Pur nella diversità di contenuti e tematiche la sfida era unica: dimostrare che la fraternità è materia prima di ogni campo dell’agire umano, far conoscere quelle applicazioni che già esistono e sono forse più numerose di quanto pensiamo. Sono nati così: un giornale murale con notizie di tutte le équipe, la simulazione di un processo all’impresa, un’attività sportiva ed un simpatico percorso ecologico, la preparazione del plastico di una città ideale, una canzone… Lunedì, primo maggio Ed ecco il clou dell’evento, il primo maggio. Pullman e macchine a non finire salgono la dolce collinetta appena sopra Incisa. Cinquemila giovani non son pochi, ma… non è la prima volta! Parte la seconda giornata di questo meeting. Al mattino, ognuno può inserirsi, a ruota, in due aree di interesse, con la possibilità di sperimentare sul campo come la fraternità si stia facendo strada attraverso la testimonianza di professionisti del settore, esperienze di giovani e momenti artistici e di dialogo. Il pomeriggio invece tutti insieme al teatro all’aperto, dove il cielo in parte grigio, ma anche con sprazzi di timido sole, fa da cornice ai canti, alle coreografie e alle fortissime testimonianze di giovani di ogni parte del mondo. Risuonano nomi di luoghi conosciuti, specie per le tragedie vissute in questi ultimi anni: Iraq, Terra Santa, Colombia, Brasile, Burundi… ma anche Corleone e Locri. Ai giovani calabresi la solidarietà dei cinquemila di Loppiano che, mani in tasca, contribuiscono all’impegno per la legalità. Diversi scritti di Chiara Lubich fanno da sfondo al tutto, fino ad arrivare al momento della lettura del suo nuovo messaggio (vedi box). Impossibile chiudere la giornata senza un impegno personale. Torno per portare lo spirito di fraternità nella mia città, in tutti gli ambienti in cui vivo: così si esprime una ragazza dando voce alle migliaia di giovani che partono da Loppiano avendo visto – come dichiara un altro – che la fraternità c’è, è in atto ed ora anch’io ne faccio parte. La proposta Ma di cosa è fatta questa fraternità che si è vista in atto? È fatta di tanti, piccoli e meno piccoli, tasselli. Scelte dettate da una cultura del dare come quella di Aimée del Madagascar, uno dei paesi più poveri del mondo, che nel periodo delle vacanze scolastiche, anziché cercare un lavoro remunerato, si dedica ad un progetto sociale portato avanti dai Focolari; capacità di mettersi in dialogo anche con chi è completamente diverso per cultura o per religione, come testimonia Mary, filippina, cattolica che vive in Thailandia, dove la religione prevalente è il buddismo; impegno per i diritti umani, come racconta John, studente di giurisprudenza, che in Colombia, potendo scegliere per fare la pratica professionale tra l’ufficio o un lavoro sociale rischioso nei quartieri poveri, si è offerto per quest’ultimo tipo di prestazione che in genere viene scartata dai più; voglia di ricominciare, come è successo a Ciro, che ha avuto una giovinezza turbolenta, finché ha incontrato giovani capaci di donarsi agli altri. Roba da marziani, dice, che lo ha aiutato però ad uscire dai giri strani che frequentava e a mettersi a sua volta in donazione. Ideali che trovano concretezza a tutte le latitudini e nelle più svariate situazioni. Incidono sulla vita personale e su quella sociale. Flora viene dal Burundi, un paese dove da tanti anni si vive una guerra civile terribile tra le due etnie hutu e tutsi, che vede alternarsi momenti di tregua a violenze terribili. In mezzo alla guerra, anche noi Giovani per un mondo unito, così come ha fatto Chiara con le sue prime compagne, abbiamo scelto Dio – racconta -. Tra di noi ci sono giovani hutu e giovani tutsi, ma abbiamo deciso di continuare ad amare tutti. Uno dei quartieri della città che è stato più colpito dalla violenza è Kinama: un bombardamento lo ha distrutto quasi interamente. Oggi c’è una povertà enorme e tantissimi bambini e adulti non hanno avuto la fortuna di andare a scuola. Così alcuni di noi hanno organizzato là una scuola per insegnare a leggere e a scrivere, dove il primo fondamentale impegno di tutti è vivere l’arte di amare, fare tutto per amore. Stiamo facendo un’esperienza straordinaria: in quel quartiere vivono soprattutto persone di etnia hutu, mentre i Giovani per un mondo unito che vanno là ogni settimana sono quasi tutti dell’altra etnia. Ma questo fatto, che poteva essere un ostacolo grandissimo, diventa ogni volta un’occasione per superare la paura e il sospetto, per testimoniare che vogliamo la pace e per ricostruire il nostro Paese. L’amore crea spazi di fraternità impensabili. Più passano i giorni, e più vediamo che Dio non ha trasformato solo la nostra vita, non solo quella piccola scuola, ma piano piano questa rivoluzione sta contagiando anche tutto il quartiere. Ha una certa risonanza, tanto più in questo clima elettorale e post- elettorale polemico, l’esperienza che Stefano racconta come impegnato nel consiglio comunale del suo paese. Ho sempre pensato che il lavoro del politico, soprattutto dell’amministratore locale, deve essere in stretta collaborazione con i cittadini e volevo che proprio questo fosse lo spirito del mio impegno – dice -. Da qui l’idea di fare un vero e proprio patto con gli elettori e con una mia collega, assessore, che condivide con me il mio stesso ideale. Si è costruito così un rapporto attivo tra eletti ed elettori tale da eliminare il senso di solitudine che può prendere il sopravvento sul politico e da dare una nuova dignità al cittadino. Per noi è un’esperienza nuova. Certo non mancano i problemi, ma proprio queste difficoltà ci hanno dato nuove occasioni di crescita: per esempio, insieme ad alcuni cittadini abbiamo iniziato un percorso di formazione socio politica alla luce dell’ideale dell’unità. Queste esperienze ci hanno permesso di scoprire che è possibile un nuovo modello di politica, basato non sullo scontro, ma sul confronto; che non mette in primo piano dei numeri, ma l’uomo. La città Chiara Lubich nel suo messaggio propone di prendere le misure della città. Un impegno molto concreto che assume tanti volti: quello del superamento della divisione in Corea, dove solo da poco tempo le persone del sud e del nord hanno il permesso di incontrarsi almeno una volta all’anno; o quello delle Filippine dove la campagna R18, registrati a 18 anni (dal momento che bisogna iscriversi alle liste elettorali per votare), ha coinvolto migliaia di giovani in un processo di educazione elettorale e di partecipazione politica. E ancora Corleone, dove la scorsa estate 150 giovani provenienti da Sicilia, Calabria e Malta, hanno portato un vento di fraternità nella città nota per i fatti di cronaca giudiziaria e per la mafia. E potremmo continuare…. Abbiamo iniziato da Trento, la nostra città, dice la Lubich nel suo messaggio, a proposito di questa rivoluzione evangelica che oramai è dilagata in un numero incalcolabile di città di tutto il mondo. Ma una città non basta: sì, con Dio una città è troppo poco. E qui si vede. Alzi la mano chi non ci crede! TRASFORMARE LA CITTÀ Il messaggio di Chiara Lubich per i giovani Carissimi tutti che oggi siete a Loppiano, vi mando un saluto di cuore per questo 1° maggio 2006, festa dei giovani e nuova tappa del nostro cammino verso un mondo unito! È attuale ed esigente il programma che vi siete proposti, quasi una sfida: Una città non basta. Mi avete chiesto una parola. Carissimi giovani, voi sapete che, quando avevo la vostra età, ho avuto da Dio il dono di dargli la mia vita per far crescere sulla terra un popolo nuovo, nato dal vangelo. E abbiamo iniziato da Trento, la nostra città. E voi oggi? Se volete trasformare una città, cominciate a unirvi con chi ha il vostro stesso ideale. Mettete Dio prima di ogni altra cosa. Promettetevi amore reciproco fino ad essere pronti a dare la vita l’uno per l’altro e custodite questo patto costi quello che costi: lui presente in mezzo a voi vi suggerirà i passi da muovere, vi sosterrà nelle inevitabili difficoltà. Quindi, prendete le misure della città. Insieme cercate i più poveri, gli abbandonati, gli orfani, i carcerati, quelli che sono messi ai margini, e date, date sempre: una parola, un sorriso, il vostro tempo, i vostri beni… Il vostro dare attirerà il centuplo promesso da Gesù. Non lasciate nessuno solo. Condividete ogni cosa con i vostri amici: momenti di gioia e di vittoria, di dolore e di fallimento, perché la luce non si spenga. Pregate e perdonate, perché se andare controcorrente costa, lì è la radice profonda della riuscita. Ma una città non basta: Sì, con Dio, una città è troppo poco. Egli è colui che ha fatto le stelle, che guida i destini dei secoli e con lui si può mirare più lontano, alla patria di tutti, al mondo. Ogni nostro respiro sia per questo, per questo ogni nostro gesto, per questo il riposo e il cammino. Alla fine della vita facciamo in modo di non doverci pentire di aver amato troppo poco. Coraggio! Sapete quanta fiducia ho in voi! Il mondo è nelle vostre mani e sarà come voi oggi lo costruite.

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