Una Chiesa più libera per credere in Dio

Centomila persone a Friburgo per la messa conclusiva del viaggio papale in Germania. Mentre se ne fanno i primi bilanci
papa friburgo

Centomila persone all’ultima messa, celebrata nell’aeroporto di Friburgo. Novantamila persone a Etzelsbach. Sessantamila all’Olympiastadion. Mentre in Italia le notizie principali erano quelle di un presunto attentato al Papa (e invece era solo uno squilibrato, e il tutto è avvenuto molto prima dell’arrivo del papa) o quelle di un’ipotesi di dimissione di Benedetto XVI per i suoi 85 anni (notizia infondata, e diffusa quasi ad orologeria), la Germania individualista, colpita nella sua storia recente dalle due “piogge acide” del nazismo e del comunismo che hanno fatto a brandelli il sentimento religioso, si interrogava sui perché di una tale affluenza di popolo a seguire Benedetto XVI. «C’è stata una copertura dell’evento senza precedenti – ammette Thomas Blanck, uno studente di storia contemporanea con un passato a Radio Vaticana – e credo che alla fine il bilancio del viaggio sia del tutto positivo».

 

Eppure, ha rischiato di passare in secondo piano l’ultima giornata di Benedetto XVI nella sua terra natale. Una giornata che è iniziata con una provocazione che viene dritta dal Vangelo della domenica. Una parabola che il papa traduce nel linguaggio di oggi così: «Agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli “di routine”,  che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede».

 

Una giornata che è proseguita con l’incontro con i cattolici impegnati, durante il quale Benedetto XVI ha sostenuto la provvidenzialità del processo di secolarizzazione, che ogni volta che si è manifestato ha permesso alla Chiesa di liberarsi di mondanità, per emergere ancora più credibile nella sua vocazione missionaria. Una giornata che è terminata all’aeroporto, quando il papa ha salutato la sua terra. «Ci saranno – ha detto – comunità piccole di credenti, e già esistono, che con il proprio entusiasmo diffondono raggi di luce nella società pluralistica, rendendo altri curiosi di cercare la luce che dà vita in abbondanza».

 

Intanto sulla stampa tedesca si fanno i bilanci del viaggio. Il mondo intellettuale e credente si sente in qualche modo tradito da questo papa che ha parlato di Dio. Si aspettavano un passo concreto, un segno di dialogo verso la Chiesa tedesca, sempre all’avanguardia e che lo scorso anno ha prodotto un significativo documento firmato da quasi 150 teologi che proponeva una riforma nella Chiesa cattolica. E invece si sono ritrovati un papa che ha spogliato la Chiesa della sua struttura, con l’intenzione di riportare tutto all’origine, cioè a Cristo. E c’è delusione anche nel mondo luterano, che si aspettava – se non la revoca della scomunica a Lutero – perlomeno una parola sulle comunioni miste, problema molto sentito in Germania. Non c’è stata.

 

Non sono deluse invece le persone che hanno assistito alle messe. E il perché lo spiega Kathy Schulz, studentessa luterana che ha prestato servizio nella Kristuskirche, la Chiesa luterana di Roma, il 14 marzo 2010, giorno in cui il papa aveva partecipato al culto serale insieme al pastore Jens-Martin Kruse. «All’inizio – racconta – ero molto fredda riguardo il papa, lo vedevo distante. Ma sentirlo parlare dal vivo ha cambiato la mia visione su di lui. L’ho sentito più vicino».

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