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Italia > Società

Una boutique solidale, per dare lavoro a senza tetto e rifugiati

di Giulia Martinelli

- Fonte: Città Nuova


Un luogo chiuso da oltre due anni, oggi viene riaperto per dare la possibilità a senza tetto e rifugiati di imparare a cucire, stirare, ricamare e rammendare seguendo corsi di formazione professionali e riportando sul mercato, ad un prezzo simbolico, abiti usati donati dai cittadini

Nel quartiere San Giovanni  (Via Monza 4), in uno spazio che è rimasto chiuso per oltre due anni, è stata inaugurata da poco la boutique solidale “Emporio Savoia”, nata all’interno del progetto “Abito Qui”, in collaborazione con la Caritas di Roma e l’IPAB Asilo Savoia che ha messo a disposizione gratuitamente i locali dove poter lavorare.

 

Nella boutique solidale si impara a rammendare, ricamare, cucire, stirare ed aggiustare abiti che sono stati donati dai cittadini e che, con un po’ di lavoro, possono tornare in vendita ad un prezzo simbolico. I protagonisti sono gli ospiti delle strutture Caritas, si tratta principalmente di senza dimora, migranti e rifugiati, che sono spesso esclusi dal mercato del lavoro e in questo modo possono imparare un mestiere riutilizzando materiale che altrimenti andrebbe buttato.

 

Oltre all’usato, nella boutique sarà possibile trovare anche accessori realizzati direttamente dai lavoratori e l’intero ricavato sarà utilizzato per pagare i “dipendenti”, aumentare i corsi di formazione e incrementare il numero di partecipanti. I lavoratori, che nella maggior parte dei casi hanno poco e niente, riceveranno infatti un rimborso spese per poter diventare un po’ alla volta autosufficienti. Inoltre, grazie a corsi gestiti da volontari professionisti, una volta conclusa la formazione, queste persone saranno perfettamente in grado di svolgere un mestiere ed entrare nel mondo del lavoro.

 

Come ha affermato monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma: «La solidarietà significa rendersi conto della persona che si ha davanti e metterla in condizione di camminare con le proprie gambe e di ritrovare la dignità del proprio vivere. L’apertura di questa boutique significa proprio aiutare le persone a dire a loro stesse: io mangio con il lavoro delle mie mani».

 

L’obiettivo del progetto è offrire un’opportunità di reinserimento sociale ed infatti, oltre ad imparare un mestiere, i più predisposti saranno inseriti in programmi di stage presso aziende del settore tessile dove avranno l’opportunità di essere accompagnati in un percorso di inserimento nel mondo del lavoro e mettere in pratica ciò che hanno imparato nei mesi di corso e praticantato.

(Nella foto, un negozio di abiti usati per bambini)

Riproduzione riservata ©

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