Un volo sempre più alto

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Il 16 marzo 1991 a Palo del Colle, grosso centro agricolo a pochi chilometri da Bari, veniva barbaramente uccisa da uno squilibrato Santa Scorese. Aveva solo 23 anni. Un assurdo delitto – come già scrivemmo su queste colonne (1) -, che tuttavia svelò agli altri la preziosità di una giovane esistenza tutta proiettata verso un amore più grande. Durante i funerali, in una concelebrazione con molti sacerdoti convenuti da varie città della Puglia, le parole di don Tino Lucariello, viceparroco di Santa Maria la Porta e confessore della ragazza, lasciavano intuire le forti doti spirituali e umane di lei. Colpiva la parola “martirio” che don Tino pronunciava con convinzione. Egli spiegava come Santa, nonostante sapesse che la sua esistenza era fortemente minacciata da un giovane da oltre due anni, non aveva voluto rinunciare a vivere i suoi giorni per Dio, cercando di capire la propria vocazione, intensificando gli studi all’università, occupandosi della Caritas parrocchiale, dedicandosi alla formazione dei giovani e seguendo alcune famiglie di diseredati. Intorno al suo corpo fasciato di rosso erano convenuti, oltre alle autorità civili e religiose della cittadina pugliese, giovani da varie città della regione, compagni di liceo, colleghe dell’università, i giovani del Movimento Gen con i quali aveva condiviso tante esperienze, le focolarine di Bari, le Missionarie di Padre Kolbe, i volontari della Croce Rossa, i giovani dell’Azione Cattolica e della Caritas di Palo del Colle a testimonianza dell’amore che Santa aveva avuto per ciascuno di loro. Nei giorni immediatamente successivi la scoperta del Diario. Un libriccino dalla copertina nera nel quale, la sera, prima di addormentarsi, Santa riportava i propri pensieri e le riflessioni sul vissuto quotidiano. Pagine luminose e vive, di profonda spiritualità, che rivelano una forte personalità e un cammino interiore intenso. Le varie testimonianze sulla vita di Santa, ma ancor più quegli scritti, richiamarono l’attenzione della Chiesa barese. Il 5 aprile 1998, nel corso della celebrazione diocesana della XIII Giornata mondiale della gioventù, monsignor Mariano Magrassi, arcivescovo di Bari-Bitonto, annunciava l’apertura dell’inchiesta diocesana per la beatificazione di questa giovane. Nel 2000, la pubblicazione a cura di don Vito Bitetto, del Diario e degli scritti spirituali di Santa Scorese, con il titolo L’attirerò a me, Edizioni san Martino. Nel 2003, a cura di Giuseppe Micunco, l’uscita di Le zolle fiorite. Preghiere di una serva di Dio, Stilo Edizioni. Entrambi i volumi promossi dall’ufficio diocesano per le cause dei santi della diocesi di Bari-Bitonto. E infine, la biografia Un volo sempre più alto, a cura di Pasquale Lubrano (Città Nuova Ed.): profilo di una ragazza di oggi, che dell’impegno umano e della testimonianza ha saputo fare un tesoro da custodire e da donare agli altri. Una ragazza sincera e decisa. . . Brani della recente biografia di Santa Scorese, opera di Pasquale Lubrano. È il settembre del 1984: in classe c’è animazione, si conoscono gli insegnanti delle nuove discipline. Fra queste la più attesa è la filosofia: la scoperta del pensiero, la meraviglia di fronte alla misteriosa realtà di Dio, le domande sul perché della vita, la ricerca dei valori assoluti, tutto questo e molto di più in quel testo che Santa sfoglia con avidità. La sua sete di conoscenza si intensifica, ma anche la sua volontà di confronto e di dialogo. Nella classe, lei è tra quelle che non amano nascondere le proprie idee. La filosofia le offre molte occasioni per manifestare il suo punto di vista sia religioso che sociale. Il professore di filosofia, Sestilio De Letteriis, è un uomo pieno di fascino e rende, con i suoi interrogativi, la materia ancor più interessante e ricca di sorprese. Forse non ha una fede religiosa, ma questo per Santa non costituisce un problema. Un giorno il docente lancia una provocazione alla classe: 10 mila lire per una “verità assoluta”. Qualcuno si arrischia, ma il docente smonta ogni ipotesi, sa bene dove vuol condurre la sua scolaresca. No, non può essere “valore assoluto” la persona, né la cultura, né un libro, né l’amicizia” Santa alza la mano e chiede la parola. La scena è nitida nella mente di Raffaele Magarelli, compagno di classe: “Santa è seduta proprio davanti a me, la più piccola di statura tra di noi, si alza e con forte personalità dice che la verità assoluta è Dio, lui l’unica certezza, l’unico ente assoluto. Parole pesanti come assi che colpiscono tutti ed ancor più il docente che dovrebbe accettare la sconfitta, ma” chissà perché non vuole arrivare a questa conclusione. Deve dimostrare che non esistono verità e che tutto è opinabile. Però quelle parole di Santa risuonano indelebili”. Dhyan Aruna è un compagno comunista di Bitonto rivoluzionario e senza Dio, leader dei giovani comunisti della provincia. Possiede molte caratteristiche comuni a Santa ed ama, in classe, proclamare la sua fede nel comunismo ateo come l’unica alternativa per cambiare il mondo. Ritiene però che le idee di Santa siano antiquate e spesso nei suoi interventi in classe si mostra sprezzante. Una mattina, per le strade della città, un corteo “fuori le righe” e la polizia intervenendo porta in caserma alcuni giovani facinorosi. Tra questi Dhyan. Santa, nell’apprendere la notizia, telefona subito alla mamma, pregandola di rintracciare presso la Questura il papà, per dargli tutte le notizie relative al suo compagno arrestato, e pregandolo di intervenire presso il comando della polizia. Piero Scorese è sorpreso della richiesta, ma intuisce che se la figlia le chiede quella piccola missione, deve muoversi. Infatti si reca al comando e chiese notizie del ragazzo, offrendo per lui le credenziali, essendo un amico di sua figlia Santa. La polizia non se lo fa ripetere due volte e Dhyan si ritrova inspiegabilmente libero. Solo dopo la morte di Santa, Dhyan scoprirà che la compagna controrivoluzionaria, così come era solito chiamarla, lo aveva soccorso nel triste incidente con la polizia: “Una ragazza sincera e decisa, buona ma testarda, che osava parlare di Dio tra miscredenti e bestemmiatori, con una tenacia e una sicurezza a me inspiegabili. Inutile dire che per noi, la gente come Santa era catalogata sbrigativamente nell’elenco dei “nemici di classe”. Ma qualcosa mi convinse subito che, evidentemente, l’attaccamento costante e convinto ai nostri ideali aveva costruito tra me e Santa un particolare rapporto forte e bello” Era stata la più solerte nel tentativo di farmi liberare dalla Polizia in una stupendamente tragica mattina di un lontano novembre. Aveva perdonato il suo principale calunniatore e aveva mobilitato le forze dello spirito e della carne in mio aiuto”. UN’AMICA DI CUI FIDARMI Qualche domanda a Pasquale Lubrano, autore della biografia di Santa. Conosceva Santa Scorese prima di scrivere un libro su di lei? “Sapevo già della sua esperienza tra i gen e della sua morte perché Città nuova ne aveva parlato. L’avrò forse incontrata in qualche Mariapoli estiva, ma non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei trovato ad occuparmi di lei”. Come è avvenuto? “Alcune amiche dei Focolari mi hanno parlato di un diario di Santa pubblicato dopo che era iniziato il processo di beatificazione, invitandomi a leggerlo, per verificare se c’erano elementi sufficienti per scrivere una breve biografia. È stato così che mi sono trovato tra le mani il libro pubblicato dalla diocesi di Bari L’attirerò a me, comprendente appunto il diario e le lettere, e inoltre due libri pubblicati dalla Missionarie dell’Immacolata di Padre Kolbe, con le quali Santa era stata in stretto contatto”. Quale impressione ne ha riportato? “Stupore, e anche un certo sconvolgimento interiore. Mai avrei pensato che una ragazza della sua età potesse scrivere pensieri così profondi dal punto di vista spirituale. Era come se Santa mi trascinasse fuori della realtà contingente per mostrarmi con audacia e forza la vera dimensione della vita, che per lei aveva senso solo in Dio”. Ha iniziato subito a scrivere il libro? “No. Avevo bisogno di assimilare la sua interiorità ma anche di conoscere i suoi gesti quotidiani, incontrare la famiglia, gli amici. Il viaggio che ho intrapreso recandomi a Bari e poi a Palo del Colle è stato fondamentale. Ho visitato la casa in cui era nata, la chiesa dove aveva ricevuto i primi sacramenti, la scuola elementare e quella media, il liceo O.Flacco, l’ospizio da lei frequentato, la casa delle Missionarie di via Libertà. A Palo del Colle ho parlato a lungo con i genitori e la sorella. Il papà mi ha accompagnato poi nella chiesa Santa Maria La Porta, nell’uliveto di famiglia dove lei spesso si recava, nella parrocchia dello Spirito Santo ed infine al cimitero. Dopo di che potevo cominciare a scrivere”. Ha incontrato qualche difficoltà? “Certamente quando si deve parlare di una persona che non c’è più si ha il timore di offrire una biografia soggettiva. Quello che mi ha aiutato, spero, a tratteggiare un ritratto veritiero e fedele di Santa è stato l’avere avuto sempre presente il suo diario, le numerose lettere da lei scritte nonché i vari quaderni di appunti e le agende scolastiche”. Che idea si è fatto della santità di questa ragazza? “Più andavo avanti con il libro e più mi rendevo conto di aver a che fare con una persona eccezionale, totalitaria, innamorata di Dio e con un grande amore per l’umanità. Una ragazza allegra, gioiosa, piena di slanci e di aperture che trovava la sua forza in questo rapporto ininterrotto con l’Assoluto. Mai avevo incontrato in un giovane tanta ostinazione nel cercare di realizzare la volontà di Dio. Ricordo che in un momento di grande buio interiore spontaneamente mi sono rivolto a lei, come ad un’amica di cui potevo fidarmi ciecamente. E il suo aiuto non si è fatto attendere “. 1) Cfr. “Il sì eroico di Santa”, di Caterina Ruggiu, in Città nuova n. 12/91.

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