Un teatro, una città, un popolo

Nella città ligure, il sindaco e il vescovo hanno rievocato la figura di Chiara Lubich. Presente la presidente Voce.
«Sentiremo esperienze di vita che ci daranno il senso di ciò che Chiara Lubich, cittadina onoraria di La Spezia, ha saputo e continua, con il suo messaggio e l’opera dei suoi seguaci, a fare per il bene di quella grande comunità che è il mondo». Così Massimo Federici primo cittadino di La Spezia ha presentato a Maria Voce, presidente dei Focolari, il 20 giugno scorso, il vissuto di una città che cerca di tradurre gli insegnamenti di Chiara Lubich nel tessuto sociale.

 

Un teatro, il Civico, trasformato per l’occasione in sede istituzionale, per ricordare la figura di Chiara Lubich a tre anni dal conferimento della cittadinanza onoraria. Autorità civili, Federici sindaco attuale e Pagano – che aveva conferita la cittadinanza onoraria alla Lubich –, altri sindaci, politici locali e nazionali, il comandante Alessandro della Capitaneria di porto, il vescovo Moraglia e l’emerito Staffieri. Il clima è quello della festa, della solennità. In una sorta di confessione pubblica, il sindaco legge il suo operato e la vita della città alla luce del dialogo, dell’unità, della fratellanza. Parole che riassumono il messaggio della Lubich. «Un movimento, che a La Spezia, è cresciuto e si è radicato fin dal ’52 e che da allora opera con discrezione e grande laboriosità a favore della nostra comunità. E tra i primi protagonisti c’era il professor Enrico Cavallini».

 

Una città, dove l’esperienza della fraternità è vissuta ad ampio raggio. Sul palco si alternano una decina di alunni delle scuole pubbliche per presentare brevi testimonianze, tutte insaporite dalla solidarietà, vissute con i loro insegnanti in favore di compagni diversamente abili, o con difficoltà di vario tipo. Altre testimonianze raccontano di azioni sociali aperte alla dimensione politica, alla organizzazione della vita della città, comprese azioni per i detenuti del carcere. E poi l’ultima nata tra le iniziative più consistenti: la raccolta e la distribuzione di generi alimentari in favore delle famiglie in difficoltà.

Chiara Lubich cittadina del mondo e cittadina di la Spezia, aperta sul mondo. Uno tra i piccoli ma grandi segni è il cammino avviato dalla Consulta delle religioni. «Chiara, una delle figure di maggior spicco della Chiesa, ha radicato la fraternità universale in un solo padre Dio, e Gesù è il modello, il maestro della fraternità», ricorda monsignor Moraglia, mentre Pagano dice che «cogliere il nucleo dell’unità in ognuno è saper fare una sintesi alta» e cita tre grandi ponti gettati da Chiara all’uomo contemporaneo: l’Economia di Comunione, il dialogo con le grandi religioni, la solidarietà con i popoli poveri.

 

Un popolo. La Spezia è stata trasformata per due giorni in un Cityfest. «Questo popolo – dice Maria Voce –, presente qui da anni ispira la propria vita e le proprie azioni a questa cultura della fraternità. Esso oggi insieme a tutti noi è felice e grato per questo ricordo commosso della propria fondatrice e vuole impegnarsi per mio tramite a contribuire con rinnovato slancio, in concordia con le autorità civili e religiose e con tutti quelli che amano questa città, ad operare perché La Spezia realizzi pienamente la propria vocazione all’unità». E la festa continua nel pomeriggio dove sul battello che raggiunge Portovenere tante persone salutano la nuova presidente del movimento. La visita al borgo antico regala pennellate di rara intensità emotiva. Il momento conclusivo è la domenica con la celebrazione dell’eucarestia in cattedrale. Nel saluto finale la presidente ha sottolineato come l’ideale di Chiara s’è incarnato in tanti aspetti del quotidiano e «come un diamante a tante facce, capace di ogni dialogo, sta facendo riscoprire alla città il proprio disegno per aprirla al mondo unito, facendo di ogni persona un dono prezioso per questa missione». La pergamena offerta a Maria Voce dal sindaco ha voluto suggellare questo impegno assunto con la città.

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